venerdì 8 marzo 2013

Pioggia (di gol?) a Savona



Jamme Ja a Savona! Consigliato ombrello a portata di mano, anche se non sono previste precipitazioni di rilievo. Il cielo è infatti previsto irregolarmente nuvoloso, con schiarite. Non è da escludere che qualche annuvolamento più denso possa dar vita a qualche breve precipitazione. Ma la probabilità è bassa. Sarà una trasferta insidiosa, ma confidiamo in una pioggia di gol biancorossa firmata Melandri-Petrascu. Ah, mercoledì prossimo c'è il recupero: rischio di neve? Le ultime proiezioni confinano i fiocchi bianchi in giornata oltre i mille metri, mentre in serata la neve è attesa in collina. La previsione tuttavia sarà aggiornata nei prossimi giorni. In ogni caso quella di mercoledì sarà una giornata grigia e piovosa, con temperature in calo.

I temi del 'Ruffilli'



I temi del'istituto tecnico 'Ruffilli' dopo l'incontro con Kalle di lunedì scorso. Qui anche il blog dei ragazzi, dove si parla della cosa.

L’incontro con i ragazzi, incentrato sul fair play, è stato molto interessante e coinvolgente: nella sala Santa Caterina si è creata una specie di conferenza stampa in cui gli studenti erano i giornalisti, mentre l’intervistato speciale era Alberto Calderoni, un ex giocatore che per tutta la sua carriera sportiva ha sostenuto la squadra della sua città, portandole rispetto e affetto, al punto da diventare un modello da seguire per tanti giovani. Ha risposto fugando i dubbi e le curiosità di noi studenti ed è stato molto disponibile nel raccontare la sua carriera sportiva: durante il suo discorso, inoltre, ha introdotto anche numerosi problematiche con cui si può venire a contatto nel mondo meno pulito dello sport, come le sostanze dopanti, il calcio scommesse, il razzismo.
Il suo intento era quello di spiegarci i valore della vita, di  spingerci a seguire la strada in cui crediamo di più e di non prendere “scorciatoie” che potrebbero solo rovinare il nostro futuro.
Durante l’incontro, inoltre, Marco Susanna, uno degli organizzatori del progetto, ha fatto riflettere i presenti leggendo una lettera scritta da Giuliana Selce, ex atleta di marcia, che ha avuto il coraggio di testimoniare e denunciare quella che è stata la scorciatoia sua e di molti sportivi: il doping.
Se il doping rappresenta la “cattiva strada” dello sport, ne esistono però anche tante positive, tra queste il grande gesto di Meghan Wogel che, durante le qualificazioni di atletica leggera per le olimpiadi, ha aiutato una sua avversaria ad arrivare in fondo alla gara. In seguito ad un malore, questa non riusciva infatti più a correre e la Wogel, con un gesto di grande umiltà, l’ha trascinata insieme a lei fino alla fine dell’ultimo giro.
Sono gesti da ricordare (oggi purtroppo se ne vedono pochi) e devono diventare sempre più frequenti e numerosi per fare dello sport un’attività veramente sana e appassionante.
Gli studenti sono stati invitati  ad assistere alla partita che si disputerà tra il Forlì e il Castiglione domenica 17 marzo allo stadio di Forlì.
Forza ragazzi!
Nicolò Casamenti

Il capitano con la maglietta n. 6  ha illustrato cosa abbia significato per lui lo sport e in particolare il calcio, spaziando  dalla fedeltà alla maglia, alla fiducia nei compagni, alla gioia di vincere con lealtà. Gli studenti hanno rivolto varie domande, toccando anche la questione del doping, ma il motivo ricorrente delle parole di “Kalle” ai ragazzi è stato che bisogna sempre credere e coltivare i propri sogni e condannare comportamenti deviati che nulla hanno a che fare con lo sport, quali la violenza e la discriminazione. Secondo Calderoni il “fair play” è una lotta contro l’imbroglio, contro le astuzie al limite della regola,  il doping e la violenza; il fair play è un abbraccio e una pacca amichevole a fine partita data all’avversario. I video e le  slide proiettati durante l’incontro hanno aiutato i ragazzi a capire che lo sport, se  praticato in modo leale, offre  ai giovani l'opportunità di conoscere se stessi, di esprimersi e raggiungere soddisfazioni.
Molto toccante è stata la lettura della testimonianza  di Giuliana Salce, ex atleta italiana di marcia, che è servita per far capire ai studenti come il doping  rovini la vita e la carriera. Il video che ha impressionato maggiormente gli studenti  è stato quello relativo a una gara di atletica, dove Meghan Vogel, accortasi che l’avversaria più temibile, Arden McMath, stava perdendo i sensi, si è avvicinata a lei e, sorreggendola, l’ha aiutata a completare la gara, trascinandola fino al traguardo in prima posizione. I ragazzi hanno percepito che abbiamo tutti la responsabilità di promuovere il fair play, che è il modo migliore per vincere la gara più importante, quella della vita.
Chi gioca lealmente e’ sempre vincitore.
Florinda Tusha e Fadwa Chaibi

