mercoledì 30 aprile 2014

Due euro per un sogno


Tanto costerà vedere Forlì-Pergolettese dalla gradinata del Morgagni. E dico sogno sia perché tale sarebbe il salto in terza serie, ma anche perché illudersi che ciò possa avvenire è una illusione buona giusto per quei tifosi ancora convinti che il pallone sia rotondo.

Oggi Tonelli in conf stampa ha detto che ci credono, eccome, però poi ha snocciolato la sua schedina che mi sembra azzeccatissima:
Spal-Bellaria 5-0
Torres-Mantova 1-1
Real Vicenza-Rimini 1-2

Io smusso la Spal e arricchisco di maliziosisissimo pathos la partita di Sassari: domenica scorsa a Porto Tolle, per una sfida che non aveva alcun senso fosse aggiustata, c'era a bordo campo un tizio in impermeabile della Procura Federale. A Sassari metteranno le microspie nelle traverse?

Spal-Bellaria 4-1
Torres-Mantova 2-2
Real Vicenza-Rimini 1-2

E voi? Venghino signori venghino.

Appesi a un cerotto


Infermeria affollata in casa Rimini, l'apertura di pagina del Corriere fa lievitare le chance di salvezza diretta del Forlì dallo 0,1 allo 0,3%.

In casa nostra squalificati Djuric (2, salterà anche la semifinale di andata) e Boron. Barbagli invece tornerà fra 2-3 settimane.

lunedì 28 aprile 2014

Il 5 maggio, per due


Riassumendo, vedete sopra le tre remotissime possibilità che darebbero, domenica, la terza serie al Forlì.

- Nel primo caso dovrebbe perdere la Spal in casa contro il Bellaria (0-7 domenica), il che equivale a lanciare una monetina per aria sperando che esca quadri.
- Nel secondo caso la Spal dovrebbe pareggiare in casa col Bellaria (0-7 domenica), Mantova e Torres non dovrebbero firmare per un pareggio che porterebbe entrambe a centrare matematicamente l'obiettivo, il Vicenza già promosso dovrebbe giocare un partitone con l'assetato Rimini. Tutto negli stessi novanta minuti. Se prima abbiamo lanciato una monetina, stavolta ne lanciamo addirittura due.
- Nel terzo caso lasciamo vincere la Spal ma teniamo le altre due opzioni calcisticamente improponibili, aggiungendo a decorazione della tela una vittoria larga del Forlì.

In ogni caso io una stampatina al grafichetto che vedete sopra me la metterei in tasca già oggi, dimenticandola lì fino a domenica prossima. In fondo un 5 maggio c'è già stato. Certo, a noi - che nel parallelo saremmo ovviamente la Juve - ne servono nel più probabile dei casi due contemporaneamente. Però Eupalla ha qualche vecchio debito da saldare col Forlì e domenica, volendo, potrebbe rimettere in pari novantanni di sgambetti in una botta sola.

domenica 27 aprile 2014

Festa e dolore


Abbiamo vinto. Al 94', dopo essere andati sotto, aver giocato mezz'ora della ripresa in dieci per una stupidata di Djuric, grazie a uno slalom fantastico di Senese e all'incursione di Drudi. Abbiamo vinto, urlato, festeggiato. Abbracciato, fotografato, filmato. Sembrava tutto perfetto. Sembrava.

La metto giù com'è, tanto è inutile girarci attorno: il Forlì ha 0,1 possibilità di salvarsi direttamente. E vi spiego perché. Questa è la parte di classifica che ci interessa

6 Mantova 51
7 Vicenza 51
8 Spal 50
9 Forlì 48
10 Cuneo 46
11 Torres 46
12 Porto Tolle 45
13 Rimini 44

Queste le partite di domenica prossima:
Forlì-Pergolettese
Spal-Bellaria
Torres-Mantova
Vicenza-Rimini

Fino a ieri pensavamo che al Forlì bastasse, si fa per dire, battere la Pergolettese con tre gol di scarto e sperare che la Torres superasse il Mantova. In questo modo, a 51, il Forlì sarebbe stato davanti al Mantova per la differenza reti. Il problema come vedete è che a 51 c'è anche il Vicenza il quale è già matematicamente salvo. Perché mai, direte. Perché se anche Mantova, o Forlì, o Mantova e Forlì, o Spal, o tutte assieme raggiungessero i veneti questi sarebbero davanti per la classifica avulsa, cioè la somma di punti raccolti negli scontri diretti con le suddette squadre. E il Vicenza è già salvo, quindi domenica perderà contro un Rimini condannato a vincere. Quindi se anche andasse come speravamo, saremmo agli spareggi.

Vi dico cosa bisogna sperare, data la vittoria con tre gol di scarto del Forlì. Ma non ci sperate mi raccomando.

Che la Torres batta il Mantova e al contempo il Vicenza fermi il Rimini.
Oppure che Spal non batta in casa il Bellaria, che oggi ne ha presi 7 dal Cuneo.

Detto tutto questo, e un po' di dolore c'è, anzi parecchio, il Forlì visto oggi avrà ottime chance di salvarsi passando dai playout col nono posto. Basta che i biancorossi imparino a tenere a bada i nervi: dopo Docente a Vicenza ed Eva a Rimini, oggi un'altra partita decisiva ha rischiato di essere rovinata dall'espulsione di Djuric.

sabato 26 aprile 2014

Andiamo a Porto Tolle?



Sì lo so, non è che l'entusiasmo sgorghi da tutti i pori. La trasferta di Rimini avrebbe abbattuto il testosterone anche al più ebbro degli ultras. E neanche l'effetto bandwagon vi calamiterà al Comunale di Porto Tolle, domani: quanti amici vi hanno detto in questi giorni 'Dai, salta su! Sarà una partita che non dimenticherai mai'? Zero. Il carro del vincitore non sembra avere appuntamento al Morgagni quest'anno. Lo so, lo so. L'ultima vittoria che abbia smosso qualche millilitro di adrenalina risale al 2 febbraio, 2-0 al Bassano nel fangone. E ottantacinque giorni sono lunghi anche per il più eccitabile degli amanti. Lo so.

Però ce l'eravamo detti che quest'anno, questo stramaledetto campionato sarebbe stato durissimo, un inferno fino all'ultima giornata. Ce lo siamo detti cento volte quindi non facciamo i finti tonti, i cinici, gli scontenti barra sfigati a prescindere. Orgoglio cazzo, orgoglio.

