sabato 29 novembre 2014

Mica tanto Forte


Un gol di Grassi al 90' condanna il Forlì alla quinta sconfitta esterna. Peccato perché nonostante le tantissime assenze i biancorossi, schierati inizialmente con un coraggioso 4-3-3, andavano in vantaggio a inizio ripresa con Castellani e sfioravano più volte il raddoppio con l'ex Inter, autore di due clamorosi errori sottoporta. A metà ripresa il solito cambio attaccante/difensore (Castellani/Drudi) abbassava il baricentro del Forlì e convinceva il Pontedera che la rimonta fosse possibile. E infatti arrivava: al 79' destro dal limite di Cesaretti, allo scadere inzuccata vincente del migliore in campo, Grassi, che avviava l'azione e la chiudeva sfruttando uno scivolone di Guidi.

Il Forlì resta a quota 18, +2 sulla zona playout. Difficile oggi fare più di così. Errori di Rossi? Vista su Sportube sì (Fantoni mezz'ala non regge, il primo cambio è un refrain già visto troppe volte in trasferta e poi perché Castellani e non Forte?), ma è difficile dare giudizi dalla tv. Non so come stessero quelli in campo ad esempio, né i panchinari. Di sicuro la stagione di Forte, già non eccezionale, qui rischia di prendere una china pericolosa. E anche Pettarin sembrava davvero poco convinto lì in mezzo, in balia più di sè stesso che degli avversari.

Vivi o morti o X?


Senza mezza squadra abbondante tra infortuni e influenze Rossi cerca l'impresa a Pontedera, calcio d'inizio alle 17. Diciamo che delle tre opzioni possibili anche l'ultima, un bel punto in Toscana, andrebbe benissimo viste le premesse.

venerdì 28 novembre 2014

Il Pontedera in 10 punti



Ce li ha scritti Gabriele Collesano, che ha un blog sui prossimi avversari del Forlì molto simile a questo e al quale potete accedere cliccando qui oppure sulla foto. Da lui c'è il Forlì in 10 punti, ma è tutta roba che conoscete già meglio delle vostre tasche. 

1 Società - L'US Città di Pontedera dal 2010 è in mano a un gruppo di imprenditori locali e oggi conta ben due presidenti: Gianfranco Donnini e Paolo Boschi. Tra i soci, lo storico "Presidentissimo" degli anni '90 Luciano Barachini e il figlio Marco. Ricopre, invece, la carica di direttore generale Paolo Giovannini.
2 Squadra - L'organico si compone principalmente di under: sono 18 su una rosa di 23 uomini. Solo 5 gli over, i quali sono la colonna vertebrale della squadra: Vettori (detto il "guerriero"), colonna portante della difesa; Caponi, il capitano, vero cuore granata; Settembrini, centrocampista completo di grande prospettiva (è un over sulla carta, ma non ha ancora compiuto 23 anni); Bartolomei, mediano tutta grinta e quantità nel cuore di tutti i tifosi per il gol decisivo all'Arena contro il Pisa lo scorso anno (punizione al 93' da 35 metri), e Grassi, fantasista puro. Tra i giovani, spiccano i nomi del portiere Ricci, decisivo quest'anno in tante occasioni, e Madrigali, futuro assicurato nella Fiorentina che ne è proprietaria.
3 Tifosi - La media spettatori tra le mura amiche non supera le mille unità. Ma c'è un zoccolo duro formato da diverse decine di supporters che non lascia mai sola la squadra, nemmeno lontano dal Mannucci: sono gli Ultras Granata Pontedera, il cui primo gruppo di tifo organizzato compie quest'anno 35 primavere.
4 Assenti - Contro il Forlì sono indisponibili i lungodegenti Allegra e Scardina; Madrigali per un problema muscolare rimediato qualche settimana fa, e Romiti, causa un fastidio al ginocchio.
5 Allenatore - Paolo Indiani: un nome, una garanzia. Protagonista principale della cavalcata del Pontedera dalla ex Lega Pro Seconda Divisione ai Playoff per la serie B lo scorso anno. Per lui, un passato tra serie C e serie D sempre con ottimi risultati.
6 Storia - Una vita nei campionati di serie C (dal 1982 al 2000), tra cui il ribattezzato "Anno dei miracoli" coincidente con la stagione 1993-1994 nella quale i granata conquistano la promozione in C1 e battono la Nazionale di Arrigo Sacchi (2-1) in un'amichevole pre Mondiale USA (la Gazzetta dello Sport titolò "Ai mondiali il Pontedera"). Poi gli anni bui tra Eccellenza e serie D, fino al ritorno nei Pro nel 2012. Lo scorso anno un'altra pagina di storia: spareggi per la serie B contro il Lecce (giallorossi vittoriosi solo ai rigori).
7 Classifica - In un campionato così equilibrato è difficile dare giudizi sulla classifica attuale: 21 punti ad oggi per Indiani & Co. I playoff sono a due lunghezze e i playout a cinque. Basta una vittoria o una sconfitta per stare lassù o ritrovarsi risucchiati nella zona calda.
8 Punti di forza - Il mister, il gruppo e il carattere dei ragazzi.
9 Punti deboli - Mancano i gol delle punte.
10 Pronostico - Pontedera-Forlì 2-0 (Settembrini, Disanto) ;-)

