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lunedì 18 gennaio 2016

La mia palestra biancorossa


La mia fortuna sono queste mattinate. Quando mi domando, e capita spesso anche ultimamente, perché mai a me che sono forlimpopolese e juventino, quindi due volte vincente, dovrebbe interessare qualcosa del Forlì. Poi vedo Kalle in mezzo ai bambini e alle bambine, parlare loro del calcio e della passione per lo sport, e gira tutto. Capisco, di nuovo, e mi allineo. E voto al sondaggio però da juventino: meglio che domenica l'Altovicentino faccia il culo a strisce gialloblù al Parma. O tutto o niente.

giovedì 7 gennaio 2016

Il talento nel dna



Ieri ci sono state le finali del torneo di San Martino in Strada, appuntamento tradizionalissimo per i piccoli calciatori del circondario. La classifica generale è stata vinta dall'Edelweiss, la coppa per il capocannoniere di tutta la manifestazione invece è andata nelle mani di un bimbo poco più grande della scultura stessa, il piccolo Thomas Poletti da Meldola.

giovedì 12 novembre 2015

Baby boom


Sondaggione a lato: chi è stato finora il giovane più bravo? O se volete, chi è il più promettente? Ho messo quattro nomi: Merelli ('96), Bisoli ('96), Enchisi ('97) e Tentoni ('97). Il primo lo vediamo tutti anche capendo come me pochissimo di portieri, è uno che in D c'entra niente. Il secondo dicono sia tra i ragazzi quello con la testa più pronta per fare il calciatore, merito immagino anche di papà Pierpaolo. Il terzo è il mio pupillo: fossi nel Forlì farei il possibile per convincere il Rimini a mollarlo. Il quarto ha già segnato due reti, è un figlio d'arte e si destreggia già su vari ruoli come un calciatore vero. Aspettando Bussaglia e ovviamente il nostro Frabattista.

sabato 18 aprile 2015

Il prepartita



Lo so che nel giorno della partita di queste cose ve ne frega il giusto cioè meno di zero, però stamattina (foto) sono passato dai Romiti dove Kalle e Susanna (insieme a Brunelli, a Pardo, al pres, alla Samorì, a Casadei e a due giocatori) stavano chiudendo il cerchio con 'Un capitano per amico', che saluta la stagione e torna la prossima. A proposito, lunedì sera c'è una bella roba in Comune, vi aggiorno. Comunque tutto questo per dire che i due giocatori erano Pettarin e Pastore, che praticamente non conosco, e mi hanno stupito parecchio. Due ragazzi davvero in gamba, con la testa sulle spalle (di Pastore non si direbbe vedendo questo) e la capacità di parlare al microfono di argomenti delicati come il rapporto con i propri genitori, davanti a un centinaio abbondante di persone, senza perdere un briciolo di lucidità né scadere in facili luoghi comuni. Bravissimi.

E ora, scusandomi di nuovo per la parentesi sbrodolosa, possiamo pensare all'Aquila.

martedì 31 marzo 2015

Forlì col cuore



Domani parla Firicano, giovedì sera si gioca a Ferrara senza Drudi squalificato. Nel frattempo, colpa mia che mi son perso in questi giorni, non vi ho dato conto del solito, strepitoso incontro di Kalle nelle scuole. Sabato mattina era alla 'Palmezzano' e per la prima volta c'era anche Fabbri, il quale per poco a fine incontro non si mette a piangere (a lato la gallery, qui tutte le foto grandi, c'era anche la Samorì). I due, Kalle e il pres, a fine mattinata hanno distribuito una settantina di sciarpe biancorosse a tutti i ragazzini e le ragazzine presenti. Bellissimo e intelligentissimo. Finalmente il Forlì comincia a credere davvero nell'iniziativa che, parere mio, porta cento volte più di quello che costa, è moralmente meravigliosa e rimette uno come Alberto - direbbe Garcia - al centro del villaggio. Se posso esprimere un desiderio personale mi piacerebbe presto o tardi vedere allo stesso tavolo oltre ai due sopracitati anche Aldone, il cui rapporto coi ragazzi delle scuole elementari o medie mi incuriosisce parecchio. Sabato 18 ultimo appuntamento stagionale al Pala Romiti con 200 giovani della 'Mercuriale' e plausibili prossimi tifosi del Forlì. Due giorni dopo, la sera del 20, Giuliana Salce in Comune. Chi è Giuliana Salce lo leggete qui: agli incontri di Kalle nelle scuole viene letta, sempre, la sua lettera di denuncia al doping che a me personalmente provoca lacrimoni trattenuti e aggrovigliamenti di stomaco.

Detto questo, prendiamoci sto benedetto 'Mazza'.  

martedì 6 maggio 2014

Nucifora è invitato


Il fair play dallo sport alla vita. Stasera alle 20 al Morgagni si chiude il biennio ideato e realizzato da Susanna e Kalle nelle scuole forlivesi. Hanno incontrato 3.100 alunni in venti scuole, 150 classi, 200 insegnanti, 100 articoli ricevuti di ragazzi e tutti pubblicati qui sul blog. Leggeteli quando avete tempo perché fanno bene al cuore.

Stasera sono invitati i genitori dei ragazzi. Ovviamente l'invito è esteso per meriti acquisiti sul campo anche al diesse della Torres Enzo Nucifora.

lunedì 14 aprile 2014

La strada in cui si crede



Di seguito i temi scritti dai ragazzi del liceo classico dopo l'incontro con Kalle, penultimo stagionale. 