La società, diciamoci anche questo, avrebbe potuto mantenere la Seconda Divisione - che è il 99% della storia del Forlì - per i prossimi venticinque anni se Macalli non avesse ordinato la riformona malefica. Il Forlì ha dovuto fare velocemente un altro passo, un passo bello grosso direi al limite della gamba, ha accettato di farlo e ci sta provando. E' una società fatta di gente che non ha mai vissuto questo tipo di pressioni, hanno fatto milleduecento errori più uno ma ci stanno provando, hanno speso perfino troppo, soci e dirigenti ci stanno mettendo la faccia. Rossi oggi ha detto che la sua squadra non ha mai mollato: è vero anche questo. Ha limiti, molti, e perde, spesso, ma ci prova. 'Non ha mai preso un'imbarcata' ha ricordato il mister. Non ci avevo pensato, è vero anche questo. Poteva succedere in certe partite ma non è successo. E un motivo magari c'è.

Io domani vado a Porto Tolle. Niente scuse, ce l'eravamo detti che sarebbe stato un inferno e adesso è il momento di ballare a piedi scalzi sulle fiamme. A casa non si sta.

martedì 22 aprile 2014

Chi si rivede: Martin Petras



Domenica a Porto Tolle molti giocatori del Forlì ritroveranno un vecchio amico: il difensore slovacco Martin Petras. Classe 1979, la sua carriera toccò l'apice nell'estate del 2010 quando partecipò con la sua nazionale ai mondiali del Sudafrica collezionando una presenza che in realtà furono pochissimi secondi allo scadere di una partita che noi italiani abbiamo rimosso: Slovacchia-Italia 3-2. Petras entrò in campo al 94' al posto di Jendrisek, pochi istanti dopo che Pepe si era divorato il gol del pareggio.

In quel periodo Martin era tesserato per il  Cesena, col quale saltò dalla B alla A. Tuttavia a 31 anni il grosso delle soddisfazioni se l'era già levato: gol in Champions League nel 2005 con la maglia dello Sparta Praga (contro l'Ajax), coppa di Scozia con gli Hearts nel 2006. Dall'esperienza cesenate in poi Petras ha messo su casa e famiglia a Cervia, per questo nell'autunno del 2012, al primo anno di professionismo, il Forlì aveva seriamente pensato di tesserarlo. Poi però la società aveva detto a Cangini di aspettare e Petras, dopo mesi di allenamenti al Federale (e anche l'amichevole col Mezzolara del 29 dicembre), gliel'aveva data su.

Dalla scorsa estate si è accasato al Porto Tolle, che ha deciso da subito di fare a meno dei giovani, e nonostante qualche sbandamento Petras è una colonna della squadra allenata da Favaretto.


sabato 19 aprile 2014

Il galletto farà l'uovo?



Buona pasqua ragà, ieri la squadra ha ricevuto in dono un giorno di vacanza in più del previsto: oggi, domani e lunedì niente allenamenti. Domani dentro all'uovo e sul Carlino lunghissima intervista a mister Rossi: non dice tutto ma qualcosa sì.

Non molliamo un centimetro eh, forza.

mercoledì 16 aprile 2014

Tutte le possibilità



Prima un riassuntino veloce. A due giornate dalla fine il Forlì, 45 punti, è in ballo con Mantova (48) e Torres (46). Una sola si salverà, le altre due andranno agli spareggi. Da regolamento in caso di arrivo a pari punti per determinare la graduatoria si tiene conto di:

- punti negli scontri diretti;
- differenza reti negli scontri diretti;
- differenza reti generale;
- reti realizzate in generale;
- sorteggio

Ora vediamo quali sono le caselle in cui potenzialmente le tre squadre possono arrivare a pari punti. Ricordo che all'ultima c'è Torres-Mantova.

MANTOVA        54            52             51            50              49             48

TORRES                       52,50,48       47,46     52,50,48      49,48              

FORLI'                                48             51          48,50          49,48         48

Se ho fatto bene i conti i possibili incroci sono i seguenti:

- a 51 punti Mantova-Forlì. Pari scontri diretti, pari diff reti, nella differenza reti generale Mantova a +10 e Forlì a +7. Ma all'ultima c'è Forlì-Pergolettese.

- a 50 e 49 punti punti tutte e tre. La classifica dei punti negli scontri diretti al momento è la seguente: Forlì e Mantova 5, Torres 3. Ma all'ultima c'è Torres-Mantova quindi siamo fritti.

- a 50 e 49 punti il Forlì può arrivarci anche solo con una delle altre due. In questo caso conta ancora la differenza reti generale (anche con la Torres siamo pari negli scontri diretti perché i gol fuori casa non valgono). I sardi sono a -3.

- a 48 punti Torres-Forlì ma anche Mantova-Forlì. In entrambi i casi vale la differenza reti generale: il Forlì è in netto vantaggio sulla Torres e deve recuperare tre gol sul Mantova.

Tutto questo senza contare il Porto Tolle che ha gli stessi punti del Forlì. Ma siamo ottimisti.

Viva la Spal



Come sapete per il Forlì saranno determinanti i risultati di Rimini-Torres e Mantova-Spal. C'è solo un piccolo intoppo, forse: all'ultima giornata la Spal, che in classifica ha 50 punti, incontrerà il Bellaria retrocesso. Ergo, i ferraresi potrebbero anche dargliela su e lasciare i tre punti al Mantova rimandando di sette giorni la festa promozione. Voi lo fareste? Io no. E a quanto dice neppure Massimo Gadda.

L'allenatore che tra il '79 e l'83 giocò nel Milan ha dichiarato tra le altre cose che 'La Spal andrà a Mantova per chiudere il discorso'.

martedì 15 aprile 2014

Porto Tolle-Forlì 3-4



Magari. Per ora il confronto è solo sugli squalificati: tre per mister Favaretto, i centrocampisti Pettarin e Soligo oltre al difensore Bertoli. Il primo classe '88 ha 25 presenze e 5 reti all'attivo, il secondo classe '79 gioca e segna meno (18, 1). Il terzo è un titolarissimo (29, 1) e sconta l'ultima di due giornate di squalifica. Nel Forlì ufficiale l'appiedamento di Vesi, Benvenga e Nappello cui va aggiunto il lungodegente Eva.

Tra i conti non segnalati ieri aggiungo che se Mantova e Torres vincono entrambe la penultima giornata (con Spal e Rimini) il Forlì saluta matematicamente l'ottavo posto.

Potrebbe invece diventare un fattore la differenza reti nel caso in cui Forlì e Mantova arrivino a pari punti, perché gli scontri diretti sono finiti entrambi 2-2. Al momento Mantova a +10 e Forlì a +7, ma il 4 maggio contro la Pergolettese i biancorossi potranno raggiungere la soglia necessaria, nel caso serva. Un vantaggino in più.

lunedì 14 aprile 2014

La strada in cui si crede



Di seguito i temi scritti dai ragazzi del liceo classico dopo l'incontro con Kalle, penultimo stagionale. 