Gabriele Collesano

Mene d'antan


24 dicembre 1997, dall'archivio Gazzetta il passaggio dello stagionato ma sempre efficace centravanti Massimiliano Menegatti al Pontedera. Lì dove il Forlì domani giocherà (senza un mucchio  e una sporta di infortunati, compreso Benito del quale continueremo non si sa per quanto a sentire la nostalgia) l'attuale diesse del Forlì fu allenato da Tazzioli, uno dei suoi mister preferiti insieme, ha raccontato lui qualche anno fa, all'attuale tecnico del Pontedera Indiani.

mercoledì 26 novembre 2014

lunedì 24 novembre 2014

Ma quali eroi



Ieri ho seguito quella che, forse, è stata l'ultima partita stagionale della Fulgorlibertas. E non ho capito tre cose:

- l'entusiasmo del pubblico, che ha vissuto gli ultimi minuti del match con un'adrenalina che neanche la finale playoff;
- la retorica dell'eroismo che ha accompagnato i giocatori partecipanti alla sfida con Casalpusterlengo. Va bene che sono in ritardo con le mensilità di un paio di mesi, o quel che è, ma hanno giocato una partita di pallacanestro mica rischiato la vita. Dai, su: di questi tempi conosciamo tutti o siamo noi stessi qualcuno che lavora a gratis per un po', in attesa di ricevere compensi che magari non arrivano mai. Però non è che ci meritiamo l'ovazione tutte le mattine;
- i calzini di Boccio.

venerdì 21 novembre 2014

In questa notte stellata



Bello, bellissimo. In particolare il gol che Mirko Drudi ha voluto realizzare, a due passi dal recinto della gradinata dove erano assiepati i tifosi della Spal, proprio nel momento esatto in cui cantavano la versione emiliana di Romagna Mia.

Il Forlì ha giocato una partita gagliarda, di grande intensità e anche lucida direi. Mi sono piaciuti moltissimo i tre difensori, Arrigoni e ovviamente il Micio che è sempre più un giocatore squadra e a cui l'ennesimo patetico arbitro visto quest'anno in Lega Pro ha annullato una rete incredibile, fermando il gioco per fischiare una punizione da 20 metri al Forlì anziché lasciare il vantaggio che si era appena concretizzato.

A fine gara in sala stampa colpo di teatro di Menegatti: il diesse del Forlì ha chiesto se poteva dire alcune cose ai giornalisti, che erano da leggere in filigrana altrimenti parevano ovvietà da bar Sport. Ha detto Menegatti che "la squadra è forte " (vado a memoria), "deve salvarsi", "ha ottime alternative". In sostanza ha detto quello che pensano in molti me compreso, con l'intento però di ribadire che i giocatori  finiti nel mirino  anche perché da lui scelti (Scotti, Guidi per dirne due) sono forti. Ma queste sono deduzioni mie che sicuramente Menegatti smentirebbe, così come qualche dirigente e qualche socio del Forlì presente durante il siparietto smentirebbero di aver pensato di ucciderlo, mentre parlava. Di una cosa potete stare certissimi: i ferri non sono mai stati così corti. Che vogliate saperlo o meno, la situazione dentro viale Roma è bollente. Però finché si batte la Spal (derby col Bologna rimandato, che dite?) va benissimo così.

Notizie che non lo erano


A Forlimpopoli ore 16,30 si vede da casa mia alla Bennet e anche oltre. In zona Morgagni com'è? Mi pare una sparata piuttosto grossa, a livelli Tuttosport.

Comunque, avrei scommesso sul dirottamento di Drudi in mediana ma vista la quantità esorbitante di assenze salta ogni previsione tattica. Non ho idea di come giocherà stasera il Forlì, ma come accade molto spesso ultimamente confidiamo soprattutto nel Micio nostro. Che Eupalla ce lo preservi a lungo, integro e motivato.

Ci vediamo là.

giovedì 20 novembre 2014

Non chiamatelo derby



Solo per voi Mattia Sansavini, forlimpopolese di evidente talento che il Carlino ha portato a Ferrara, racconta a modo suo cos'è la Spal da quelle parti. Buona lettura. 