giovedì 7 marzo 2013

Senza Sir



Difficilissimo che Alex Buonaventura sia in campo a Savona. L'attaccante ex Civitanovese è ancora dolorante per la botta al polpaccio subita nel primo tempo di Forlì-Rimini. Un bel guaio per Bardi, che per la seconda trasferta consecutiva dovrà affidarsi a un attacco di soli 'pesi leggeri', con la conseguente difficoltà a tenere palla oltre la metacampo per qualcosa più di 20 secondi e far respirare la difesa.

Non che in casa Savona fili tutto liscio. Mister Ninni Corda ha due squalificati (Sentinelli e Gentile) e due barra tre infortunati: out sicuri Molino e Mazzotti, in dubbio Mannoni. Il reparto in emergenza è il centrocampo, bisognerà approfittarne.

Il morale in casa biancorossa resta comunque molto alto. Si vedeva dalla faccia di Arrigoni ieri in conf stampa (il video). Ieri sera poi Beppe Orlando - uno dei più in forma - era convinto di festeggiare il 27° compleanno insieme alla fidanzata in un'osteria di Lugo. Peccato che all'appuntamento si siano presentati anche i compagni di squadra, così quella che doveva essere una cena romantica è diventata l'ennesima occasione per cementificare un gruppo che non è mai stato così unito. Bravi.

mercoledì 6 marzo 2013

Ringhio Giorgi



Mirco Giorgi è il nuovo allenatore del Meldola. Davvero. Dopo aver esonerato una trentina di allenatori in cinque mesi, il patron della società giallorossa Gabriele Gugnoni, uno al cui confronto Zamparini sbiadisce nell'anonimato, ha deciso che la squadra (seconda a 9 punti dal Ravenna) di qui in avanti dovrà semplicemente autogestirsi. Arcistufo di vedere i suoi - gente col contropelo, da Teodorani a Bettini fino a Valle - disubbidire ogni minuto al mister di sorta, il bizzarro consigliere comunale Udc ha affidato agli stessi giocatori la direzione del gruppo, al cui vertice è stato eletto il difensore che l'anno scorso, inserito a gennaio, contribuì in modo determinante alla promozione in C2 del Forlì (quando se ne andò scrisse una bella lettera al blog). Vedremo se Mirco farà come Gattuso, che al Sion alla sua prima da giocatore-allenatore si è addirittura autosostituito.

Gugnoni si è tenuto una sorta di patronato tecnico: deciderà di volta in volta con lo spogliatoio la formazione che scenderà in campo. Auguri. Ah, stasera al Benelli supersfida Ravenna-Forlimpopoli: qui l'efficace presentazione del match di Mattia Sansavini.

Un campione vero



I racconti brevi e intensi degli studenti e delle studentesse di Geometri che hanno chiacchierato una mattina con Kalle. Tanta roba. Nessuno ricorda il cazziatone preso da Brunelli, che a fine incontro ha massacrato quelli delle ultime file colpevoli di troppa distrazione.

Nell’incontro con il campione del Forlì Alberto Calderoni, non si è parlato solo di calcio, ma di tutti quegli sport che hanno trasmesso quel senso di lealtà e gioco di squadra, che oggi giorno non si vede spesso.
Calderoni si è dimostrato una persona semplice e disponibile nei nostri confronti e ci ha dimostrato anche l’importanza che ha avuto per lui la squadra del Forlì. Egli infatti ha rinunciato ad offerte che lo avrebbero portato a livelli superiori rispetto a quelli della sua amata squadra.
Fra i tanti argomenti affrontati, mi ha davvero colpito la presentazione della carta del fair play, che raffigura le regole per essere un giocatore modello non solo nel campo, ma anche al di fuori, e sapere  che lui l’ha rispettata fino in fondo, mi ha portato a provare un profondo senso di stima nei suoi confronti.
Io non sono un amante del calcio, ma sono sincero quando dico che questo incontro mi ha fatto capire molte cose  non solo a livello sportivo, ma anche umano e per questo ringrazio per l’opportunità offertami.
Alessandro Caceres 