Sport. Cos’è lo sport? Lo sport è il praticare un’ attività fisica (svolta da soli o in squadra) volta a migliorare sia le capacità fisiche che mentali dell’atleta. Lo sport non è solo competizione, l’importante non è arrivare primi. Lo sport è fatto di tante cose: di fatica, sì, ma anche di soddisfazione, la soddisfazione di aver dato il massimo, di essere stati leali e rispettosi (anche con chi non lo è stato), con la consapevolezza di poter sempre migliorare e di poter fare sempre affidamento su altre persone (compagni di squadra, allenatore, genitori …) anche quando si è in difficoltà.
A tal proposito appunto alcune parti di una lettera scritta da Matteo Balestri, membro della nostra classe che si dedica al gioco del calcio presso la “Pianta”, una società sportiva di Forlì. “ Il calcio è uno sport di squadra, che mi ha insegnato a consolidare lo spirito di gruppo. Vincere o perdere una partita non dipende tanto dalla prestazione personale, ma da quella della squadra. Noi ragazzi siamo una collettività, e tra noi non vi è competizione, ma spirito di collaborazione (come ci ha detto l’ex capitano del Forlì Roberto Calderoni durante l’incontro tenutosi a scuola), e per questo è fondamentale non accusarsi reciprocamente della sconfitta, ma incoraggiarsi ed aiutarsi, soprattutto nel momento del bisogno. Praticare uno sport individuale è molto più difficile, perché generalmente si mira più al successo personale che allo spirito di gruppo, e questo per mostrare al meglio le proprie capacità. Lo sport non deve essere una guerra tra atleti, ma deve insegnare a tutti a relazionarsi con gli altri in maniera sana ed efficace. Nella vita è fondamentale mettersi in gioco , e saper affrontare in maniera efficace sia le vittorie che le sconfitte, per imparare soprattutto dalle ultime, ed è per questo che io credo che lo sport abbia un ruolo centrale sia nella mia vita che in quella degli altri. Lo sport oggi non è ben visto, per tutto ciò che riguarda le scommesse illegali, il fanatismo (e a volte anche razzismo) dei tifosi, la spesso cattiva condotta degli idoli sportivi e infine anche il doping, che riduce lo spirito dello sport ad una pillola o una siringa.”.
Ma torniamo alla fatica. Svolgere un qualsiasi tipo di attività fisica è in sé stancante (anche a camminare ci si stanca), ma alcuni sport richiedo dei sacrifici non trascurabili. Per chi fa sport per tenersi in forma non sono poi cose così significative, ma per quelle persone che praticano sport a livello agonistico (e che sullo sport ci basano la loro vita, perché è quello il loro lavoro) le regole si fanno più rigide: bisogna tenersi costantemente in esercizio, non bere e non fumare al fine di restare in salute, avere una dieta giusta ed equilibrata, mantenere il giusto atteggiamento mentale per essere sicuri delle proprie possibilità, cercando costantemente di migliorare, di fare anche un solo passo avanti, perché migliorare non solo si può, ma si deve. Ma un’atleta non può migliorare all’infinito: anche se c’è chi ha un margine di progresso più esteso e chi ne ha uno più ristretto, tutti hanno un limite oltre il quale non si può andare. Questo è un dato di fatto, e lo si deve accettare. Bisogna ricordare bene che l’importante non è vincere, ma aver dato il massimo delle proprie possibilità.
Ma non sempre lo si accetta. Tra i tanti atleti onesti e “dai metodi tradizionali” ce ne sono altri che vogliono ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, ridurre i tempi di miglioramento e superare il loro limite fisiologico. Ed è così che introduciamo l’argomento principale di questo manifesto: il doping.
Per definizione, il doping è l’assunzione di sostanze stupefacenti al fine di avere un innaturale miglioramento delle proprie capacità (in questo caso fisiche).
Per alcuni atleti (e per i medici che si arricchiscono prescrivendoglieli) questi farmaci rappresentano il futuro: essi hanno il potere di trasformarti un atleta perfetto, con forza e velocità mostruose, e diminuiscono sensibilmente la percezione della fatica, consentendo di compiere sforzi più prolungati e faticosi. Ma non è forse troppo bello? Come in tutte le cose, anche qui bisogna riconoscere l’altra faccia della medaglia. Da un punto di vista personale doparsi è una cosa giusta, se l’atleta che si dopa è disposto ad andare incontro ad un accelerato processo di decadimento fisico e psicologico causato da effetti come la deformazione ossea dovuta ad un eccessivo ed incontrollato aumento della massa muscolare, all’intasamento delle arterie a causa dell’eccessivo numero di globuli rossi (che vengono somministrati per aumentare l’apporto di energia ai muscoli), tumori che sono provocati dalle alterazioni che i farmaci causano ai vari tessuti muscolari, malattie come quella di Creutzfeld, che provoca un forte decadimento mentale (che può risultare anche fatale), disturbi alle ghiandole ormonali (come la tiroide) con consecutive disfunzioni … va poi ricordato che le medicine fanno bene a chi sta male, e che quindi su chi non ne ha bisogno faranno solo dei danni.
Da un punto di vista legale il doping e le sostanze dopanti risultano vietate dai regolamenti del CIO (comitato olimpico internazionale), e qualunque atleta risulti essere positivo ai controlli anti doping subisce una squalifica dalle competizioni per un dato periodo di tempo (a volte anche a vita). Va inoltre ricordato che negli ultimi anni in molti paesi (tra cui l’Italia) il doping è diventato reato sotto forma di frode sportiva. In base a queste leggi risulta perseguibile non solo l’atleta che ha fatto uso di farmaci, ma anche il medico che glieli ha prescritti e il fornitore che glieli ha procurati.
La diffusione del doping risale agli anni cinquanta, nell’Europa dell’est, dove veniva applicato in maniera sistematica a tutti gli atleti che partecipavano alle olimpiadi. Poco si sapeva di eventuali effetti collaterali, mentre evidenti erano i miglioramenti fisici, specialmente per le donne che per diventare più forti e resistenti venivano trattate con ormoni maschili come il testosterone (che se presente in grandi quantità espone l’organismo ad un maggiore rischio di cancro). I danni per gli atleti furono però devastanti, e ci furono anche delle donne (come la pesista Heidi Krieger) che a causa delle eccessive mutazioni fisiche furono costrette a diventare uomini.
Nonostante i controlli, quello del doping è un fenomeno che non riguarda solo gli atleti agonistici, ma anche chi pratica sport a livello dilettantistico ed amatoriale, e solo in Italia il giro d’affari che ne deriva supera i 600 milioni di euro.
Come ultimo pensiero vorrei parlare del doping da un punto di vista logico: se in una gara un corridore arriva secondo e un tizio in moto arriva primo, il tizio in moto se la merita davvero la vittoria?
1 A