Sulla sponda del Po un uomo sta guardando la piena. E' un ferrarese emigrato in Olanda che torna a casa due volte l'anno: «Per vedere il Po e per vedere la Spal». Il giubbetto da allenamento della Spal è legato alla vita: «Vedere la squadra almeno una volta l'anno è un sapore al quale non rinuncio». Un retrogusto da portare ad Amsterdam. Cos'è la squadra di Ferrara? A Ferrara uno stile di vita. Anzi: una sensazione di grandeur (un po' perduta) che accompagna le generazioni. Nei bar il poster uscito col Carlino campeggia sulle porte dei bagni e dietro ai banconi. «Ci sono il Pisa e l'Ascoli – spiega un barista – poi veniamo noi, se quel Germinale inizia a segnare». E' una città da sognare: lo stadio, celeste, non è solo un richiamo ai colori ma, per un forestiero, la sensazione di stare in cielo, nonostante la bassa della Lega Pro. Poi il campo di allenamento, a due passi dall'ipercoop. Qui le auto intasano la rotonda per affacciarsi sul campetto dei 'semidei'. L'impressione è che ci credano un sacco, a partire da Walter Mattioli, il presidente che assomiglia, per temperamento, a Massimo Ferrero della Sampdoria. Su Mattioli appena due considerazioni: regala titoli ed è ammantato dall'aura di capopopolo. La piadina romagnola è un dolce ricordo che si perde tra la bruma eppure il pane ferrarese, magari scaldato nel forno da pizza, vale la pena di essere assaggiato. Forlì, non aspettarti aria da derby. Per la Spal la madre di tutte le rivalità è a 20 minuti da qui, sull'A13: Bologna. Un po' per la rivalità geografica, un po' perché i ferraresi si sentono, comunque, spiritualmente lassù. Ma aspettatevi, direbbe 'Pippo mio' Inzaghi, un bel po' di bolgia.
ms

martedì 18 novembre 2014

C'è Kalle per te - Siamo di burro



Mancinissimo Kalle, felice per il ritorno del Ciuffo?
So che a lui e ai suoi scudetti di cartapesta leghi parte delle ultime gioie nerazzurre per cui ti auguro la massima felicità da qui in avanti: arrivare davanti al Napoli tuttavia non sarà facile neanche per il Mancio, che gode di ottima stampa nonostante finora abbia inventato al massimo l'acqua tiepida.

Comunque, pure l'arrendevole difesa dell'Inter finora si è comportata meglio, molto meglio di quella del Forlì. In proporzione s'intende, ma la scalcagnata linea arretrata della squadra allenata da Rossi si piazza al settimo posto tre le retroguardie più battute del calcio professionistico nazionale (media gol subiti a partita: Parma 2,5, Pordenone, Pro Patria e Trapani 2, Cittadella e Varese 1,8, Forlì 1,7) . Roba da far impallidire Bardi, al quale imputavamo io per primo il difetto principale del non aver a cuore le sorti del portiere chiunque egli fosse. Scotti ultimamente ci ha pure messo del suo, facendo rimpiangere Tonti e rendendo eccessivamente agevole agli attaccanti avversari festeggiare beati sotto la curva. Che spiegazione offri a tale fenomeno? A me risulta difficile spiegare numeri tanto pesanti a fronte di un atteggiamento tattico tutt'altro che spavaldo, sorretto da interpreti che avrebbero le credenziali per impedire con efficacia ben più significativa le scorribande avversarie. Penso a Scotti ma anche a Catacchini, Jidayi, Drudi, Guidi, Leo Arrigoni  e anche Fantini. Io li prenderei tutti al Fantacalcio di Lega Pro, ma nel caso sarei al penultimo posto. Quindi? Colpa del centrocampo? O l'attenzione vacilla? Oppure, ancora, gli attaccanti sono più forti del previsto?
In fiduciosa attesa di tue delucidazioni, ti saluto con una riverenza.


Ciao a tutti,
piccola provocazione o meglio, ribalto la domanda a tutti:
secondo voi anzi secondo noi Catacchini, Drudi, Jiday, Guidi, Leo Arrigoni, Scotti, Fantini, Cejas, Hamlili (inserisco entrambi perchè sino ad ora ci sono stati), Melandri, Docente, Pettarin, Dijuric, Forte, Castellani... etc... sono da serie C?
A mio giudizio, ma per molti di loro parla il passato, assolutamente si.
Quindi mi direte?
Sempre come opinione personale non ritengo ci sia un'emergenza allenatore a Forlì, così come non lo ritenevo con Bardi.
Quindi?
Quindi, è da un po' che lo scrivo ma senza dubbio mi sbaglierò, credo si sottovaluti troppo la condizione ambientale che si è creata intorno alla squadra; attenzione parlo della situazione all'interno della società. 
Ho letto da qualche parte lamentele sul comportamento del pubblico... beh evidentemente qualcuno non ha mai vissuto realtà differenti... credo sia più giusto e corretto concentrarsi sul fatto che non è assolutamente normale, e di aiuto ai ragazzi, il fatto che ci sia una spaccatura così marcata e pubblica tra allenatore e direttore sportivo, tra direttore sportivo e parte della società, tra i soci stessi.
Ma insomma qual è la priorità? Mettere ragazzi che dove sono stati sono stati hanno sempre fatto bene, nelle condizioni, insieme all'allenatore, di poter fare al meglio il proprio lavoro o perdersi in continui rinfacci e "pisciatine di confine?"
Qual'è la priorità di chi investe tanti soldi per mantenere in vita un sogno?