Sport. Cos’è lo sport? Lo sport è il praticare un’ attività fisica (svolta da soli o in squadra) volta a migliorare sia le capacità fisiche che mentali dell’atleta. Lo sport non è solo competizione, l’importante non è arrivare primi. Lo sport è fatto di tante cose: di fatica, sì, ma anche di soddisfazione, la soddisfazione di aver dato il massimo, di essere stati leali e rispettosi (anche con chi non lo è stato), con la consapevolezza di poter sempre migliorare e di poter fare sempre affidamento su altre persone (compagni di squadra, allenatore, genitori …) anche quando si è in difficoltà.
A tal proposito appunto alcune parti di una lettera scritta da Matteo Balestri, membro della nostra classe che si dedica al gioco del calcio presso la “Pianta”, una società sportiva di Forlì. “ Il calcio è uno sport di squadra, che mi ha insegnato a consolidare lo spirito di gruppo. Vincere o perdere una partita non dipende tanto dalla prestazione personale, ma da quella della squadra. Noi ragazzi siamo una collettività, e tra noi non vi è competizione, ma spirito di collaborazione (come ci ha detto l’ex capitano del Forlì Roberto Calderoni durante l’incontro tenutosi a scuola), e per questo è fondamentale non accusarsi reciprocamente della sconfitta, ma incoraggiarsi ed aiutarsi, soprattutto nel momento del bisogno. Praticare uno sport individuale è molto più difficile, perché generalmente si mira più al successo personale che allo spirito di gruppo, e questo per mostrare al meglio le proprie capacità. Lo sport non deve essere una guerra tra atleti, ma deve insegnare a tutti a relazionarsi con gli altri in maniera sana ed efficace. Nella vita è fondamentale mettersi in gioco , e saper affrontare in maniera efficace sia le vittorie che le sconfitte, per imparare soprattutto dalle ultime, ed è per questo che io credo che lo sport abbia un ruolo centrale sia nella mia vita che in quella degli altri. Lo sport oggi non è ben visto, per tutto ciò che riguarda le scommesse illegali, il fanatismo (e a volte anche razzismo) dei tifosi, la spesso cattiva condotta degli idoli sportivi e infine anche il doping, che riduce lo spirito dello sport ad una pillola o una siringa.”.
Ma torniamo alla fatica. Svolgere un qualsiasi tipo di attività fisica è in sé stancante (anche a camminare ci si stanca), ma alcuni sport richiedo dei sacrifici non trascurabili. Per chi fa sport per tenersi in forma non sono poi cose così significative, ma per quelle persone che praticano sport a livello agonistico (e che sullo sport ci basano la loro vita, perché è quello il loro lavoro) le regole si fanno più rigide: bisogna tenersi costantemente in esercizio, non bere e non fumare al fine di restare in salute, avere una dieta giusta ed equilibrata, mantenere il giusto atteggiamento mentale per essere sicuri delle proprie possibilità, cercando costantemente di migliorare, di fare anche un solo passo avanti, perché migliorare non solo si può, ma si deve. Ma un’atleta non può migliorare all’infinito: anche se c’è chi ha un margine di progresso più esteso e chi ne ha uno più ristretto, tutti hanno un limite oltre il quale non si può andare. Questo è un dato di fatto, e lo si deve accettare. Bisogna ricordare bene che l’importante non è vincere, ma aver dato il massimo delle proprie possibilità.
Ma non sempre lo si accetta. Tra i tanti atleti onesti e “dai metodi tradizionali” ce ne sono altri che vogliono ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, ridurre i tempi di miglioramento e superare il loro limite fisiologico. Ed è così che introduciamo l’argomento principale di questo manifesto: il doping.
Per definizione, il doping è l’assunzione di sostanze stupefacenti al fine di avere un innaturale miglioramento delle proprie capacità (in questo caso fisiche).
Per alcuni atleti (e per i medici che si arricchiscono prescrivendoglieli) questi farmaci rappresentano il futuro: essi hanno il potere di trasformarti un atleta perfetto, con forza e velocità mostruose, e diminuiscono sensibilmente la percezione della fatica, consentendo di compiere sforzi più prolungati e faticosi. Ma non è forse troppo bello? Come in tutte le cose, anche qui bisogna riconoscere l’altra faccia della medaglia. Da un punto di vista personale doparsi è una cosa giusta, se l’atleta che si dopa è disposto ad andare incontro ad un accelerato processo di decadimento fisico e psicologico causato da effetti come la deformazione ossea dovuta ad un eccessivo ed incontrollato aumento della massa muscolare, all’intasamento delle arterie a causa dell’eccessivo numero di globuli rossi (che vengono somministrati per aumentare l’apporto di energia ai muscoli), tumori che sono provocati dalle alterazioni che i farmaci causano ai vari tessuti muscolari, malattie come quella di Creutzfeld, che provoca un forte decadimento mentale (che può risultare anche fatale), disturbi alle ghiandole ormonali (come la tiroide) con consecutive disfunzioni … va poi ricordato che le medicine fanno bene a chi sta male, e che quindi su chi non ne ha bisogno faranno solo dei danni.
Da un punto di vista legale il doping e le sostanze dopanti risultano vietate dai regolamenti del CIO (comitato olimpico internazionale), e qualunque atleta risulti essere positivo ai controlli anti doping subisce una squalifica dalle competizioni per un dato periodo di tempo (a volte anche a vita). Va inoltre ricordato che negli ultimi anni in molti paesi (tra cui l’Italia) il doping è diventato reato sotto forma di frode sportiva. In base a queste leggi risulta perseguibile non solo l’atleta che ha fatto uso di farmaci, ma anche il medico che glieli ha prescritti e il fornitore che glieli ha procurati.
La diffusione del doping risale agli anni cinquanta, nell’Europa dell’est, dove veniva applicato in maniera sistematica a tutti gli atleti che partecipavano alle olimpiadi. Poco si sapeva di eventuali effetti collaterali, mentre evidenti erano i miglioramenti fisici, specialmente per le donne che per diventare più forti e resistenti venivano trattate con ormoni maschili come il testosterone (che se presente in grandi quantità espone l’organismo ad un maggiore rischio di cancro). I danni per gli atleti furono però devastanti, e ci furono anche delle donne (come la pesista Heidi Krieger) che a causa delle eccessive mutazioni fisiche furono costrette a diventare uomini.
Nonostante i controlli, quello del doping è un fenomeno che non riguarda solo gli atleti agonistici, ma anche chi pratica sport a livello dilettantistico ed amatoriale, e solo in Italia il giro d’affari che ne deriva supera i 600 milioni di euro.
Come ultimo pensiero vorrei parlare del doping da un punto di vista logico: se in una gara un corridore arriva secondo e un tizio in moto arriva primo, il tizio in moto se la merita davvero la vittoria?
1 A

Il rispetto delle regole è un aspetto fondamentale nella società; i giovani di oggi si “allenano” alla vita in società attraverso lo sport e il rispetto delle sue regole.
Nonostante si senta parlare continuamente di fair play, ancora oggi, nel 2014, soprattutto negli stadi italiani vediamo gente che discrimina i giocatori per il colore della loro pelle, oppure che, durante partite di calcio, riesce a provocare risse anche solo per una sciocchezza. Nello sport sono presenti anche alcuni atleti che, per vincere gare ed essere più forti, assumono sostanze dopanti che, con il passare del tempo, faranno solo del male al proprio corpo, senza contare che, in realtà, ingannano principalmente se stessi.
A dimostrazione di quanto detto, episodi di questo genere sono all’ordine del giorno: ad esempio pensiamo ai vari episodi razzisti che si sono verificati da parte di alcuni tifosi nei confronti di alcuni giocatori come Mario Balotelli, fischiato e discriminato solo per il colore della sua pelle, oppure, a Marco Pantani, un grande campione italiano di ciclismo che, dopo aver vinto tutto il possibile, è entrato nel giro del doping, che lo ha intrappolato per qualche anno prima della sua morte.
Secondo me, invece, lo sport è una cosa meravigliosa, nonostante ci sia tanta disonestà e mancanza di rispetto delle regole. Il vero sport si manifesta soprattutto nel Fair Play vero e disinteressato, Fair Play che è raro, ma esistente. Ad esempio, alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 due sciatrici arrivate prime a pari merito con lo stesso tempo, sono salite sul podio tenendosi per mano e si sono abbracciate, facendo vedere al mondo un episodio di Fair Play che tutti gli atleti di ogni sport dovrebbero prendere come esempio. Questo è stato un gesto molto bello, perché hanno assunto entrambe un comportamento rispettoso l’una verso l’altra.
Proprio di Fair Play si è parlato all’incontro di sabato 29 marzo in cui Alberto Calderoni e alcuni responsabili del Forlì Calcio ci hanno presentato il loro progetto “Un capitano per amico”. In quest’occasione è stato sottolineato il fatto che, anche se oggi siamo abituati a vedere in televisione o al computer soprattutto persone litigiose che si offendono e si picchiano, mancando di rispetto all’avversario, non dovremmo mai dimenticarci della fratellanza e del rispetto, valori che sembrano molto rari. Il metodo utilizzato è stato presentare tre “Opere d’arte” in senso lato: la Cappella Sistina di Michelangelo a Roma, Yuri Chechi alle olimpiadi di Atlanta 1996 e la maratoneta Gabriela Andersen che, con le ultime forze e la tenacia rimaste, taglia il traguardo alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 giungendo barcollante e al limite del collasso, 37esima!!! Tre opere di carattere completamente diverso, ma che hanno una grande importanza a livello storico e sociale. La presentazione è terminata con una scritta inanimata “Forlì 2014”, come ad invitare ciascun presente a “disegnare” la propria opera d’arte nel rispetto del Fair Play. Un grande progetto che dimostra che ogni singola persona può dare il suo contributo ad un mondo più onesto e rispettoso delle regole.
Biscaglia