Il rispetto delle regole è un aspetto fondamentale nella società; i giovani di oggi si “allenano” alla vita in società attraverso lo sport e il rispetto delle sue regole.
Nonostante si senta parlare continuamente di fair play, ancora oggi, nel 2014, soprattutto negli stadi italiani vediamo gente che discrimina i giocatori per il colore della loro pelle, oppure che, durante partite di calcio, riesce a provocare risse anche solo per una sciocchezza. Nello sport sono presenti anche alcuni atleti che, per vincere gare ed essere più forti, assumono sostanze dopanti che, con il passare del tempo, faranno solo del male al proprio corpo, senza contare che, in realtà, ingannano principalmente se stessi.
A dimostrazione di quanto detto, episodi di questo genere sono all’ordine del giorno: ad esempio pensiamo ai vari episodi razzisti che si sono verificati da parte di alcuni tifosi nei confronti di alcuni giocatori come Mario Balotelli, fischiato e discriminato solo per il colore della sua pelle, oppure, a Marco Pantani, un grande campione italiano di ciclismo che, dopo aver vinto tutto il possibile, è entrato nel giro del doping, che lo ha intrappolato per qualche anno prima della sua morte.
Secondo me, invece, lo sport è una cosa meravigliosa, nonostante ci sia tanta disonestà e mancanza di rispetto delle regole. Il vero sport si manifesta soprattutto nel Fair Play vero e disinteressato, Fair Play che è raro, ma esistente. Ad esempio, alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 due sciatrici arrivate prime a pari merito con lo stesso tempo, sono salite sul podio tenendosi per mano e si sono abbracciate, facendo vedere al mondo un episodio di Fair Play che tutti gli atleti di ogni sport dovrebbero prendere come esempio. Questo è stato un gesto molto bello, perché hanno assunto entrambe un comportamento rispettoso l’una verso l’altra.
Proprio di Fair Play si è parlato all’incontro di sabato 29 marzo in cui Alberto Calderoni e alcuni responsabili del Forlì Calcio ci hanno presentato il loro progetto “Un capitano per amico”. In quest’occasione è stato sottolineato il fatto che, anche se oggi siamo abituati a vedere in televisione o al computer soprattutto persone litigiose che si offendono e si picchiano, mancando di rispetto all’avversario, non dovremmo mai dimenticarci della fratellanza e del rispetto, valori che sembrano molto rari. Il metodo utilizzato è stato presentare tre “Opere d’arte” in senso lato: la Cappella Sistina di Michelangelo a Roma, Yuri Chechi alle olimpiadi di Atlanta 1996 e la maratoneta Gabriela Andersen che, con le ultime forze e la tenacia rimaste, taglia il traguardo alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 giungendo barcollante e al limite del collasso, 37esima!!! Tre opere di carattere completamente diverso, ma che hanno una grande importanza a livello storico e sociale. La presentazione è terminata con una scritta inanimata “Forlì 2014”, come ad invitare ciascun presente a “disegnare” la propria opera d’arte nel rispetto del Fair Play. Un grande progetto che dimostra che ogni singola persona può dare il suo contributo ad un mondo più onesto e rispettoso delle regole.
Biscaglia


Sabato 29 Marzo 2014 a scuola si è tenuto l’incontro con due dirigenti della squadra calcistica del Forlì ed Alberto Calderoni, ex capitano del medesimo team, per riflettere sull’importanza dello sport e della sua influenza sulla nostra vita, dei suoi vantaggi, ma anche sulle difficoltà ed i sacrifici che esso comporta. E’ stata una lezione insolita e molto educativa, avente il fine di avvicinare i ragazzi al mondo dell’attività fisica rendendoli partecipi delle molte testimonianze ed emozioni di chi ne fa parte, coinvolgendoli però anche sul campo della quotidianità, proponendo argomenti e discussioni che possono essere applicati nella vita di tutti i giorni.
Attraverso le parole degli organizzatori dell’evento è stato possibile riconoscere che qualunque sia lo sport in questione, vincere non è mai la cosa più importante. Ciò che importa davvero è impegnarsi, credere in ciò che si fa e nei propri obiettivi, dare sempre il massimo di sé stessi e mai arrendersi, perché niente è impossibile; non conta il risultato, in quanto se è questo lo spirito con il quale si gioca, si è già vincitori. Questa è una riflessione che si adatta perfettamente a moltissimi ambiti anche al di fuori di quello sportivo, come ad esempio la scuola.
Durante lo svolgimento del progetto è avvenuta inoltre la visione di alcuni video, i quali ci hanno permesso di capire ciò che lo sport significa per un atleta, le emozioni che trasmette e le soddisfazioni che esso può dare. Abbiamo compreso che gli obiettivi ai quali si può aspirare possono essere molto diversi, e che, per alcune persone, anche raggiungere la fine di una gara, magari senza vincere ma sapendo di avercela fatta, può essere un grande traguardo.
Un altro aspetto fondamentale del quale si è parlato è la lealtà. Essa assume un ruolo di grande importanza, insieme al rispetto nei confronti degli altri, perché garantisce un ambiente sereno e allo stesso tempo permette all’atleta di mettere in pratica le sue capacità attraverso lo sforzo per raggiungere l’obiettivo prefissato, il tutto senza liti con gli avversari. In fondo, non è molto meglio così? Preferire l’amaro di una sconfitta, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di essersi sempre impegnati e aver tentato fino alla fine, rispetto alla gioia di una vittoria conquistata con l’inganno? Vivere al massimo le emozioni provate durante il gioco, sentire la fatica, il sudore, la gioia, e anche la delusione. Perché alla fine sbagliare non è un male. Ci permette di imparare dai nostri errori, rialzarci dalle cadute e provare ancora e ancora, senza arrendersi, finché non raggiungiamo il nostro traguardo.
Giuliani