Tornando all'aspetto tecnico risulta evidente che con gli ultimi due importanti infortuni qualcosa si dovrà fare altrimenti anche le mie convinzioni di salvezza abbastanza tranquilla vacilleranno.

Ma il problema maggiore è la mancanza di serenità che si avverte denotata anche dalle eccessive espulsioni.
Ripeto per me non è un problema solo di giocatori altrimenti per quale motivo Chiellini, Barzagli, Bonucci e Buffon per due anni di fila hanno preso 50 gol a stagione prendendone poi 50 in totale nelle tre successive?

Tutti uniti
Forza Forlì
Kalle

Francamente 75



Oggi compie 75 anni Pardo, l'uomo senza il quale non ci sarebbe questo blog perché senza le sue chiacchiere, i suoi caffè (anzi miei, offro sempre io) e le sigarette non avrei mai preso la sbandata che ho preso per il Forlì. Ricordo un viaggio in auto direzione mi pare San Siro, con Kalle, durante il quale i due cercavano di convincermi che va bene essere imparziale eccetera eccetera, ma da buon forlivese avrei dovuto anche innamorarmi del Forlì. Aiutarlo, prenderne le parti, chiudere un occhiolino oppure entrambi per il bene della squadra della città. Ai tempi - credo fosse il primo anno di Eccellenza - la proposta mi pareva blasfema: prima di tutto, su un piano intoccabile, stava la professionalità. Poi ho capito. Ci sono voluti Sozzi e Mordo, Dracula, il Micio, Bardi e poi Eva, il Poeta, le discussioni talvolta feroci con Cangini, il Cammellu, Scandicci e tutto il resto della banda.

Poi pazienza se ultimamente il suo rapporto con la fede è ondivago. Passerà. I grandi amori, direbbe Galliani, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Intanto auguri. Altri 75 di questi anni.

Il futuro non asPetta



Max Cejas si è rotto il tendine della cosiddetta zampa d'oca, dietro al ginocchio (qui per capire). Senza Hamlili fino a gennaio, anche il capitano del Forlì non tornerà probabilmente prima del 2015. Un bel problema per Rossi, cui restano solo tre centrocampisti per le sei partite che ci separano dall'anno nuovo. Non so se il Forlì deciderà di intervenire a brevissimo sul mercato degli svincolati, di sicuro toccherà a Djuric e soprattutto Pettarin diventare protagonisti di questa squadra e di questa stagione. Dopo aver inutilmente puntato le mie fiches sul ragazzone del Cesena, ora aspetto l'ex Tolle, in procinto di partire e ora improvvisamente cruciale: magari da regista tornerà quello che solo cinque mesi fa ci fece girare la testa.

domenica 16 novembre 2014

Tiriamoci su il morale




Sarà la pioggia, sarà il 4-0, sarà che la domenica in casa da solo non ero più abituato a viverla. Per tirarmi su il morale ho fatto quel lavoretto che tenevo lì ormai da cinque mesi. In 10 minuti ecco a voi la nostra Partita del Secolo.

Buon Forlì-Tolle, e grazie a Roberto Chiesa per la telecronaca: degna della gara più incredibile nella storia del Forlì.

sabato 15 novembre 2014

Capotto?


L'immagine di Cejas che si infortuna rincorrendo mi pare Chiricò, in una gara di velocità completamente impari, è emblematica della partita di oggi e, credo, della situazione più generale del Forlì. Che è in terza serie, tra le migliori cento d'Italia, soprattutto perché in questi anni la squadra ha "trainato" la società più in fretta del previsto, portandola a un livello al quale non era ancora pronta e chissà se lo sarà mai. Tra le migliori cento d'Italia questo Forlì dei forlivesi ci sta a pelo, spero lo sappiate. Ci sta a pelo per ragioni economiche ma soprattutto societarie e quindi gestionali.

1 Troppi soci mettono pretendono facoltà di opinione laddove non dovrebbero averla, pretendono un potere decisionale che rende caotica e farraginosa (eufemismo) la baracca. Parlo della prima squadra ma anche del settore giovanile. Se ci fosse un solo grosso proprietario gli stessi soldi che mette in una stagione il Forlì sarebbero spesi meglio. Sicuramente. In D i costi sono un pochino minori, almeno quel tanto che basta da permettere lo scialacquio. In Lega Pro no.

2. I soldi non sono pochissimi ma non sono neppure tantissimi. Siamo al pelo sul livello medio. E in estate sono stati compiuti errori che ora, nel caso volessero essere riparati, costerebbero tanto o forse troppo. Per esempio: a novembre è già andato in frantumi il rapporto tra dg, ds e allenatore. Lo sapete. Io non so come sia nata e come si sia sviluppata la faccenda. Non mi interessa neanche troppo dare colpe. Solo che adesso anche con tutta la buona volontà è difficile eliminare la malattia. Bisognerebbe operare, da un verso o dall'altro. Avrà Fabbri la forza e la voglia di dare un taglione alla situazione? O gli uni, o gli altri. Subito. Però sappiate che a chi viene sollevato dall'incarico bisogna, nel caso, continuare a pagare lo stipendio (Menegatti ha due anni di contratto), che va sommato a quello del suo sostituto. Non è mica poco di questi tempi.