Parlare con un calciatore è sempre stato emozionante per me e per chi è interessato a questo sport, per questo motivo il progetto “Un capitano per amico”, che si è svolto a scuola, è stato molto bello e significativo. Alberto Calderoni è stato colui che ha indossato per 14 anni la fascia di capitano ed ha fatto la storia della sua squadra; portarla è un compito che il mister non affida ad ogni giocatore ed indossarla è un onore grandissimo. Il Capitano di una squadra è pertanto un esempio da ammirare per ogni giocatore ed è anche colui che in ogni partita mette grinta e determinazione in tutti gli altri. Dalle risposte che Calderoni ha dato alle nostre domande ho capito molte cose, ma soprattutto che per diventare calciatore c’è bisogno di tanto sacrificio, passione per lo sport che frequenti ed un impegno sempre maggiore ad ogni allenamento. 
Nicholas Cavallucci 

Calderoni è stato bravo nel rendere l’idea dello sport come scuola di vita, in quanto sport come il calcio sono il modo migliore per favorire un sano sviluppo dei ragazzi giovani, perché insegna valori come il rispetti e la lealtà. Il Capitano del Forlì ha sottolineato più volte quanto sia importante avere  forti principi come il senso di appartenenza alla propria città, che oggi non è frequente tra i giovani, che la contrario mirano ad una carriera ad alti livelli, anche se questo richiede la lontananza dal proprio luogo di nascita.
Sicuramente la domanda che ha messo più in difficoltà Calderoni è stata: ”Cosa ne pensa degli stipendi stellari dei calciatori?”. Calderoni, tuttavia, si è espresso con giudizio e discrezione in modo da difendere i propri compagni, ma anche dando ragione a chi resto allibito di fronte a certe cifre.
Vladislav Boroskikh

Alberto Calderoni ha sottolineato l’importanza dello sport nella vita dei ragazzi; l’attività sportiva, infatti, è utile alla crescita sia fisica che mentale, ma è da condurre in modo responsabile nei confronti di se stessi e della società. La lealtà, come anche la passione e il talento, sono gli elementi indispensabili per proseguire una carriera sportiva, ma i più importanti sono sicuramente lealtà e passione. Anche le sconfitte sono fondamentali nello sport, perché aiutano a crescere ed a migliorarsi sempre più per arrivare a poter dire di aver dato il massimo delle proprie capacità. Uno sportivo deve, quindi, in primo luogo, trarre insegnamento dallo sport che pratica, anche dai momenti più bui, come in seguito ad una sconfitta, e trasmettere valori quali lealtà, passione, autostima e consapevolezza dei propri limiti al fine di fare dello sport un insegnamento di vita.
Al fine di far capire ai giovani l’importanza dei valori che lo sport è in grado di trasmettere , la seguente iniziativa ”Un Capitano per Amico” è stata portata avanti anche in tantissime altre scuole forlivesi con lo stesso successo e la stessa partecipazione sia da parte degli organizzatori che degli studenti coinvolti.
Valentina Milanesi

Bastano poche parole per indicare un’originale mattinata passata in compagnia del Capitano del Forlì Calcio per 14 stagioni: Alberto Calderoni. Noi siamo  i giornalisti, lui l’intervistato. Il risultato? Una simpatica ed amatoriale conferenza. Le domande vertono sulla passione del calciatore biancorosso, nata in tenera età, quando i pomeriggi si passavano facendo qualche tiro nel cortile di casa.
Ed è così, in maniera naturale che deve sbocciare l’interesse per qualsiasi sport. Non è, infatti, l’ambizione a voler diventare Messi la strada giusta da seguire nel gioco, ma il piacere e il divertimento, affiancati da  un impegno da condurre in maniera seria e consapevole all’insegna della osservanza delle regole, della convivenza dentro al gruppo squadra, e, soprattutto della consapevolezza dei limiti del proprio talento: una lente che mette a fuoco la sconfitta sotto un punto di vista non così tanto negativo perché “il fallimento è una tappa fondamentale per vincere”
Sofia Ricci