A volte corri per vincere, ti alleni duramente per molti anni con tanto sudore, sofferenze per i crampi.
Senti la paura prima di ogni gara, c'è chi la descrive dicendo di avere le farfalle nello stomaco o chi dice che ha le gambe che fanno “Giacomo-Giacomo”...
C'è chi si carica sentendo il tifo sugli spalti e chi invece si intimorisce per questo.
C'è chi “a tutti i costi” vuole vincere ma, per fortuna, non succede tutte le volte!
Infatti c'è stato anche chi ha vinto perdendo! Sì, proprio vincere nel momento in cui stai perdendo poiché, con un gesto insolito, destinato a rimanere impresso nella mente di tutte le persone presenti, può succedere anche questo.
Un gesto che ha colpito anche me, anche se non capisco come una persona, dopo tanti anni di duro lavoro possa, ad un passo dal traguardo, decidere di arrestare la propria corsa per andare ad aiutare un avversario caduto pochi metri prima del traguardo, fermarsi per permettergli di finire la gara, se da vincitore o da sconfitto poco importa, l'importante, in quel momento, era concluderla.
Questa è la storia di un video mostratoci da tre rappresentati dell'Associazione sportiva Forlì calcio, con lo scopo di insegnare a noi studenti una regola ancora non molto conosciuta e difficile da mantenere, quale quella del Fair play.
La lezione è stata condotta da Alberto Calderoni, ex capitano della prima squadra del Forlì, interessato a trasmetterci l'insegnamento che ha potuto trarre da tutti gli anni passati, ma soprattutto la correttezza che occorre sempre applicare, nel sacrificio e nella fatica in qualsiasi cosa si faccia, nel rispetto dell'avversario e nel riuscire ad essere così lucidi da potersi fermare e riflettere o lasciar prevalere l'altruismo, senza vergognarsi, anche in una gara di sport.
Però molto spesso la passione che uno sportivo impiega viene spenta da una sostanza che inizialmente ti fa sentire forte, potente, essa prende il nome di doping, una droga che tenta di far diventare migliori con l'inganno.
Gli sportivi che ricorrono al doping vogliono raggiungere l'obbiettivo senza fatica, ma il doping è anche altro, è corruzione...
Lo sport dovrebbe comprendere entusiasmo per la partecipazione, consapevolezza delle proprie capacità, rispetto per l'avversario ma, soprattutto, divertimento nel rispetto delle regole, per mettere in gioco in primis le proprie capacità, ma il doping oltre a rovinare tutte le qualità di uno sport rovina anche la salute di chi ne fa uso.
Sabato con i rappresentati, ne abbiamo discusso, e ci hanno letto una testimonianza di un'atleta che ha fatto uso di doping; in questa dichiarazione Giuliana Salce racconta la sua storia, ovvero come lei era dopo essersi dopata per quattro mesi, smise di praticare sport perché iniziò a risentire degli effetti collaterali, e dopo un periodo di disoccupazione e dopo essersi autodenunciata ha trovato un lavoro come operatrice ecologica.
Il meeting si è concluso con un filmato che ha lasciato senza parole tutti le persone presenti: in questo video si poteva capire molto bene quanto uno sport può essere importante, ma soprattutto essenziale per la vita di uno sportivo, e per quest'ultimo il sudore che impiega sta a significare l'amore e la dedizione di una passione che molte volte viene posta come priorità.
Tessa Lombardi 1^C

Sabato 29 marzo 2014, nella sala Icaro 1 della nostra scuola, noi alunni delle classi prime abbiamo partecipato al progetto “Un capitano per amico”. Abbiamo incontrato l’ex capitano del Forlì calcio: Alberto Calderoni che ha voluto spiegarci quali sono, secondo lui, i veri valori della vita e dello sport. Per l’ex capitano del Forlì è importante che ciascuno di noi segua la strada in cui crede, senza arrendersi mai e soprattutto senza imboccare scorciatoie che si potrebbero rivelare molto pericolose. Proprio come nella vita, anche nello sport ci vogliono sacrificio, dedizione e costanza; insomma, non dobbiamo mai smettere di credere in noi stessi! L’obiettivo principale dell’incontro era mettere in primo piano l’importanza del rispetto delle regole, partendo dallo sport come modello di vita. I vari ospiti intervenuti ci hanno anche parlato del problema del doping e del fair play. Purtroppo il doping si sta diffondendo ovunque: gli atleti assumono queste sostanze proibite per essere più forti ma non si rendono conto che mettono una grave ipoteca sulla loro salute. Le sostanze che assumono, infatti, danno una sensazione di forza e potenza ma quale sarà nel futuro il loro effetto sul corpo di chi le assume? Credo che ciascuno di noi abbia dei limiti e debba accettarli; è inutile voler essere il migliore se poi bisogna ricorrere a questi “trucchetti”! E’ come vincere un premio senza meritarlo veramente! Ci è stata inoltre letta la lettera scritta da una marciatrice che, a fine carriera, si era dedicata al ciclismo a livello europeo. Questa atleta, Giuliana Salce, è stata costretta a doparsi per circa quattro mesi da un consigliere della Federazione ciclistica che decideva sostanze, tempi e dosi. All’inizio, la Sig.ra Salce si sentiva onnipotente e imbattibile poi, dopo la morte di Marco Pantani, ha deciso di ribellarsi combattendo il doping e denunciando la terribile situazione. Giuliana è stata un’atleta che macinava una vittoria dietro l’altra, poi, purtroppo, con l’arrivo del doping tutti i suoi sogni si sono infranti contro un muro di cemento ed è proprio per questo che vuole che la sua testimonianza sia ascoltata da noi ragazzi.
Il doping è paragonabile all’alcool e alla droga, crea dipendenza e anche se ti porta velocemente in vetta altrettanto velocemente ti fa precipitare in un abisso di disperazione. E’ necessario che noi giovani siamo informati affinché ci salviamo da una visione “drogata” dello sport e della vita. Se il doping rappresenta la strada da non perseguire dello sport, ne esistono però tante di positive; ci è stato mostrato un video che riportava un bellissimo esempio di fair play, verificatosi durante le qualificazioni di atletica leggera per le Olimpiadi. Nella gara l’atleta al primo posto si è sentita male e la sua avversaria, in seconda posizione, l’ha aiutata ad arrivare fino al traguardo mettendola poi davanti a sé. Questo gesto è da ricordare ma non dovrebbe rimanere isolato per poter rendere lo sport un’attività veramente sana e appassionante. Portare un cambiamento e un’aria fresca e limpida sullo sport è compito di noi giovani che, partendo dalle nostre piccole sfide sportive e non, dovremmo imparare a essere noi stessi accettando i nostri limiti e riconoscendo che nessuno di noi è il migliore ma che uniti siamo una vera e propria forza. Quest’inverno ho assistito a un incontro di pallavolo della squadra femminile del Forlì e mi ha colpito favorevolmente il loro affiatamento: che riuscissero in ricezione o che il punto andasse alle avversarie era un continuo incitarsi a vicenda; non ho mai visto “musi lunghi” se una compagna non prendeva una palla. Questo per me è il vero significato dello sport: AVANTI SI, MA TUTTI INSIEME!!!
Diletta Miserocchi 1 D


domenica 13 aprile 2014

Area 51



Tre punti dall'ottavo posto a due giornate dalla fine. Come previsto il giovanissimo Monza schierato da Asta lascia strada al 'Morgagni': 4-1 (Docente 2, Djuric e Bernacci) e si riapre un piccolo spiraglio di speranza per Forlì. La sconfitta della Torres, la seconda consecutiva con goleada, fa salire infatti il Mantova, che vince al 90', all'ottavo posto con 48 punti, +3 sui galletti. (qui la classifica)