3. La squadra è costruita bene? A me sembra di no. Abbiamo un sacco e una sporta di centrali difensivi eppure manca un esterno sinistro valido, i centrocampisti sono tutti uguali, servirebbe un attaccante diverso dai quattro che abbiamo, i quali rendono plausibile sono lo schieramento a due punte. Non c'è un giocatore che salta l'uomo in questa squadra, né dal mezzo né dalle fasce. Non è tutta figlia di Menegatti questa squadra quindi non sto dando tutta la colpa a lui. Anzi. Se Melandri è ancora al Forlì bisogna ringraziare l'ex diesse dell'Alessandria, e questo è solo l'esempio più importante. Però la necessità di intervento a gennaio, volendo migliorare, mi sembra lampante. Con quali soldi? A meno di improbabili e vantaggiosissimi scambi i soci dovranno di nuovo andare in tasca, nel caso, e al momento non mi sembra muoiano dalla voglia.

Detto tutto questo, che è pure troppo e scusatemi, resta il fatto che il Forlì ha perso in 10 in casa della capolista. Non fasciamoci troppo la testa e continuiamo a crederci. La squadra ha già dimostrato in quasi tre mesi di campionato che se la gioca ampiamente con le tante avversarie del suo livello. Gli infortuni ce li hanno tutti, le squalifiche anche (un po' meno magari). Reato ha fatto del suo meglio, è stato anche sfortunato perché la prima ammonizione mi è sembrata di manica larga, e poi non è facile giocare titolare dopo tanto tempo contro avversari così vicini alla serie B, come ho letto in un bel commento. Credo che non abbia un gran senso contestare perché lì dentro in viale Roma fanno del loro meglio mica tirano a perdere. Basterà? Siamo al pelo. Ma un tifoso quando è al pelo diventa il dodicesimo, o no?

 

venerdì 14 novembre 2014

Quante vite abbiamo?


Milleduecento assenti nel Forlì, Ascoli capolista e fortissimo, lanciato, apparentemente inarrestabile. Ci sono speranze di vita nelle Marche? Lo scopriremo a breve. Io seguo il primo tempo su Sportube, poi devo correre al teatro Verdi di Forlimpopoli per lavoro.

Spero di lasciarvi con la partita ancora in bilico, magari grazie ad un gol del ragazzo che vedete lì sopra in foto. Micio, quante vite abbiamo?

giovedì 13 novembre 2014

Beato Ascoli



Presente Pestrin? Nel dicembre scorso lo voleva il Forlì, prima di corteggiare Perini che ora è a Monza e infine prendere, con un blitz praticamente senza trattativa, Cejas. L'avvicinamento a Manolo avvenne perché l'Ascoli, squadra in cui l'ex Cesena militava ai tempi (ora è a Salerno) era sull'orlo del fallimento. Poi l'Ascoli di Benigni fallì davvero, a dicembre, ma a inizio febbraio la storica società bianconera aveva già trovato un nuovo proprietario. E che proprietario.

All'asta partecipò solo lui. Il sogno di ogni tifoso di Lega Pro ha il sorriso pacioso e rotondeggiante di Francesco Bellini: scienziato, tifoso e ovviamente milionario. Altroché Boccio. Per conoscere la sua storia basta cercarlo su Wikipedia, in più vi dico che ogni mese e mezzo torna ad Ascoli da Montreal, dove vive, a bordo del suo jet privato. Segue la squadra di cui detiene il 70% (quindi comanda, un sogno per noi biancorossi) e lancia proclami tipo 'Presto torneremo in serie A' oppure 'Ora lo stadio nuovo'. Il bello (per loro) è che non bleffa: in questi giorni le pagine di cronaca dei quotidiani locali di Ascoli sono per lo più dedicate alla questione stadio, dove sarà costruito e chi dovrà pagarlo. Un sogno, appunto.

Anche la squadra affidata a Mario Petrone, mago dei calci piazzati, non è malaccio. Mustacchio lo ricorderete alla Samp, ora lo chiamano MM7 come Cristiano Ronaldo, Chiricò sull'altra fascia è un top player in Lega Pro. Ma è tutta la squadra costruita benissimo, giovane e ambiziosa. Sarà durissima per il Forlì sfangarla al 'Del Duca'. Per dirvi, il collega di Ascoli raccontandomi la recente storia della società ha ammesso che in estate hanno fatto pochissimi abbonamenti rispetto a quello che si aspettavano considerato l'entusiasmo che vive la tifoseria: solo duemilaedue. Non ho potuto evitare di scoppiare in una fragorosa risata. Alla fine però mi ha ringalluzzito: 'Qui ad Ascoli temiamo molto il Forlì'. Bravi, fate bene. Non gli ho detto che ieri è stato il 26esimo compleanno del Micio. Dovrà pur festeggiare coi compagni?