Sabato 29 Marzo 2014 a scuola si è tenuto l’incontro con due dirigenti della squadra calcistica del Forlì ed Alberto Calderoni, ex capitano del medesimo team, per riflettere sull’importanza dello sport e della sua influenza sulla nostra vita, dei suoi vantaggi, ma anche sulle difficoltà ed i sacrifici che esso comporta. E’ stata una lezione insolita e molto educativa, avente il fine di avvicinare i ragazzi al mondo dell’attività fisica rendendoli partecipi delle molte testimonianze ed emozioni di chi ne fa parte, coinvolgendoli però anche sul campo della quotidianità, proponendo argomenti e discussioni che possono essere applicati nella vita di tutti i giorni.
Attraverso le parole degli organizzatori dell’evento è stato possibile riconoscere che qualunque sia lo sport in questione, vincere non è mai la cosa più importante. Ciò che importa davvero è impegnarsi, credere in ciò che si fa e nei propri obiettivi, dare sempre il massimo di sé stessi e mai arrendersi, perché niente è impossibile; non conta il risultato, in quanto se è questo lo spirito con il quale si gioca, si è già vincitori. Questa è una riflessione che si adatta perfettamente a moltissimi ambiti anche al di fuori di quello sportivo, come ad esempio la scuola.
Durante lo svolgimento del progetto è avvenuta inoltre la visione di alcuni video, i quali ci hanno permesso di capire ciò che lo sport significa per un atleta, le emozioni che trasmette e le soddisfazioni che esso può dare. Abbiamo compreso che gli obiettivi ai quali si può aspirare possono essere molto diversi, e che, per alcune persone, anche raggiungere la fine di una gara, magari senza vincere ma sapendo di avercela fatta, può essere un grande traguardo.
Un altro aspetto fondamentale del quale si è parlato è la lealtà. Essa assume un ruolo di grande importanza, insieme al rispetto nei confronti degli altri, perché garantisce un ambiente sereno e allo stesso tempo permette all’atleta di mettere in pratica le sue capacità attraverso lo sforzo per raggiungere l’obiettivo prefissato, il tutto senza liti con gli avversari. In fondo, non è molto meglio così? Preferire l’amaro di una sconfitta, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di essersi sempre impegnati e aver tentato fino alla fine, rispetto alla gioia di una vittoria conquistata con l’inganno? Vivere al massimo le emozioni provate durante il gioco, sentire la fatica, il sudore, la gioia, e anche la delusione. Perché alla fine sbagliare non è un male. Ci permette di imparare dai nostri errori, rialzarci dalle cadute e provare ancora e ancora, senza arrendersi, finché non raggiungiamo il nostro traguardo.
Giuliani


A volte corri per vincere, ti alleni duramente per molti anni con tanto sudore, sofferenze per i crampi.
Senti la paura prima di ogni gara, c'è chi la descrive dicendo di avere le farfalle nello stomaco o chi dice che ha le gambe che fanno “Giacomo-Giacomo”...
C'è chi si carica sentendo il tifo sugli spalti e chi invece si intimorisce per questo.
C'è chi “a tutti i costi” vuole vincere ma, per fortuna, non succede tutte le volte!
Infatti c'è stato anche chi ha vinto perdendo! Sì, proprio vincere nel momento in cui stai perdendo poiché, con un gesto insolito, destinato a rimanere impresso nella mente di tutte le persone presenti, può succedere anche questo.
Un gesto che ha colpito anche me, anche se non capisco come una persona, dopo tanti anni di duro lavoro possa, ad un passo dal traguardo, decidere di arrestare la propria corsa per andare ad aiutare un avversario caduto pochi metri prima del traguardo, fermarsi per permettergli di finire la gara, se da vincitore o da sconfitto poco importa, l'importante, in quel momento, era concluderla.
Questa è la storia di un video mostratoci da tre rappresentati dell'Associazione sportiva Forlì calcio, con lo scopo di insegnare a noi studenti una regola ancora non molto conosciuta e difficile da mantenere, quale quella del Fair play.
La lezione è stata condotta da Alberto Calderoni, ex capitano della prima squadra del Forlì, interessato a trasmetterci l'insegnamento che ha potuto trarre da tutti gli anni passati, ma soprattutto la correttezza che occorre sempre applicare, nel sacrificio e nella fatica in qualsiasi cosa si faccia, nel rispetto dell'avversario e nel riuscire ad essere così lucidi da potersi fermare e riflettere o lasciar prevalere l'altruismo, senza vergognarsi, anche in una gara di sport.
Però molto spesso la passione che uno sportivo impiega viene spenta da una sostanza che inizialmente ti fa sentire forte, potente, essa prende il nome di doping, una droga che tenta di far diventare migliori con l'inganno.
Gli sportivi che ricorrono al doping vogliono raggiungere l'obbiettivo senza fatica, ma il doping è anche altro, è corruzione...
Lo sport dovrebbe comprendere entusiasmo per la partecipazione, consapevolezza delle proprie capacità, rispetto per l'avversario ma, soprattutto, divertimento nel rispetto delle regole, per mettere in gioco in primis le proprie capacità, ma il doping oltre a rovinare tutte le qualità di uno sport rovina anche la salute di chi ne fa uso.
Sabato con i rappresentati, ne abbiamo discusso, e ci hanno letto una testimonianza di un'atleta che ha fatto uso di doping; in questa dichiarazione Giuliana Salce racconta la sua storia, ovvero come lei era dopo essersi dopata per quattro mesi, smise di praticare sport perché iniziò a risentire degli effetti collaterali, e dopo un periodo di disoccupazione e dopo essersi autodenunciata ha trovato un lavoro come operatrice ecologica.
Il meeting si è concluso con un filmato che ha lasciato senza parole tutti le persone presenti: in questo video si poteva capire molto bene quanto uno sport può essere importante, ma soprattutto essenziale per la vita di uno sportivo, e per quest'ultimo il sudore che impiega sta a significare l'amore e la dedizione di una passione che molte volte viene posta come priorità.
Tessa Lombardi 1^C