Occhio al calendario perché domenica prossima ci sono Mantova-Spal e Rimini-Torres, due partite apertissime. Per il Forlì la trasferta di Porto Tolle - molti squalificati, credo Benvenga e Nappello ma anche qualcun altro - diventa uno spareggio che può valere la salvezza diretta, perché all'ultima i biancorossi nostri ospiteranno la Pergolettese retrocessa oggi, mentre Torres e Mantova se la vedranno in Sardegna in una partita da fuochi d'artificio.

Ci sono molti rimpianti ma anche una possibilità concretissima: salvarsi a 51 punti.

sabato 12 aprile 2014

Asta lascia a casa le armi



Neanche convocati Polenghi, Briganti, Vita, Sinigaglia, De Cenco e Gasbarroni. I tre punti che terrebbero in vita il Forlì sono lì, sul piatto d'argento che servirà domani al Morgagni Tonino Asta.

Nel Forlì out anche Ferrini per influenza.

mercoledì 9 aprile 2014

Una notizia pessima e una incoraggiante



Cominciamo dalla pessima: la Corte di giustizia federale ha accorso il ricorso del Porto Tolle, cancellando la penalizzazione di due punti in una classifica che diventa così:

Bassano 64 promossa 
Monza 53 promossa
Renate 52
Santarcangelo e Alessandria 51
Spal 49
Real Vicenza 48
Torres 46

Mantova 45
Porto Tolle, Forlì e Cuneo 42

Rimini (-1) 40
Vecomp 39
Pergolettese 34
Castiglione 27 retrocessa  
Bellaria (-1) 15 retrocessa
Bra 9 retrocessa

A tre giornate dalla fine sarebbe dunque retrocesso il Rimini ma la strada del Forlì, che tra due domeniche andrà proprio in casa del Porto Tolle, si complica e non poco. Occorre innanzitutto battere il Monza, e qui arriva la notizia incoraggiante: in vista della finale di ritorno di Coppa Italia con la Salernitana (mercoledì 16) mister Tonino Asta ha preannunciato infatti che nelle ultime tre di campionato, visto che il Monza è già promosso, metterà in campo quelli che hanno giocato meno.

martedì 8 aprile 2014

Eva torna ai playoff



Tre turni di squalifica per Evangelisti (due per l'espulsione diretta, uno per raggiunta soglia di ammonizioni), uno a Melandri e Bergamaschi che salteranno solo il Monza. Il capitano ha chiuso qui il campionato: a questo punto speriamo di rivederlo negli spareggi.

Riguardo Rossi no, nessuna novità. L'allenatore di Cesena guiderà il Forlì fino alla fine. Oggi il Dg Pedroni e Bardi si sono visti a Coverciano, dove il primo sta seguendo il corso da direttore sportivo e il secondo il corso master per allenatori categoria Uefa-Pro. Un paio di battute, saluti convenevoli e null'altro.

C'è Kalle per te - Tutta colpa di Rossi?



Altiss.mo prof. dott. ing. Kalle,
visto che robaccia? So che domenica eri a Rimini avendo individuato in tribuna al 'Neri' la tua camicia a scacchi equivalenti a quelli biancorossi di Fall. Cosa pensi? Voglio dire, c'è speranza che questo Forlì moscio, passivo, fortunato ma indecorosamente privo di qualsivoglia attributo possa salvarsi in un campionato tanto difficile? E ancora, sarebbe utile secondo te un cambio di panchina per risvegliare l'ambiente? So che la faccenda è complessa e delicata, oltretutto Roberto Rossi è persona alla quale risulta umanamente sgradevole attribuire colpe e responsabilità. Detto questo, a mio parere nel derby della vita non si può giocare a quel modo. Tu che ne pensi? Per favore mette da parte nella risposta la fede nerazzurra che ti obnubilerebbe il giudizio essendo, da indefesso tifoso dell'Inter, geneticamente abituato alle delusioni più vergognose.
Un bacio sulla fronte.


Sulla valutazione della prestazione sono spesso "accusato" di "retaggio" indulgente verso giocatori e staff. Apprendo ora di scontare anche un'abitudine al disastro sportivo derivante da una leggera simpatia verso l'Inter. Vabbè.

La matematica, per la promozione diretta, non ci condanna ancora, la logica a questo punto... si.

Nel derby credo si sia giocato poco e con poco coraggio, al netto del fatto che c'è sempre un avversario e che il rimini domenica ha fatto, bene, la sua parte.
Questa mancanza è un fatto OGGETTIVO e va cosi da diverse partite.

Da tempo, su questo blog, sostengo la qualità individuale dei nostri giocatori.
Da tempo però sottolineo pure la mancanza di continuità della tua azione offensiva, non è solamente un dato statistico considerare che con Mantova, Alessandria, Spal  e Rimini sei riuscito a segnare solo su calcio da fermo.
Soffriamo troppo il ritmo degli avversari e, al contrario, non facciamo mai subire il nostro. Non abbiamo ritmo, non diamo continuità e sostegno alla nostra manovra d'attacco, non accompagniamo mai l'azione con il dovuto coraggio soprattutto con gli esterni e comunque raramente lo facciamo con i tempi corretti. Mi ricordo un post ad inizio anno dove evidenziavo l'importanza degli esterni nel calcio di oggi... la superiorità numerica si può creare solo in quelle zone di campo.
Quindi sotto questo aspetto senza dubbio Mr Rossi non ha, a mio parere, trovato la quadra. Anche se 7 giocatori nuovi tra dicembre e gennaio sono poi da inserire (siamo certi poi che li ha voluti tutti lui?).

La storia del calcio, non io,  insegna che l'organizzazione di gioco PAGA SEMPRE nell'arco delle 34 giornate. Non è ancora il momento di fare della dietrologia ma ci sarà da meditare e, umilmente, ci sarà da far tesoro di molte cose a fine campionato.