Sperem.

martedì 11 novembre 2014

Stefano Fabbri, in dieci punti



Domani sui giornali avrete il resoconto completo della conferenza stampa che oggi a ora di pranzo ha sancito anche alla città - in seno alla società era tutto fatto da 15 giorni - il passaggio di consegne tra Conficconi e Fabbri. E' un momento 'epocale' per il Forlì, il secondo dopo il passaggio Linari-Conficconi del 2010. Cosa succederà ora? Cosa cambierà? E' difficile dirlo subito. Vi ribatto giusto qualche frase secondo molto significativa pronunciata oggi da Fabbri. E poi vedremo se alle parole seguiranno fatti.

1 Finora ho cercato di perseguire il progetto, che non è la serie B, senza cambi di rotta ad ogni alito di vento

2 Voglio creare una società sempre più conscia dei propri obiettivi.

3 Forlì è una città baskettara

4 Ho trovato persone eterogenee ma vere e oneste: una volta andavo al bar, ora nel tempo libero vengo qui

5 Sono tenace e combattivo. Questi primi 15 giorni non mi hanno spaventato

6 Finora mi sono occupato solo di verificare la situazione economico-finanziaria

7 Le persone valide ci sono, bisogna organizzarsi nel migliore dei modi. La chiarezza nei rapporti è alla base di tutto

8 Le società sportive si possono sostenere solo con il settore giovanile

9 Non sarò figlio dei risultati, la società deve imparare anche a perdere

10 A parte il primo tempo di Pontendera, per il resto il Forlì mi sta piacendo e ha i punti che merita


lunedì 10 novembre 2014

Che botta


Tra i 40 e i 60 giorni di stop per Hamlili: frattura scomposta della clavicola sinistra. Il miglior centrocampista del Forlì deciderà in questi giorni, forse già domani, se operarsi o meno per accelerare i tempi. Finora ha ricevuto pareri discordanti.

Io non ne ho idea essendo quella medica una professione a me lontanissima (sebbene in gioventù abbia tentato l'ammissione a Medicina sfiorando l'ingresso anche a Biotecnologie, per poi essermi iscritto sei mesi a Giurisprudenza, dopo aver sognato Filosofia, e aver infine concluso con l'inutilissima Scienze della Comunicazione), so però che la mediana biancorossa perde tantissimo senza l'innesto dell'ultima ora. Toccherà a Djuric e Pettarin svegliarsi dal torpore autunnale, dimostrando finalmente di essere all'altezza della terza serie.

domenica 9 novembre 2014

C'è Kalle per te - Quante gambe?



Inesauribile Capitano, bentornato sul blog. Ieri dopo la partita - l'ennesima casalinga nella quale il Forlì fa un figurone nel primo tempo e una figura piccolina nella ripresa - mi sono azzardato a scrivere che senza condizionamenti dall'esterno, lasciata lavorare tranquilla, questa squadra si salverebbe con una gamba sola. Leggendo i commenti direi che molti tifosi biancorossi non sono d'accordo con me.

Mi spiego meglio. Durante queste ultime settimane - diciamo che da Piacenza in poi è stata una slavina - l'ambiente biancorosso è semi-collassato su sè stesso. Una persona dentro alla società mi ha confidato qualche giorno fa che dal punto di vista dei rapporti interni si tratta del "periodo peggiore dalla rinascita del 2006". Sai tutto, credo, delle enormi frizioni tra diesse e allenatore e diggi, riflesse anche all'interno del consiglio dei soci e tra i tifosi. A questo aggiungiamo il cambio di presidenza con annesso vuoto di potere (saputo niente di Fabbri? Io no) e le difficoltà di un campionato che il Forlì non frequentava da tre decenni. Messe insieme, tutte queste cose avrebbero ammaliato anche lo spogliatoio più granitico dell'universo. Per intenderci diciamo quello della Juve. Ecco, a Forlì quest'anno i giocatori hanno, avrebbero tutti gli alibi di questa terra per giocare sotto il loro livello standard. Lo fanno? Non lo so.

Un pochino credo si sì perché è inevitabile (presente Guidi?). Di sicuro i ragazzi non sono nelle condizioni ideali per rendere al massimo. Eppure il Forlì gioca sprazzi da squadra dominante. Tempi interi nei quali dimostra di essere parecchio superiore agli avversari. Ora io non so se con un altro allenatore farebbe meglio. Di sicuro farebbe meglio se al posto di Rossi arrivasse Ancelotti, o anche Bisoli. O anche Indiani. Probabilmente Bardi (l'ho detto). Ma anche il Carlino venderebbe più copie se al mio posto ci fosse Sconcerti. Ma Gadda? Non lo so, non lo conosco. E alla fine della fiera, cosa importa? L'obiettivo stagionale è la salvezza e il Forlì, questo Forlì guidato da Rossi, finora ha dimostrato chiaramente di poterla raggiungere. Siamo più forti del Gubbio, del Santarcangelo, della Pistoiese, del San Marino per dirne un po'. Secondo me basterebbe non farci del male da soli - cosa che a questo punto mi sembra molto difficile - e arriveremmo in fondo svaccati in carrozza. Tu che ne pensi?