Sabato 29 marzo 2014, nella sala Icaro 1 della nostra scuola, noi alunni delle classi prime abbiamo partecipato al progetto “Un capitano per amico”. Abbiamo incontrato l’ex capitano del Forlì calcio: Alberto Calderoni che ha voluto spiegarci quali sono, secondo lui, i veri valori della vita e dello sport. Per l’ex capitano del Forlì è importante che ciascuno di noi segua la strada in cui crede, senza arrendersi mai e soprattutto senza imboccare scorciatoie che si potrebbero rivelare molto pericolose. Proprio come nella vita, anche nello sport ci vogliono sacrificio, dedizione e costanza; insomma, non dobbiamo mai smettere di credere in noi stessi! L’obiettivo principale dell’incontro era mettere in primo piano l’importanza del rispetto delle regole, partendo dallo sport come modello di vita. I vari ospiti intervenuti ci hanno anche parlato del problema del doping e del fair play. Purtroppo il doping si sta diffondendo ovunque: gli atleti assumono queste sostanze proibite per essere più forti ma non si rendono conto che mettono una grave ipoteca sulla loro salute. Le sostanze che assumono, infatti, danno una sensazione di forza e potenza ma quale sarà nel futuro il loro effetto sul corpo di chi le assume? Credo che ciascuno di noi abbia dei limiti e debba accettarli; è inutile voler essere il migliore se poi bisogna ricorrere a questi “trucchetti”! E’ come vincere un premio senza meritarlo veramente! Ci è stata inoltre letta la lettera scritta da una marciatrice che, a fine carriera, si era dedicata al ciclismo a livello europeo. Questa atleta, Giuliana Salce, è stata costretta a doparsi per circa quattro mesi da un consigliere della Federazione ciclistica che decideva sostanze, tempi e dosi. All’inizio, la Sig.ra Salce si sentiva onnipotente e imbattibile poi, dopo la morte di Marco Pantani, ha deciso di ribellarsi combattendo il doping e denunciando la terribile situazione. Giuliana è stata un’atleta che macinava una vittoria dietro l’altra, poi, purtroppo, con l’arrivo del doping tutti i suoi sogni si sono infranti contro un muro di cemento ed è proprio per questo che vuole che la sua testimonianza sia ascoltata da noi ragazzi.
Il doping è paragonabile all’alcool e alla droga, crea dipendenza e anche se ti porta velocemente in vetta altrettanto velocemente ti fa precipitare in un abisso di disperazione. E’ necessario che noi giovani siamo informati affinché ci salviamo da una visione “drogata” dello sport e della vita. Se il doping rappresenta la strada da non perseguire dello sport, ne esistono però tante di positive; ci è stato mostrato un video che riportava un bellissimo esempio di fair play, verificatosi durante le qualificazioni di atletica leggera per le Olimpiadi. Nella gara l’atleta al primo posto si è sentita male e la sua avversaria, in seconda posizione, l’ha aiutata ad arrivare fino al traguardo mettendola poi davanti a sé. Questo gesto è da ricordare ma non dovrebbe rimanere isolato per poter rendere lo sport un’attività veramente sana e appassionante. Portare un cambiamento e un’aria fresca e limpida sullo sport è compito di noi giovani che, partendo dalle nostre piccole sfide sportive e non, dovremmo imparare a essere noi stessi accettando i nostri limiti e riconoscendo che nessuno di noi è il migliore ma che uniti siamo una vera e propria forza. Quest’inverno ho assistito a un incontro di pallavolo della squadra femminile del Forlì e mi ha colpito favorevolmente il loro affiatamento: che riuscissero in ricezione o che il punto andasse alle avversarie era un continuo incitarsi a vicenda; non ho mai visto “musi lunghi” se una compagna non prendeva una palla. Questo per me è il vero significato dello sport: AVANTI SI, MA TUTTI INSIEME!!!
Diletta Miserocchi 1 D


lunedì 31 marzo 2014

Strano, detto da un calciatore


I temi dei ragazzi della scuola media Mercuriale dopo l'incontro con Kalle. 

A differenza delle nostre aspettative non si è parlato solo di calcio e all’inizio c’è stata una piccola introduzione sulla carriera calcistica del capitano, soprannominato “Kalle”. Il suo ruolo era difensore. La cosa di lui che colpisce maggiormente è il fatto che non ha quasi mai lasciato il Forlì. All’inizio gli abbiamo potuto fare delle domande, ad esempio gli è stato chiesto cosa provava dopo una vittoria e la risposta è stata, ovviamente, felicità, ma si è anche spiegato che non si può sempre vincere, e spesso dalla sconfitta si impara più che dalla vittoria. Finita l’introduzione sulla vita di Calderoni, Marco Susanna ci ha fatto vedere alcune immagini e video significativi. La prima immagine era recente, rappresentava due sciatrici che alle Olimpiadi invernali 2014 hanno fatto un pari merito, cosa mai successa nello sci (1.41.57). La cosa bella è stata che sono salite sul podio abbracciandosi.
Il progetto puntava molto a sottolineare che al giorno d’oggi siamo abituati a vedere in televisione e nel computer gente che litiga, si picchia, offende…mentre le cose che ci dovrebbero piacere dovrebbero essere altre: gesti di amore, amicizia, coraggio, fratellanza… il così detto “Fair-Play”.
Ci ha fatto riflettere molto come hanno presentato tre opere d’arte di genere diverso. La prima è a Roma, è stata ultimata nel 1483, la Cappella Sistina di Michelangelo. La seconda rappresentava il campione italiano di ginnastica artistica – anelli, Yuri Chechi, alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, quando vinse l’oro dopo un infortunio grave e quattro anni di allenamenti. La terza, un’opera poco conosciuta, ma forse la più grande, in cui una maratoneta alle Olimpiadi di Los Angeles (1984), Gabriela Andersen ad un chilometro dalla fine si sente male, fa fatica a reggersi in piedi, ma non chiede aiuto e tenacemente continua ed arriva fino in fondo, dove si lascia andare; arriva 37esima ma disegna la sua opera d’arte. Tre opere, differenti, ma ognuna della sua importanza e a guardarci bene in fondo alla slide c’era una scritta “Forlì 2014” senza video, quasi un invito a creare la propria, perché in fondo la vita, se condotta positivamente, è un’opera d’arte…
Per chiudere in bellezza ci hanno mostrato un goal di Calderoni, che essendo difensore non ne ha segnati molti.
Infine c’è stato un applauso di chiusura.
Un progetto molto profondo che fa riflettere su se stessi e sugli altri: grazie Kalle!!!
Classe 3B