“Da grande sarò costruttore. Un motociclista. Correrò nel vento, Nuoterò, Saremo campioni, Farò il calciatore: Il Playmaker. L’informatico. L’attore …Poi cresci con la voglia di dimostrare che spesso i sogni si avverano: puoi essere il campione che hai sempre sognato, potrai vincere, gioire, respirare, correre, esultare, trionfare sorridere, resistere.
"l doping spegne i sogni. Lo sport. La vita
E’stato proprio questo spot anti-doping, premiato per conto del ministero della salute e dello sport, a introdurre l’argomento durante l’incontro con l’ex-capitano del Forlì Alberto Calderoni.
Per doping si intende l’uso o abuso di sostanze o farmaci vietati, con lo scopo di aumentare artificialmente le proprie prestazioni fisiche. I regolamenti sportivi vietano, ovviamente, il doping e obbligano gli atleti  a sottoporsi a controlli medici antidoping con conseguente allontanamento per un periodo più o meno lungo nel caso di positività. In questi ultimi anni il doping si sta diffondendo molto rapidamente anche tra gli atleti non professionisti. Questa è una battaglia che, secondo me, non finirà mai perché ci sono persone che cercano in continuazione di aggirare le normative, utilizzando sostanze dopanti non facilmente rintracciabili.
Ringrazio la nostra scuola, la società del Forlì Calcio e Alberto Calderoni in particolare per averci dato l’opportunità di affrontare questo argomento, che ci ha fatto aprire gli occhi su un aspetto negativo del mondo dello sport e ci ha permesso di comprendere i veri valori di questo .
Beatrice de Pascale

Alberto Calderoni si è presentato insieme al suo staff per continuare un progetto iniziato a settembre, chiamato “Un campione per amico”. Questo progetto consiste nell’andare nelle scuole per raccontare le esperienze di Alberto Calderoni stesso, giocatore e capitano storico del Forlì Calcio, dove ha militato per 14 lunghe stagioni fatte soprattutto di soddisfazioni.
Alberto Calderoni, con la collaborazione di Marco Susanna, Franco Pardolesi e Giovanni Brunelli ha raccontato le sue esperienze calcistiche rispondendo alle domande di noi studenti.
E’ stata un’esperienza interessante, che ha catturato la mia attenzione, sia perché l’argomento mi interessava particolarmente, sia perché la “ lezione” non era un monologo di Calderoni, ma rendeva partecipi anche noi attraverso le nostre domande; sono stati riprodotti, inoltre, numerosi video sportivi ed educativi allo stesso tempo.
E’ proprio questo che voleva far capire Calderoni, lo sport, applicato con i giusti fondamentali, può essere sicuramente educativo. Anche il calcio come tutte le carriere termina, ed anche per Calderoni è arrivato il momento dell’addio ai campi, il racconto di questo momento mi ha colpito molto perché ha saputo dare un taglio netto con il suo passato. Il campione ha spiegato che si era accorto che ormai quel mondo,al di fuori del campo, gli stava stretto, perché erano cambiati i suoi interessi e le sue aspettative rispetto alla vita.
L’ennesimo gesto che ci fa capire che grande persona è oltre al grande giocatore e capitano che è stato.
Manuel Monti

Alberto Calderoni ci ha raccontato la sua carriera calcistica e l’esperienza vissuta nelle varie squadre in cui ha militato e subito abbiamo capito che lui è stato una bandiera per il Forlì e che aveva un forte attaccamento alla squadra. Oltre ad averci parlato della sua carriera, ha risposto a diverse nostre curiosità.
Un tema che mi ha molto coinvolto è stato quello delle vicende della società biancorossa, che dopo il fallimento dovette ripartire dalla categoria promozione ma, grazie all’impegno di tutti, riuscì addirittura a vincere il campionato.
L’intervista è stata accompagnata dalla visione di video, alcuni dei quali relativi alle esultanze in campo e nello spogliatoio al momento del raggiungimento del tanto ambito traguardo. Obiettivo quest’ultimo che è stato raggiunto grazie all’unione della squadra ma, soprattutto grazie al supporto dei tifosi e dei cittadini che hanno continuato a seguirla anche dopo la retrocessione in una categoria dilettantistica.
Gianluca Morgagni