Ciao a tutti,

sono sostanzialmente d'accordo con te.
Dal primo post di settembre sostengo la validità della rosa in relazione all'obbiettivo stagionale.
Anche sabato la squadra mi è piaciuta disimpegnandosi con personalità, equilibrio e distanze tra reparti. Tra l'altro, con il cambio di modulo, ci ha dato un altro importante spunto di confronto; segnalandoci la competitività dei ragazzi anche in situazioni differenti da quelle a cui siamo stati abituati fino ad ora.
Credo manchi poco all'ulteriore salto di qualità cui i ragazzi devono ambire e cioè la continuità durante i 90 minuti. Spesso, se posso fare un piccolo appunto, manca solidità per tutto l'arco della gara; ad esempio in casa ho visto spessissimo ottimi primi tempi e difficoltà nelle ultime mezz'ore di gioco, fuori casa accade l'opposto con secondi tempi di rincorsa nel tentativo di recuperare partite compromesse durante la prima frazione. Magari sono coincidenze ma iniziano a diventare numerose.
Tuttavia per riprendere il discorso sopra esposto e chiuderlo ho la sensazione che ci stiamo avvicinando anche a questo equilibrio perchè è pur altrettanto vero che sono numerose le partite dove il Forlì gioca bene e domina.

Per ciò che concerne il discorso esterno al campo ho già dato il mio giudizio nell'intervento precedente. Mi limito a ribadire l'assurdità di un dibattito pubblico su questioni che dovrebbero rimanere private... confronti, discussioni, legittime per carità, dovrebbero rimanere tra i muri di viale Roma. Tutto questo fa male solo ed unicamente alla squadra. A bocce ferme credo che chi di dovere rifletterà su queste situazioni anche perchè tutti lavorano duro per rendere competitivo un gruppo e poi lo si manda in difficoltà dall'interno... mah...
Al di la che anche a me piace Guardiola... sono sempre stato per le continuità tecniche e indiscutibilmente il Forlì sta crescendo, i ragazzi stanno dimostrando ciò che è giusto nella loro posizione e cioè serietà e professionalità.
Ad oggi credo che il Forlì possa salvarsi con una certa tranquillità poi bisognerà vedere cosa succederà nel mercato invernale sia per noi che per le concorrenti. Siamo, come un po' tutti, dipendenti da qualche "se"... se la fortuna ci assiste, se Djuric e Fantoni crescono, se la società farà la "punturina" invernale, se... non ci si fa male da soli... credo non ci saranno sorprese negative a fine anno.

Forza Forlì!!!

Kalle

sabato 8 novembre 2014

E adesso tutti uniti




Vittoria! Primo tempo sontuoso del Forlì, illuminato da un Cejas che è di nuovo principe del centrocampo: sotto la pioggia la sua classe sbriluccica ancora di più. Fantoni segna, Castellani prende applausi, manca poco e scappa l'applauso anche a Rossi. Solita sofferenza però nella ripresa, che neppure il gol di Melandri (le nuove scarpette firmate 'Micio' funzionano) basta a rendere serena. Alla fine il Gubbio sfiora il 2-2. Pazienza, basta e avanza questa vittoria che rilancia il Forlì lontanissimo (+12) dalla retrocessione diretta e fuori (+3) dai playout.

Ora, diciamocelo. Questa squadra in condizioni normali non retrocede mai. Io non so se è stata costruita alla grande da Menegatti, se è merito di Pedroni o se Rossi è diventato il più fine degli psicologi. Francamente mi interessa il giusto anzi pochissimo. Se non viene travolta dall'esterno (soci, dirigenti, tifosi, critica) questa squadra si salva con una gamba. Se siete d'accordo, fate un fischio. Anzi un applauso. Al Forlì.

giovedì 6 novembre 2014

Sogni biancorossi



Stanotte ho sognato in due riprese il Forlì. Prima ero al campo 'Colli' di Forlimpopoli, vicino a casa mia, e la squadra aveva appena finito di allenarsi lì. Era sera, buio. Sono andato a recuperare una mai avuta bicicletta lussuosamente bianca e ho incrociato mister Rossi. All'inizio c'era un po' di imbarazzo poi abbiamo scherzato, serenamente. Non che non ci fossero i dissapori e le distanze, ne eravamo consapevoli, ma l'umanità per qualche minuto ha avuto il sopravvento. E' stato piacevole, rasserenante. Poi qualche ora dopo ho sognato Docente, Lo chiamavo per un'intervista e l'Emilio freddamente mi comunicava che a causa di qualcosa che avevo scritto sul blog non mi avrebbe più risposto. La prendevo tutto sommato bene, anche se dell'Emilio sono un fan.