Il Fair play è un insieme di regole morali che devono essere rispettate sia nella vita che nello sport per una serena convivenza delle persone nella società.                                                           
Queste regole assumono un’ importanza fondamentale non solo nello sport, ma anche nella vita, infatti la buona educazione, la tolleranza e la solidarietà devono essere presenti sempre.  Noi ragazzi siamo venuti a conoscenza del fair play grazie alla nostra professoressa di ginnastica che ci ha introdotto in questo argomento preparandoci all’incontro “Un capitano per amico”. L’iniziativa è condotta dall’ex capitano del Forlì Calcio, Alberto Calderoni e dai suoi colleghi, tra cui Marco Susanna, prof. di ginnastica\sostegno della scuola di Villafranca. Sono loro che insegnano ai giovani il Fair play, sperando che lo imparino e lo applichino nelle attività sportive che praticano e nella società futura, per renderla migliore. Durante l’incontro ci hanno mostrato dei filmati e delle slide riguardanti azioni di Fair play nello sport. Il video che ci ha colpito di più è stato quello di un’atleta molto meritevole di andare alle Olimpiadi che ad un certo punto si è sentita male ed è caduta a terra. Un’avversaria sapendo che l’infortunata avrebbe sicuramente meritato di vincere, se non si fosse sentita male, si è fermata, l’ha soccorsa e l’ha portata al traguardo, facendole vincere la gara, riconoscendo così la sua superiorità agonistica. Questo episodio ci ha colpito molto poiché, al contrario, siamo abituati a sentire notizie che riguardano la competizione sleale, l’arrivismo estremo e l’approfittare della debolezza altrui per ottenere successi facili e immeritati. Strano che ce l’abbia fatto vedere un calciatore, forse perché questo ragazzo ha uno spessore diverso?
Un’altra immagine che ci ha fatto riflettere è stata quella delle due sciatrici delle Olimpiadi invernali di Soci 2014 che, arrivate entrambe prime al traguardo con lo stesso tempo, sono salite sul podio tenendosi per mano e si sono abbracciate, facendo vedere al mondo un gesto di Fair play che tutti gli atleti di ogni sport dovrebbero prendere come esempio. Questo gesto ci è piaciuto molto perché hanno assunto entrambe un comportamento rispettoso l’una per l’altra.
Purtroppo, spesso, il Fair play non viene applicato nello sport. Un triste esempio è stata la partita di calcio di serie A, Juventus-Torino dove i tifosi della Juventus hanno esposto uno striscione con scritto: “Quando volo penso al toro” (riferendosi allo schianto dell’aereo del Torino contro la collina Superga,  dove nessuno è sopravvissuto). Noi crediamo che uno striscione del genere non solo non meriti di essere esposto, ma non debba nemmeno essere ripreso dalle telecamere perché mostrarlo a tutti diffonde l’idea che il comportamento aggressivo e stupido sia normale, se non addirittura “divertente”. Durante l’incontro alcuni ragazzi hanno fatto delle domande ad Alberto e quella che crediamo più interessante è stata: “ Perché alla televisione non fanno vedere gesti di Fair play ma tendono a dare un’immagine negativa dello sport?”. La risposta, anche se difficile da dare c’è: purtroppo al giorno d’oggi lo sport di alto livello è spesso corrotto perché vi sono molti soldi “in campo” e fa più effetto vedere un gesto negativo di uno positivo, un po’ come la cronaca nera che ormai riempie ogni TG dall’inizio alla fine.  A volte si ritiene che l’espressione “fair play” nasconda una sfumatura di “falso”, di “convenienza” esteriore e non vissuta, ma il team che è venuto a parlarci ci ha dimostrato il contrario. Ci è piaciuto molto il loro coinvolgimento emotivo, si vedeva che parlavano con il cuore tanto che in alcune delle testimonianze più toccanti a qualcuno di loro sono venuti gli occhi lucidi e anche noi ci siamo sentiti coinvolti in quella bella emozione. Calderoni ha aggiunto che vivendo rispettando queste regole tutti noi possiamo cambiare il futuro dello sport e renderlo migliore. Noi abbiamo pensato che quella del “fair play” potrebbe essere la vera ricetta contro il bullismo che affligge spesso le nostre giornate da adolescenti.
Classe 3D  

martedì 25 febbraio 2014

La cosa essenziale



I tre racconti dei ragazzi della Palmezzano che hanno incontrato Kalle, il Micio e Casadei. 

L’incontro è cominciato con un discorso sul grande valore che un abbraccio ha nel mondo dello sport. Prima dell’intervista, infatti, ci siamo soffermati su un gesto molto importante, un’azione comune: quello di tenersi per mano. Com’ è successo a due atlete che hanno vinto una gara in queste olimpiadi invernali a pari merito e per esultare si sono tenute per mano e hanno gioito insieme.
Alberto Calderoni è stato per quattordici anni il capitano della squadra del Forlì calcio con la maglia numero 6. Ha eseguito 24 goal nei campionati e 8 in coppa Italia. Sarebbe potuto andare a giocare in squadre più famose e forti, ma ha preferito rimanere nella squadra e nella città da dove era partito, indossando la maglia biancorossa.
La cosa essenziale nella vita non è trionfare, ma lottare.
Alberto ci ha detto che lo sport dovrebbe aiutarci a crescere; il suo obiettivo è unire le persone. Bisogna avere il coraggio di provare e rischiare perché nello sport ci sono cose che non si possono raccontare ma bisogna viverle. Successivamente ha risposto alle nostre domande:

* D: Cosa hai provato quando sei diventato capitano? R: Ero sicuramente molto contento, ma anche il portare la fascia si capitano e l’esserlo non ti rendono diverso dagli altri tuoi compagni, è un incarico che offre responsabilità e ti fa diventare un punto di riferimento per la squadra. Non mi ritenevo superiore ai miei compagni. Il capitano deve essere il tramite tra allenatori e compagni, deve essere la persona che risolve le difficoltà. In cambio si è riconosciuti in maniera autorevole.

* D: Hai mia scommesso su una partita? R: No, perché il calcio scommesse all’età in cui giocavo io non esisteva e perché per principio chi gioca non può scommettere. Oggi succede e mi sembra sbagliato, questo è uno dei motivi per cui la società si è disgregata.

* D: In caso di infortunio i tuoi compagni ti hanno assistito? R: Non ho mai avuto problemi, ma alcuni compagni hanno attraversato momenti difficili e io li ho aiutati. Anche in una classe scolastica dovrebbe essere così.

* D: Nella carriere sportiva sei sempre stato leale? R: Certe volte mi sono arrabbiato molto, ma di solito sono stato leale. A volte si può avere la malizia di superare l’avversario, ma ci sono sempre dei limiti da rispettare. Dentro di te devi sentire il limite sia negativo che positivo, la famosa linea rossa di confine.

* D: Hai sempre rispettato il fair play? R: Sì, ma in alcune partite mi sono anche innervosito per un risultato negativo.

* D: Cosa è successo negli spogliatoi quando hai sbagliato un tiro? R: Dipende dalle persone, la loro maturità e il loro carattere; l'errore non è fatto volontariamente, si fa di tutto per non farlo ma alla fine scappa, però bisogna essere consapevoli che di averci provato perché il successo è raggiunto sbagliando. La competitività è il meglio che puoi dare per migliorare. Dopo un errore non bisogna ritornare in dietro ma andare avanti e riprovarci.

IL SUCCESSO E’ UN INSIEME DI ERRORI DELLA VITA
* D: Hai mai subito ripercussioni nello spogliatoio se commettevi errori in partita? R: In età giovane mi sentivo preso in giro, mentre da adulto no, anche perché un errore non è commesso volontariamente. Si può essere rivali senza essere nemici.

* D: Quando hai capito di essere bravo? Chi te lo ha fatto capire? R: Non sono sicuramente il più bravo, perché ci sono tanti altri migliori di me, ma ce l’ho sempre messa tutta, ce l’ho fatta con l’impegno. Bisogna sempre impegnarsi senza perdere la speranza.