L’esperienza vissuta oggi è stata molto interessante; Alberto Calderoni ci ha donato molte motivazioni per un futuro migliore, ci ha spronato e ci ha comunicato che non solo il talento serve per fare una carriera e che, quindi, tutti se daranno il proprio meglio, potranno ottenere ottimi risultati. “Per un futuro migliore è fondamentale non avere il rimpianto di non aver dato il proprio meglio”
Fra i molti argomenti trattati quello che mi ha colpito di più è quello del doping: ormai viviamo in  un mondo malato, dove si tenta di frodare i propri colleghi , amici, anche quelli che come te hanno sempre faticato per raggiungere i tuoi stessi obiettivi. Ho visto carriere distrutte anche di miei idoli come Marco Pantani, ho visto titoli mondiali vinti dopandosi. Spesso mi chiedo: Cosa spinge un calciatore, un ciclista, un nuotatore a rubare ad ingannare i propri compagni?
L’unica risposta che mi so dare è questa: “La vittoria, la medaglia d’oro è come una droga e solo colui che è forte d’animo e chi ha una grande passione riesce ad essere leale”
Filippo Rossi

Caro campione amico,
L’incontro con te  ha confermato idee che già avevo nella mia testa, mi sei sembrato una persona umile, con i piedi per terra e consapevole di non  essere stato un giocatore internazionale, ma un pilastro della città di Forlì. Detto questo, il tema del quale abbiamo parlato e che mi ha colpito in particolare è stato quello del rapporto fra capacità e passione in un vero sportivo. Sono rimasto, infatti, davvero sorpreso dalle tue affermazioni, che condivido pienamente e che mi permetto di integrare con questa mia osservazione:
 “Arriva più lontano un giocatore che ha la testa sulle spalle, crede alle sue potenzialità e rimane con i piedi per terra, anziché un ragazzo che ha le qualità ma non la testa!”
Niccolò Mandriani

Caro Simone,
siccome tu ami il calcio e non hai avuto la fortuna di conoscere Alberto Calderoni, ti parlerò io un po’ di lui.
Ti racconterò innanzi tutto l’esperienza vissuta durante l’incontro a scuola con lui. Esperienza che mi ha arricchito sicuramente dal punto di vista emotivo. Calderoni è una persona semplice, spontanea e ti mette immediatamente a tuo agio. Pur essendo stato un calciatore di successo non si è montato la testa.
Questo lo conferma il fatto che poteva cambiare squadra e di conseguenza scegliere un futuro forse brillante economicamente più vantaggioso, invece ha scelto di rimanere nella propria squadra. Durante il suo intervento ci ha fatto vedere vari video attraverso i quali abbiamo ricevuto messaggi importanti. Me ne sono rimasti impressi due, uno riguardante una gara atletica, dove una ragazza durante la corsa è caduta a terra e l’avversaria anziché approfittare della situazione, come succede nella maggior parte dei casi, l’ha aiutata a rialzarsi e a finire la gara insieme. L’altro video riguardava una partita di calcio dove l’attaccante, al posto di fare goal, ha volutamente tirato la palla fuori campo, perché un difensore avversario si era fatto male ed era disteso a terra. Secondo il suo punto di vista non era giusto approfittare della situazione.
Vedi Simone questo è lo sport e Calderoni ci ha regalato una bella lezione di vita
Ciao, a presto.
Michele Rossi

Cari lettori
Quando ho incontrato Calderoni ho pensato che il mondo è pieno di campioni, ma dopo averlo ascoltato ho capito che sono pochi quelli come lui che il calcio, come la vita, lo ha vissuto con il cuore.
In particolare ci ha parlato del “Fair Play”,un regolamento che elenca alcuni punti da seguire per essere leale con l‘avversario: ad esempio,anziché fare goal, tirare fuori la palla, se l’avversario è a terra dolorante.
Alberto Calderoni è un personaggio che, conosciuto  a fondo, ti sprona a dare il meglio  di te in qualsiasi attività, ma soprattutto in ambito sportivo.
Alessio Monti

martedì 5 marzo 2013

Il video di Pro Patria-Forlì


Tanto fumo per la Pro Patria, ma l'occasione migliore della partita a me pare l'abbia avuta Sampaolesi. Il riassunto del match su CPiace (San Marino tv, qui), ospite ieri sera Roby Sabato. Pro Patria-Forlì comincia al minuto 56, prima parlano della straordinaria vittoria del Rimini.

lunedì 4 marzo 2013

Le foto di Pro Patria-Forlì



Molti Cozzolino e altrettanto Ginestra nel fotoservizio di Roberto Gernetti.