E voi, sognate mai il Forlì? Ditemi di sì che altrimenti mi preoccupo.

martedì 4 novembre 2014

Occhio, Acori



E' vero che il Gubbio sta crescendo molto come racconta bene in questo articolo il direttore del sito Gubbiofans. Ed è vero che nel Forlì sono stati squalificati Pettarin (2), Leo Arrigoni e Catacchini (1). Ma fossi nell'ex riminese Leo Acori avrei qualche timore pensando che dopo tre giornate di squalifica e annessi rosicamenti sabato rientrerà l'Emilio al centro dell'attacco, a far coppia col Melandri più in forma mai visto al Morgagni.

Nel paese delle meraviglie



Psichedelico Menegatti intervistato da Ric Rinieri sul Corriere. Il diesse biancorosso infatti spiega che in seno al Forlì non è 'mai stata presa in considerazione l'ipotesi dell'esonero' di Rossi.

Mentre Menegatti parlava però il cellulare si è ristretto improvvisamente, poi è diventato grandissimo e pesantissimo, così il diesse del Forlì ci è entrato dentro e ha giocato a croquet con la regina di cuori. La partita, resa difficile dalle intemperanze della lepre marzolina, è stata interrotta dall'arrivo del cappellaio matto che ha proposto a Menegatti l'acquisto a gennaio del terzino Brucaliffo.

sabato 1 novembre 2014

Ci risiamo

Al rientro da Prato la delegazione biancorossa troverà un paio di striscioni non proprio affettuosi.




Così da domani, per non dire stasera per non dire un minuto dopo la fine della partita, si ricomincerà con la solita solfa. Domanda: ha senso andare avanti così fino a maggio? Qualcuno che fa un passo indietro, no?

Basta Rossi



Altri due espulsi a Prato (Leo e Pettarin), fanno 9 in 11 partite se non sbaglio i conti, e quinta sconfitta maturata nei minuti di recupero dopo un secondo tempo nel quale il Forlì con l'uomo in meno aveva ampiamente meritato il pareggio, anzi aveva sfiorato l'1-2 con una pregevole combinazione Cejas-Melandri. Siamo di nuovo in zona playout.

Migliore in campo il Micio che ha segnato la quarta rete personale ed è uscito tra gli applausi dei tifosi avversari come Del Piero al Bernabeu. Bocciato Castellani, tenuto misteriosamente in panchina Guidi, davvero credo che quello dei cartellini rossi sia un problema molto serio che dura dalla scorsa stagione e in qualche modo va risolto. A quello si riferiva il titolo, perché, cosa avevate capito?

Prato-Forlì



Gioca Castellani per la prima volta da titolare, in panchina Guidi che immagino non sia stato bene. Due grosse occasioni per il Prato nei primi 12 minuti, ma prima Bocalon e poi Rubino non sono stati precisi.

A fine primo tempo 1-0 per il Prato, gol su rigore di Rubino (30') ed espulsione diretta per Leo Arrigoni, la seconda del suo campionato e, contando anche mister, vice e segretari, l'ottava per il Forlì. Un po' troppe.

Ha pareggiato Melandri con lo schema-Santarcangelo: punizione di Cejas dalla trequarti laterale, anziché scodellarla in area la taglia verticalmente per il Micione che insacca beffardo. Uno a uno meritatissimo perché il Prato nella ripresa ha smesso di giocare. Manca mezz'ora alla fine, è entrato Guidi per Casini, giocano bene oltre all'autore del pari anche Catacchini, Drudi e Cejas. Male male invece Castellani.

La cabrola del razzosardo


Su segnalazione di Strocchi, ecco il sito dell'Olbia (serie D) che celebra la capriola, in sardo cabrola, di Fabio Oggiano. Il sassarese classe 1987 non è nuovo alle acrobazie post gol, anche a Forlì si esibì tre volte tante quante le reti realizzate in una stagione non fortunatissima di C2, con Bardi in panchina che lo metteva nei secondi tempi per spaccare le partite e si ritrovava a spaccare lui la panchina, a testate, per la frustrazione provocatagli dai movimenti sbagliati del velocissimo attaccante.

Zaccaria, il più forte che ci sia



Chiuso il sondaggio per ottobre, secondo voi il migliore del Forlì è stato Zaccaria Hamlili. Concordo. Credo che la prossima settimana il Forlì renderà noto il vincitore secondo le pagelle del lunedì, vediamo se coincidono. Il centrocampista acquistato da Menegatti per sopperire all'infortunio di Capellini è stato un vero colpo di mercato: nonostante abbia qualità non dissimili dai compagni di reparto (e questo all'inizio aveva creato qualche apprensione), Hamlili è tutto una tacca sopra.

Finora ha giocato 630 minuti, sette gare da titolare senza mai una sostituzione, è stato ammonito tre volte - alla prossima salta un turno - e ha segnato una rete, molto bella e soprattutto decisiva in casa contro il Teramo il 13 settembre contro la Carrarese il 21 settembre.