NON BISOGNA MAI TIRARSI INDIETRO
Una cosa importante che ci ha fatto capire è quella sulla differenza tra i compagni di scuola e il gruppo sportivo; noi pensiamo che la scuola sia individuale, ma in realtà in entrambi i campi conta l’aiuto verso gli altri compagni in un lavoro, ma anche l’unione del gruppo stesso, coma si dice in un proverbio: “L’unione fa la forza”. Una classe è come una squadra, unita per raggiungere un obiettivo, se qualcuno è più bravo di un altro non deve demoralizzarlo ma aiutarlo.

Alberto si è soffermato ad elencare e commentare i diritti dello sportivo, che non dobbiamo dimenticare, specialmente quando diventeremo adulti.
* Non essere campione
* Aver esempi giusti tempi di riposo
* Rispettare i propri limiti
* Non assumere sostanze nocive
* Fare sport in sicurezza

Il tutto condito con le regole del Fair Play, che non solo indica il gioco leale, ma tutte le norme che rendono uno sport positivo (anche per chi perde!) :
* Non usare inganni per ottenere il successo
* Rendere ogni tipo di incontro un momento di festa
* Essere leale con gli altri e diffondere regole giuste
* Soccorrere uno sportivo infortunato
* Dare il meglio di sé nella vittoria e nella sconfitta da cui si può imparare tanto

In più Alberto ha aggiunto che “prima bisogna conoscere se stessi per poi aprirsi con gli altri”. La cosa essenziale è il rispetto verso le altre persone, perciò bisogna rispettare i propri limiti, per non invadere gli altri e anche per essere rispettati; dobbiamo sempre cercare di migliorare noi stessi senza delegare la colpa di un risultato negativo ai compagni.
1° F

Nel nostro mondo tutti i ragazzi e le ragazze praticano almeno un po’di sport, a scuola o fuori
L’attività sportiva riguarda molti aspetti della persona, particolarmente importanti per i ragazzi e le ragazze che crescono.
Si tratta infatti di acquisire e di utilizzare capacità fisiche, ma anche attitudini che riguardano il carattere e il modo di stare con gli altri.
Anche l’ex- capitano della squadra forlivese ha raccontato che lo sport è un modo per socializzare e migliorare le proprie caratteristiche fisiche.
I giochi di squadra come ad esempio il calcio, ma anche la pallavolo, la pallacanestro e altri ancora, sono più formativi, soprattutto per i bambini e le bambine che stanno crescendo perché uniscono l’impegno e la responsabilità personale al senso di appartenenza al gruppo e alla solidarietà.
Nel gioco di squadra come il calcio i ragazzi verificano che a tutti può capitare di sbagliare e chi è insicuro può acquisire quella sicurezza in se stesso di cui ha bisogno.
Il gioco di squadra serve anche a bambini e bambine che tendono ad essere un po’troppo sicuri di sé, che sono egoisti e poco abituati a condividere le sconfitte: giocare in gruppo significa RISPETTARE gli altri, non solo i più bravi, ma anche quelli meno abili; serve ad imparare che non sempre si vince, alle volte si perde.
Molti ragazzini fanno fatica ad “ incassare” una sconfitta.
Anche l’ex-capitano del Forlì, Alberto Calderoni, ci ha riferito di essersi arrabbiato dopo una partita persa ma è comprensibile la delusione per la sconfitta e un pizzico di gelosia verso i “vincitori”; l’importante è limitare il nervosismo. Inoltre gli insuccessi nello sport non devono essere vissuti come un dramma, anzi, possono servire a crescere e a vivere meglio.
E’ importante anche sapere che non tutti sono nati per diventare “ CAMPIONI”.
Dall’incontro di sabato 15 febbraio con Alberto noi ragazzi della 1L abbiamo capito che non bisogna farsi condizionare dai risultati negativi e nemmeno da quelli positivi; egli ci ha spiegato che durante la sua carriera ha imparato che si deve accettare la sconfitta nello stesso modo in cui si gioisce per un successo.
La cosa più importante è sentirsi in pace con la coscienza per il proprio impegno e la propria LEALTA’.
1° L

Se sfogliamo un qualsiasi vocabolario, alla voce “fair play” la spiegazione sarà: comportamento rispettoso nei confronti degli avversari. Una risposta troppo sintetica per interpretare le tante sfaccettature di questa espressione. Intanto, in qualsiasi sport, si deve giocare per vincere, questa è l’unica sola finalità, la vittoria, per ottenere la quale (e qui subentra una delle tante sfaccettature del fair play) si devono rispettare le regole del gioco, con lealtà, aiutare i compagni di squadra, glia avversari, nonché, gli arbitri; e, in caso di sconfitta, accettarla con dignità. Inoltre, è molto importante rifiutare la corruzione, il doping, il razzismo, la violenza e qualsiasi cosa possa arrecare danno allo sport.
Un brillante esempio di fair play lo possiamo identificare in Albero Calderoni, giocatore del Forlì Calcio e capitano per quattordici anni. Proprio per il ruolo così importante che ha ricoperto negli anni, egli, più che mai, ha dovuto osservare e rispettare le regole del fair play per dirigere squadre vincenti. Quando il 15 febbraio 2014 è venuto a scuola con lo scopo di farci capire l’importanza del fair play ha iniziato il suo intervento spiegando che questo atteggiamento non deve essere presente solo sui campi da calcio, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.
Gli è stato poi chiesto: “Sei sempre stato leale?” e lui, con grande umiltà ha risposto che qualche volta ha perso la pazienza con gli avversari, che non sempre era d’accordo con l’arbitraggio e che spesso ha protestato; ma che nessuna volta ha fatto male volontariamente al suo antagonista. Ha sempre indossato la sua maglia con onestà e orgoglio, e mai e poi mai è sceso in campo con uno scopo diverso, da quello di vincere una competizione.
L’intervista è proseguita con un botta e risposta intervallato dalla visione di brevi cortometraggi inerenti all’argomento trattato che uno dei nostri insegnanti (Prof. Marco Susanna) aveva preparato con molta cura; ad esempio abbiamo visto un filmato che mostrava come i figli tendano a emulare le azioni dei propri genitori, positive o negative che siano e questo richiama gli adulti a grandi responsabilità.
Un altro cortometraggio mostrava un atleta che, durante una gara di qualificazione olimpica, raccoglieva da terra una rivale infortunata e la portava a tagliare il traguardo insieme a lei.
Noi, da sportivi, non possiamo ignorare l’intervista di Albero Calderoni e la sua preziosa testimonianza; non sappiamo se riusciremo ad essere come lui, però la prossima volta giocheremo potremo provare ad assomigliargli almeno un po’, ricordando quello che ci ha insegnato. Grazie al Forlì calcio ed ai suoi Dirigenti per questa bella esperienza di sport ma soprattutto di vita.

3° F

venerdì 14 febbraio 2014

Kalle On



Ricominciano domani mattina alla scuola media Palmezzano (8-10) gli incontri di Calderoni, organizzati da Susanna per raccontare ai ragazzi cosa sono la passione sportiva e il fair play.