L'assessore allo sport è scoppiato?



L'assessore allo sport del Comune di Forlì ha pubblicato stasera sul proprio profilo facebook questo video. Ora, immagino che l'intento del prof. fosse quello di mettere in ridicolo Beppe Grillo, ma l'effetto che ne risulta è a dir poco grottesco. Perché nessuno l'ha fermato? La disinvoltura con cui Balzani esegue la performance mi ricorda i tempi in cui, adolescente e inizialmente sobrio, mi imponevo l'innaturale sforzo di ballare in discoteca.

Seba, per dire, con la maschera aveva tutt'altro stile.

Kalle al Melozzo



Stamattina Alberto insieme a Marco Susanna, Pardo e Brunelli ha fatto visita ai ragazzi del Melozzo, in via Romanello da Forlì. Vedete dalle foto quanti erano, riporto qui sotto la lettera di Giuliana Salce, 12 volte campionessa italiana e oro ai campionati del mondo di atletica leggera indoor di Parigi nel 1985 sui 3 km di marcia. La Salce ha avuto a che fare col doping, l'ha denunciato ed è stata fatta fuori dal sistema. Fa la spazzina a Roma. Susanna ha letto ai ragazzi le righe che seguono.

Mi alzo tutte le mattine alle quattro e mezza, per andare a lavorare. Da due anni faccio l’operatrice ecologica, la spazzina, a Roma. Sono a metà tempo, dalle 6 e mezza alle 11 e cinquanta, all’AMA (Azienda Municipale Ambiente). Raccolgo la differenziata porta a porta per 700 euro al mese. Non è facile, con un figlio di 23 anni. Ma poteva anche andarmi peggio.
Mi chiamo Giuliana Salce e sono stata un’atleta di fama e di record internazionali. La mia specialità era la marcia: 12 titoli italiani, cinque outdoor e sette indoor. Nell’83, a L’Aquila, ottenni il mio primo record del mondo nella 5 chilometri,nell’85 vinsi nei tremila metri la medaglia d’oro ai mondiali indoor di Parigi. E due anni dopo conquistai due argenti: uno agli europei, a Liévin, e uno mondiale a Indianapolis, sempre indoor. Per questi risultati sono stata inserita nella Hall of Fame - I migliori atleti italiani di sempre della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera). Con lo sport ho combattuto i miei problemi giovanili di bulimia e di anoressia. E forse anche per questo sono stata un’atleta longeva e creativa, nell’agonismo. Nel ‘99, a 43 anni, decisi di passare dall’atletica al ciclismo, categoria master. Non immaginavo che per la mia voglia di pulizia avrei conosciuto il dolore, la disoccupazione, perfino la lotta per la sopravvivenza.
Ho combattuto il doping e sono stata abbandonata da tutti. Nel 2004, dopo la morte di Marco Pantani, decisi
di autodenunciarmi. Per quattro mesi un consigliere della Federazione ciclistica mi aveva di fatto costretto a doparmi: epo (eritropoietina) e gh (ormone della crescita). Faceva tutto lui. Decideva sostanze, dosi, tempi. Mi diceva solo: prendi la pasticca. All’inizio ti senti onnipotente, imbattibile.
L’epo ti fa aumentare la resistenza a dismisura.
Con il gh , le mie gambe erano cambiate: possenti, forti, senza un filo di grasso. Una mia amica, il giorno del mio compleanno, il 16 giugno, mi disse: «che belle cosce che hai. Come hai fatto?». Vincevo, arrivavo seconda in montagna, io che sono nata al mare. Ma l’effetto sulla testa era negativo. Terribile. E anche sul fisico: ho avuto un tumore alla tiroide, quasi sicuramente provocato dall’epo, e un’infezione che non passa alla gamba, per colpa del gh: mi avevano fatto prendere quello ricavato dai cadaveri. Prima di vuotare il sacco ne parlai con mio figlio Barnaba, che fa pugilato ed è campione regionale dei pesi welter, ma non prende nulla perché io gli assaggio anche la borraccia dell’acqua. Gli dissi che ci avrebbero reso la vita molto difficile. Io volevo denunciare tutto quello schifo soprattutto per tutelare i giovani: si può vincere anche senza rovinarsi. Il doping tra i ragazzi, e perfino tra i bambini, è una piaga. Il papà di un piccolo calciatore, conoscendo un po’ la mia storia, mi chiese che cosa poteva dare a suo figlio per farlo diventare più forte. Barnaba non esitò un istante: «mamma vai! Sono con te!». E allora sono andata in una trasmissione televisiva e ho raccontato tutto. Temevo ritorsioni e consegnai una lunga lettera a un avvocato.