 I giocatori?
A me sembra che l'impegno non manchi. Avendo giocato, riconosco che esistono delle dinamiche che difficilmente puoi spiegare ai tifosi. Vi assicuro che ci sono e spesso non sono alibi.
Personalmente, scusate se posso risultare fuori dal coro, mi fanno incazzare solamente quelli che non danno tutto. Quelli che mettono il loro ego ed interesse personale davanti al risultato di squadra. 
Ho ad esempio apprezzato Cejas che nonostante non si alleni da due settimane non si è sottratto nell'aiutare i suoi compagni. Meno Melandri (nonostante lo ammiri tantissimo) che  mi sembra sia subentrato con uno spirito turbato (comprensibile ma non condivisibile) da cose meno importanti rispetto alle esigenze dell'obbiettivo che stanno cercando di raggiungere.

Sia chiaro... onori ed oneri sono sempre dei protagonisti. Degli attori. Società, staff, giocatori.
Meriti e responsabilità sono tutte loro.

Cambio di panchina?
bravo bella domanda. Se vuoi cambiare devi cambiare ora. Avendo ancora una minima speranza di salvezza diretta o in caso di playoff almeno un paio di settimane per lavorare sul gruppo.

Se dovessi cambiare riprenderei Bardi per tanti motivi.
Conosce l'ambiente, è apprezzato, conosce molti giocatori e in ultimo azzarderà il tutto per tutto.

A mio parere non sarebbe giusto dare a Richard la responsabilità di un risultato difficile con una squadra che non ha scelto lui ne ad agosto ne a dicembre. 

Detto ciò nonostante il rispetto e la stima che ho sempre avuto nei confronti di  Roberto probabilmente se toccasse a me scegliere, proverei il tutto per tutto.

Non molliamo comunque, non è mai finita! 
kalle 

lunedì 7 aprile 2014

Come si mette per il Forlì?



Male ovviamente, ed è ancora difficile fare i conti. Ma qualcosa possiamo provare ad abbozzarlo.
Mancano tre partite alla fine, quindi 9 punti. Il Forlì giocherà al Morgagni con Monza e Pergolettese, in mezzo a Porto Tolle. Quest'ultima è naturalmente la partita più difficile perché il Monza è già promosso e la Pergolettese all'ultima giornata sarà con ogni probabilità già retrocessa. Diciamo che 6 punti sono più che fattibili, 7 probabili, 9 molto difficili. Quindi da 42 arriveremo probabilmente a 48-49, da tifosi invece si può sperare nel 51.

Se pensiamo all'ottavo posto resta agganciabile solo la Torres (46, siamo in vantaggio negli scontri diretti), a + 4 sul Forlì. I sardi giocheranno in casa col Bassano già promosso, a Rimini e in casa col Mantova. Una vittoria e due pareggi (5 punti) permetterebbero l'aggancio e quindi il sorpasso al Forlì se le vincesse tutte e tre. Il problema è che in mezzo c'è anche il Mantova (45, oggi probabilmente manda via l'allenatore) che domenica va a Santarcangelo, poi ha Spal in casa e Torres fuori. Se ne vince una sola delle tre ce lo mettiamo dietro. Restano però Cuneo (42 come il Forlì, meglio negli scontri diretti) e Porto Tolle, che di punti ne ha 40 ma spera che domani gliene vengano restituiti due, e ha lo scontro con i biancorossi in casa tra due settimane. Un bel casino.

Come detto, se le cose vanno come devono il Forlì arriva agli spareggi. Occhio a domenica prossima però:  a costo di lasciarci un polmone bisogna battere il Monza, che ieri ha festeggiato la promozione, altrimenti sono guai serissimi. Il Rimini a Cuneo e il Porto Tolle a Castiglione metterebbero infatti la freccia, catapultando i galletti in zona retrocessione diretta a due giornate dalla fine e con all'orizzonte la trasferta horror di Porto Tolle. Non mi sembra che questa squadra abbia la forza d'animo per affrontare una partita del genere senza perderla e salutare così il professionismo.

Quindi, ricapitolando: vincendole tutte e tre (difficile) il Forlì è sicuro degli spareggi e può sperare che Eupalla mostri un capezzolo al Morgagni. Vincendone due su tre (probabile) il Forlì farà gli spareggi, in quale posizione è impossibile prevederlo. Pareggiando o perdendo domenica in casa col Monza - squalificati Eva, il Micio e Berga - il Forlì si infilerebbe in un imbuto mortale.

domenica 6 aprile 2014

Piccoli piccoli



Inadeguati. E' l'unico termine che mi viene in mente per descrivere un derby perso senza scuse dal Forlì. Primo tempo in totale controllo del Rimini, che sciupa una mezza dozzina di occasioni da gol tra pali e parate di Super Tonti. A inizio ripresa, inaspettato e immeritato, il vantaggio ospite grazie ad una bellissima punizione di Cejas. Ringraziato il destino, il Forlì però non fa nulla allo scopo di portarla a casa, anzi: Eva protesta e viene espulso (anche Berga), il Rimini si riversa in avanti e, dopo un rigore chiesto da Docente (perché non calciare in porta, invece?)  la ribalta con una doppietta di Fall. Vittoria giusta della squadra di Osio, che ora è a due punti da un Forlì condannato agli spareggi. Nel migliore dei casi.

Un paio di appunti premesso che non capisco niente di calcio. Eva e Cejas, quest'ultimo a mezzo servizio, in mezzo al campo sono stati rullati dai riminesi, che erano uno in più e avevano caratteristiche decisamente più battagliere. La partita è stata decisa lì. E anche dalla incapacità dell'attacco del Forlì di andare nello spazio che la difesa riminese concedeva, soprattutto nel primo tempo. Tenere Melandri (10) e Tonelli (7) in panchina è una masochistica follia, speriamo che adesso sia chiaro a tutti. Almeno per i playoff non facciamoci del male da soli, che non ce n'è bisogno.

sabato 5 aprile 2014

Probabili formazioni




Dubbi della vigilia: Barbagli o Fantini in difesa, tre maglie per cinque davanti. Attesi circa 300 da Forlì, non tantissimi. I biglietti per la tribuna si comprano solo là, quelli per la curva solo qua (al Chiosco). 

Credo che il Rimini partirà duro in campo, lo deve ai tifosi. L'ideale per il Forlì sarebbe far esplodere la contestazione in casa, ergo cominciare controllando la partita. Si può fare. 

Sugli altri campi tifiamo per Cuneo, Bellaria, Renate, Monza. Sottovoce però, perché senza i tre punti a Rimini possiamo già disdire gli impegni per i weekend del 18 e 25 maggio. 


giovedì 3 aprile 2014

Gli occhi del cuore



La partita di domenica a Rimini, il derby, è molto importante per ragioni di classifica che chiunque segua anche distrattamente questo blog conosce benissimo. Ma lo è anche per un altro motivo. E' la partita perfetta perché questa squadra, una volta per tutte, faccia innamorare di sé i tifosi del Forlì. Che non sono tantissimi, ma contrariamente a quanto superficialmente si creda debba essere la norma, sono sempre stati di bocca buona. Mi spiego.