Martedì mattina l'ex capitano del Forlì sarà al liceo Artistico e in quell'occasione dovrebbe essere presente, per la prima volta, anche il sindaco uscente Roberto Balzani.

Avanti tutta (e chissà che Susanna non riesca a portare a Forlì anche Birindelli).

Per i palati fini, il video di Giovanni Brunelli che chiude l'incontro

mercoledì 27 novembre 2013

Romiti vs Rimini


Domenica 40 bambini e altrettanti adulti saranno ospiti del Forlì per il derby col Rimini. Sono i ragazzi che qualche settimana fa hanno chiacchierato con Calderoni di pallone e fair play. Qui sotto potete leggere due dei temi che hanno scritto, a lato metto i loro disegni.

Questa mattina in palestra noi alunni della “Squadrani” che abbiamo aderito al progetto i educazione allo sport e al fair play abbiamo incontrato il capitano della squadra del Forlì calcio Alberto calderoni.
Era accompagnato da Giovanni il suo allenatore di quando era bambino e da un professore di ed. fisica, Marco. Ad Alberto sono state poste varie domande a cui ha risposto cercando di farci capire che lo sport in generale, non solo il calcio, deve essere sempre praticato con entusiasmo e con lealtà: tutti giocano per vincere ma bisogna saper accettare anche le sconfitte proprio come capita nella vita, la maestra lo dice sempre…questo Alberto lo insegna anche alla sua bambina di 8 anni.
Gli adulti che fanno a volte si comportano in modo non corretto e questo non va bene, perché i bambini li osservano e li “fotocopiano” e poi li imiteranno una volta diventati grandi. Ci sono piaciuti tutti i filmati che ci hanno mostrato, due in particolare: nel primo due squadre di rugby dopo la partita si abbracciavano e si applaudivano; nel secondo un’americana aiutava la sua avversaria, che si era sentita male vicino al traguardo, sostenendola fino a farla vincere davanti a lei. Questi sono gli esempi di vero sport!!!
Grazie Alberto, Marco, Giovanni e Franco (il dirigente).
IIB 


Il giorno 11 novembre, nella palestra della nostra scuola: "Pio Squadrani" di Forlì, è venuto Alberto Calderoni, giocatore del Forlì Calcio ed ex Capitano della squadra, insieme al suo allenatore e ad altre persone, per farci una lezione sportiva sul comportamento da tenere negli stadi e in tutti i campi da gioco in generale.
Questa lezione è stata molto interessante e istruttiva e ci ha fatto riflettere su tante cose, attraverso dei filmati semplici ma efficaci, proiettati e spiegati anche dall’insegnante Marco Susanna.
Il primo filmato, quello della linea rossa, insegna che bisogna avere un limite in tutte le situazioni per non "invadere" lo spazio e i diritti degli altri.
Il secondo filmato, quello più divertente, faceva capire benissimo come i figli copino dai genitori. C'era un babbo che faceva ginnastica per mantenersi in forma, ma si arrabbiava moltissimo quando l'ascensore era guasto e doveva fare le scale a piedi. Vicino a lui c'era suo figlio con la testa a forma di fotocopiatrice che, immediatamente, "fotocopiava" dal babbo il suo comportamento.
Il filmato, però, che ci è parso più significativo è stato quello di due maratonete che dovevano fare una gara per le qualificazioni alle Olimpiadi. La maratoneta, che durante la gara è sempre stata prima, a pochi metri dal traguardo ha avuto un malore. La seconda, invece di approfittare della situazione, riconosce lealmente la sua bravura, si china su di lei, la sorregge, le fa finire la corsa e le fa tagliare il traguardo da vincitrice.
Noi abbiamo fatto molte domande ad Alberto e lui rispondeva come se ci avesse pensato un giorno, perchè le sua risposte sono state lunghe ma educative e mai noiose.
Alberto Calderoni, da quello che ci ha risposto, ci ha dato l'impressione di essere una persona responsabile, che sa quello che dice e che mette molto impegno nel suo lavoro.
Questa lezione ci è piaciuta molto e vorremmo che fosse proposta anche ai nostri genitori, agli sportivi e a tutti gli adulti.
VB  

giovedì 31 ottobre 2013

Sbarbati Azzurri



Dario Spadaro ('95) e Antonio Piva ('96) convocati la scorsa settimana da Valerio Bertotto nella Nazionale di Lega Pro Under 18. Luca Ercolani ('99) chiamato da Antonio Rocca nell'Under 15 a Coverciano. Giovani biancorossi crescono bene anzi benissimo. Promette faville soprattutto il difensore Ercolani: l'estate scorsa lo cercava anche il Parma, scelse Forlì (Montalti ci andò giù dritto: "Vai pure a Parma, io qui voglio solo gente che senta l'orgoglio di vestire questa maglia". Lo convinse) e adesso è l'unico convocato da Rocca proveniente da una società di Seconda Divisione.

martedì 15 ottobre 2013

"Lasciateci sognare"



I quattro temi scritti dai ragazzi della scuola media di Villafranca dopo l'incontro del 3 ottobre con Kalle, Casadei e Torelli. Come al solito: non pensate di annoiarvi leggendoli, davvero. 