In quegli stessi giorni, Ivano Fanini, il titolare di una squadra ciclistica importante, Amore e Vita, e un grande combattente contro il doping, mi mise in contatto con i Carabinieri del Nas di Firenze. Alle 17.30 di un pomeriggio di aprile erano a casa mia. Parlai fino alle quattro di mattina. Molte cose le sapevano già, compreso il nome del consigliere della Federazione che mi faceva dopare. Nel blitz del giugno 2004, quello della famosa operazione della Procura di Roma, Oil for drug, fu arrestato e mandato a processo insieme ad altre 137 persone, tra cui il famoso dottor Michele Ferrari, il dopatore del marciatore Alex Schwazer e del ciclista Lance Amstrong.
Nel periodo in cui mi autodenunciai lavoravo in un centro sportivo. Il titolare mi disse di lasciare perdere con le denunce e mi dimezzò le ore di lavoro. A proposito, mamme e papà: fate attenzione perché nelle palestre gira di tutto, si fanno le punture di gh nelle cosce e anche gli integratori, se non sono controllati, possono fare molto male perché li “tagliano” con dosi di anabolizzanti. Nel 2004, insomma, mi trovai completamente disoccupata. Riuscii, fortunatamente, a ottenere un lavoro: alle quattro di mattina andavo in un centro commerciale per pulire. Arrotondavo, ogni tanto, facendo lo stesso in alcune case private. Non sapevo come andare avanti. Ricevevo le scatole di alimenti dalla Croce Rosse. Quando arrivavano a Natale per mio figlio era una festa. Mi veniva da piangere. Andai anche alla Fidal a chiedere aiuto. Mi fecero grandi promesse. Aspettai e aspettai. Finché arrivò la telefonata. Volevano farmi lavorare. Ero felice.
Invece, mi offrirono di andare ad attaccare in giro i manifesti del Golden Gala: «ti diamo più che agli extracomunitari». È chiaro, no, perché sono felice di fare la spazzina per il Comune di Roma? Ma la mia partita con lo sport e con la lotta al doping non è certo chiusa. Oggi sono una signora di 57 anni, anche se avrei tranquillamente potuto gareggiare fino a 50 se non mi fossi autodenunciata, e dico: per fortuna che mi sono dopata soltanto per quattro mesi! Sto scrivendo il mio libro con una mia amica e un medico-biologo, e sto iniziando un corso di atletica per bambini nel cortile di una scuola di Ostia. Cerco un piccolo sponsor per le 20 magliette. Vado nelle scuole elementari a spiegare ai bambini che il doping è come l’alcol e come la droga. Crea dipendenza, perché ti porta in vetta con facilità, ma poi fa tanto male. Loro capiscono benissimo. Non so se dire per fortuna o purtroppo. Per fortuna, perché si possono salvare da una visione dello sport e della vita “drogata”. Purtroppo, perché già sanno: alcuni di loro hanno genitori che li stanno avvicinando a questa pratica. Un segnale d’allarme?
Se a sei, sette anni giocano con il bicarbonato, con l’Aulin o con la Citrosodina, c’è qualche cosa che non va. I bambini ti mettono con le spalle al muro. Una piccola, durante la mia lezione, ha alzato la mano e mi ha chiesto: «Ma tu lo sapevi?». «Sì». «E allora, perché l’hai fatto?».
Giuliana Salce

domenica 3 marzo 2013

I miracoli di San Paolo



Un Ginestra formato paradiso (giusto Cozzolino?) stoppa la capolista, ma è tutta la fase difensiva del Forlì ad essere finalmente granitica. La Pro Patria attacca ma non sfonda, il Forlì si accontenta e gode: solo Savona, Bassano e Venezia erano riuscite a fermare l'attacco atomico dei biancoblù.

Le altre big del girone vincono tutte tranne Alessandria e Castiglione: si crea così una frattura di 5 punti tra le prime otto e il resto del girone. Il Forlì, 39 a -2 dai playoff con una gara in meno, se la giocherà fino in fondo. E già questa mi pare un'ottima notizia.