Senza andare indietro nei secoli, il Forlì del primo Oliveti era fantastico: vinse le prime cinque partite, aveva palleggiatori eccezionali come Pizzi, Baiana, Poletti, Giaccherini, aveva ovviamente Kalle in difesa accoppiato a un libero di qualità come Fiale, un giovanissimo Mordini che correva come un matto e segnava gol impossibili, aveva la grinta di Scarpato a centrocampo. Ci volle pochissimo per riempire tutta la tribuna del Morgagni, che a un certo punto non bastava neanche più.
Più o meno lo stesso, a livello più basso, è successo col Forlì di Bardi: in Eccellenza c'era Buonocore e quel calcio lì, quel 3-4-3 spaventosamente raffinato per quella categoria, era un piacere per gli occhi. E poi c'erano tanti forlivesi: Sozzi, Spighi, Balestra, Pezzi, per un po' anche Vanigli. Oltre a quelli cui non potevi non voler bene: Perazzini, Martini, il Cammellu, Seba, il Micio. Si era creato un gruppo fantastico, che ha resistito anche al primo anno di Seconda Divisione, cominciato benissimo ma alla lunga rovinato da un paio di situazioni non risolte (un premio promozione controverso, Ginestra).

L'estate scorsa la dirigenza ha deciso di voltare pagina, legittimamente ma senza la forza necessaria a ripartire davvero, da zero. Da quel momento sono nati i problemi (Bardi, ma anche Cangini e a cascata tutto il resto) che hanno reso difficilissima e a tratti illogica la costruzione di questa squadra e, di conseguenza, anche la crescita di uno spogliatoio forte come quello degli anni precedenti. E, arrivo al punto, è stato più complicato anche per i tifosi del Forlì legare emotivamente con questo Forlì. Non è ancora scattata la scintilla. Ma domenica può essere la volta buona.

Pensateci. Quale partita meglio di un derby, a Rimini, a quattro giornate dalla fine e con quella classifica lì, può stringere un legaccio fortissimo tra squadra e città? Il derby è l'occasione perfetta che ha questa squadra  - parlo di Rossi, ma anche di Bernacci e di Docente, di Nappello, di Cejas e Benvenga, di Jidayi, di Tonti - per entrare davvero nel cuore dei forlivesi. E poi giocarsela fino alla fine, agli spareggi se necessario.

Il derby a scacchi



Avrete letto del casino nel quale il Rimini sta preparando il derby. Le uova sul pullman, il vetro rotto, Cesca fuori squadra eccetera eccetera. Ieri il presidente De Meis ha risposto, pacatamente, ai tifosi che gli avevano chiesto di elevare ad estetica il disonore della squadra, non indossando la maglia a quadroni da picnic nel derby col Forlì. Il presidente del Rimini ha detto le cose che seguono

La società AC Rimini, pur comprendendo il momento di amarezza da parte dei tifosi che nei giorni scorsi hanno diramato un comunicato stampa, comunica che la squadra biancorossa andrà in campo con la maglia  a scacchi nell’importantissimo derby di domenica contro il Forlì e ogni volta che sarà possibile farlo. Pur nel rispetto che ho per la Curva, cuore pulsante del tifo, c’è una  cosa che mettiamo prima di tutto ed è la maglia della squadra che la nostra società rappresenta, una maglia  con cento anni di tradizione. Se non fosse per le regole che ci impongono in alcune partite di cambiare divisa, giocheremmo sempre solo con la gloriosa maglia a scacchi, dunque non posso e non possiamo  immaginare di giocare oggi o domani con una maglia diversa da quella. La maglia della Rimini Calcio è la  Rimini Calcio: senza sarebbe come vedere giocare un’altra squadra. La maglia scacchi è più dei giocatori, del presidente, dei dirigenti, dei tifosi, e finché io sarò presidente tutte le volte che sarà possibile giocheremo  con la nostra maglia. Spero che, nel rispetto dei ruoli, tutti possano comprendere il nostro pensiero e mi  auguro domenica di trovare tutti i tifosi del Rimini allo stadio ad incitare la squadra come hanno sempre fatto”.

Tornando al campo, Osio recupera Baldazzi e pensa addirittura di farlo partire dal primo minuto onde mettere subito la partita sui binari più solidi. Nel caso rischi i padroni di casa avrebbero in campo il tridente titolare, quello composto da Baldazzi Nicastro e Fall, quello che nel girone di andata aveva segnato tanto portando il Rimini fin quasi in cima alla classifica. 

Il Forlì è senza Drudi: speranze di recupero a zero. Anche Ferrini e Cejas corricchiano ormai da giorni e non è detto che siano del match. Preoccupa soprattutto il secondo: oggi nella partitella con la Berretti ha giocato molto più dei compagni di ruolo Djuric: potrebbe essere lui il prescelto nel caso l'argentino (domani in conf stampa) non ce la faccia. Ma io sono convinto che Max ce la farà. 

martedì 1 aprile 2014

Tre anni fa



Il 17 aprile 2011 il Forlì uscì così dal 'Neri'. Con la maglia 0543 di Sozzi che sarà replicata in serie domenica da parecchi tifosi del Forlì, in una partita che vale tantissimo e si è messa malissimo per il Rimini: uova sul pullman della squadra domenica scorsa e Cesca fuori rosa. Sono a un millimetro dal baratro, un'occasione così non ricapiterà più.

Intanto il primo pullman è già pieno, offerto da Big Luciano di Starauto. Per il secondo, messo a disposizione della società, ci sono ancora un paio di giorni di tempo. Partenza prevista alle 12.30 dal Morgagni ma ATTENZIONE: al 'Neri' non è prevista una biglietteria per gli ospiti (fenomeni) per cui bisogna comprare autonomamente il biglietto (che poi sarà rimborsato) al Chiosco di corso della Repubblica.

Oggi dalle 17 alle 19 Sofia è al botteghino del Morgagni per stampare le ultime tessere del tifoso: chi non ce l'ha non sarà ammesso al derby più importante degli ultimi trent'anni, neanche in tribuna. A proposito di storia, domani sul Carlino paginone con tutti le partite e i personaggi che hanno illuminato la sfida tra Rimini e Forlì: da Tinti al Cammellu passando per Arrigo Sacchi, il Condor e il maledetto stafilococco aureo che nel 2011 ci segò le gambe alla vigilia dei playoff di serie D.