Alberto Calderoni (ex capitano, giocatore del Forlì) ha parlato dello sport e di quanto è importante, a maggior ragione per lui che era capitano della squadra della sua città e lo è stato per 14 anni. Gli altri due giocatori Francesco Torelli e Riccardo Casadei hanno parlato assieme al Professor Marco Susanna di quanto è importante non assumere sostanze dannose per il nostro corpo.
Se sei difensore o se sei portiere, non puoi sempre andare a tirare in porta e passare in attacco: l’importante è concentrarsi sul proprio ruolo e capire che i tuoi compagni hanno bisogno di te. Devi ricordarti che i tuoi avversari non sono nemici, ma compagni di gioco e che, se i tuoi avversari sono forti, per vincere non servono stupefacenti, ma gioco di squadra. Non è importante il ruolo che fai, ma che tu ti diverta. Il calcio probabilmente è lo sport più praticato. Comunque tutti gli sport sono bellissimi.
Un giocatore deve essere sempre e comunque felice del risultato ottenuto. Alberto ha, infatti, affermato che qualunque siano le potenzialità dello sportivo, bisogna sempre dare il massimo. Un nostro compagno ha raccontato: “Non avevo mai fatto goal in partita. Una domenica all’allenatore chiesi chi batteva il rigore e lui mi rispose lo batti tu. Misi il pallone nel dischetto del rigore, l’arbitro fischiò e feci goal. Ero molto emozionato e i miei amici mi abbracciarono. Poi perdemmo la partita, ma non era importante, perché mi ero divertito ed era il giorno più bello della mia vita.”
Lo sport è uno dei tanti bisogni secondari e tante persone, bambini, ragazzi lo fanno. E’ molto bello praticare sport, perché si possono conoscere nuovi amici e anche perché ci si può divertire tanto. Alcune persone praticano sport a livello agonistico e anche questo può essere molto bello, ma se una persona pratica sport per essere più bravo di altri o prende medicine per essere più forte (come nel caso del doping) può diventare un problema per il nostro corpo.
Alberto Calderoni ci ha detto: “Per me lo sport è come una seconda vita, un’altra vita, un’altra famiglia. Ecco, dico questo perché ho giocato a calcio e ancora oggi gioco. Per me la squadra è una famiglia, che ti dà fiducia e ti incoraggia a compiere grandi passi e a diventare sempre più grande”. Alberto Calderoni, Francesco Torelli, Riccardo Casadei ci hanno spiegato che bisogna accettarsi per quelli che si è, poi ci hanno detto che è anche importante collaborare con la squadra, ci hanno anche illustrato la carta del fair play, dimostrandoci che giocare con fair play vuol dire giocare leale.
1° A
L’incontro è stato molto istruttivo per noi studenti e abbiamo potuto riflettere su alcune tematiche importanti attraverso commenti, video, filmati anche molto scioccanti. Ci hanno parlato del doping, del fair play, dell’importanza della squadra nella vita di uno sportivo e ci ha molto toccato il video delle due atlete che gareggiavano per qualificarsi alle Olimpiadi. All’inizio non avevamo molto capito quello che stava succedendo fra le due maratonete, ma poi quando il prof. Susanna ci ha spiegato bene la scena, siamo rimasti tutti senza parole. In classe sono venute fuori molte riflessioni come quella di un nostro amico che si è domandato:” E’ meglio vincere una sola volta rischiando di perdere la vita, oppure dare il meglio di se stessi sapendo di aver fatto tutto il possibile e salvaguardare la salute del proprio organismo?”. Questa domanda è scaturita dai ragionamenti sul tema del doping e delle sostanze anabolizzanti che hanno fatto rischiare la vita di una campionessa olimpica, Giuliana Salce, costretta a fare la spazzina dopo aver confessato tutta la verità. La testimonianza letta durante l’incontro ci ha permesso di pensare all’importanza di giocare in modo pulito ed onesto, perché la cosa più bella è sentire l’emozione di un traguardo da raggiungere e soprattutto sentire il calore della propria squadra che fa il tifo anche da lontano. A questo proposito un’alunna di terza media ha raccontato la sua esperienza di nuotatrice e ci ha detto che nonostante il suo sia uno sport individuale, è fondamentale il sostegno della propria squadra che fuori dalla vasca la incoraggia a non mollare mai. Anche noi siamo molto sportivi, pratichiamo sport vari come la boxe, l’acrobatica, l’hip hop, la pallacanestro, pallavolo, il nuoto e anche il calcio, e ci siamo resi conto che in tutti gli sport è essenziale avere un obiettivo e non scoraggiarsi mai, anche se il bello non è vincere a tutti i costi, ma divertirsi con i compagni e sentire il calore dell’amicizia e della solidarietà. Lo sport ci aiuta a crescere nel corpo e nella mente e questo incontro è stato un bel momento di crescita per tutti noi. Grazie Alberto.
1° B

Calderoni ci ha raccontato della sua passione per il calcio e per la squadra della sua città (di cui oltre ad essere stato un calciatore importante è stato per molti anni anche capitano). Le sue doti lo avrebbero portato a giocare a livelli più alti ma lui ha scelto la sua città,la sua squadra e per tanti anni ha dedicato con sacrificio la sua vita al Forlì. Tutte le classi hanno fatto delle domande al capitano e agli altri calciatori su temi differenti riguardanti, non solo il calcio, ma lo sport in generale. Terminate le domande, Marco Susanna, il nostro prof., ci ha letto la lettera di una campionessa olimpica. Questa al termine di una carriera brillante ha fatto uso di doping e di conseguenza è stata allontanata dal mondo sportivo. Durante l’incontro ci hanno presentato anche il video di una gara di corsa alle finali dei Trials Americani di atletica leggera. Ad un certo punto l’atleta favorita si è sentita male e la ragazza che era in 2° posizione anziché superarla e vincere la gara, si è fermata, l’ha raccolta e trascinata fino al traguardo; poi l’ha posta davanti a sé.
Questa storia è stata di esempio per tutti noi. Ci ha fatto riflettere e ci ha insegnato che lo sport non è solo vittoria e competizione ma, se vissuto con amore e passione, è una scelta di vita. Ci sono stati mostrati altri esempi, tutti con un unico punto comune: lo sport ad alti livelli spesso è pieno di persone che cercano di usare gli atleti come macchine, facendogli assumere sostanze proibite ma ogni atleta deve vivere e gareggiare con il cuore e con grande onestà. Si può perdere nella gara, ma vincere nella vita!
2° A

Alberto Calderoni fu capitano per 14 anni. Spinse i suoi compagni a dare sempre il meglio di sé e sostenne la squadra nei momenti difficili. Questo comportamento è quello che i professori cercano di insegnare a noi ragazzi in questi tre anni di medie. Giovedì c’erano anche due rappresentanze della prima squadra del Forlì, Francesco Torelli e Riccardo Casadei, il primo centrocampista e il secondo portiere (neolaureato). Erano inoltre presenti Giovanni Brunelli dirigente del Forlì Calcio, Franco Pardolesi e Giovanni Manna in rappresentanza della società e Riccardo Fantini giornalista del Resto del Carlino. I due giovani giocatori e Kalle hanno risposto alle nostre domande, sempre con sicurezza e felicità, con la voglia di trasmetterci qualcosa di positivo, di farci capire i veri valori dello sport e la loro importanza, non solo nel calcio, ma in tutti gli altri sport e soprattutto nella vita. Ci hanno spiegato che per raggiungere il proprio traguardo, ci vogliono sacrificio, fatica, coraggio, ma soprattutto bisogna credere in se stessi. Tutto questo fa diventare più forti e dà soddisfazione. Se ognuno di noi si applica con il massimo impegno, può già dire di aver vinto. Soprattutto i due ragazzi ci hanno fatto capire che si possono benissimo conciliare lo sport e lo studio, ed essi ne sono l’esempio: Riccardo Casadei si è laureato in Economia e Commercio da pochi giorni, mentre Francesco Torelli e Alberto Calderoni sono diplomati in Ragioneria. Stando insieme a scuola abbiamo imparato che una squadra funziona solo se tutti si impegnano, se cercano sempre di migliorarsi e sono di stimolo gli uni agli altri, per arrivare ad un obiettivo comune, ad un risultato condiviso. Nel nostro incontro abbiamo parlato molto di squadra. Colui che tiene unita e guida una squadra è l’allenatore. Fare gioco di squadra è importante, anche perché dà più possibilità di vittoria. In molti casi i genitori pretendono che i figli siano dei campioni nello sport, in casi estremi li inducono addirittura al doping. Spesso però ai ragazzi non interessa diventare campioni: per loro è importante partecipare, fare parte di una squadra, conoscere nuovi amici, e sentirsi utili all’interno di un gruppo. Il compito dei genitori è quello di sostenere il proprio figlio e la sua squadra, lasciando che il ragazzo viva il gruppo, capisca che l’impegno in allenamento premia sempre e che non importa il risultato. Essenziale è che genitori e ragazzi comprendano l’importanza dei ruoli, cioè che l’allenatore allena, l’arbitro arbitra, e a loro spetta il divertimento. I genitori devono ricordare che i bambini copiano tutti i loro atteggiamenti, sia quelli giusti che quelli sbagliati. Le opinioni di alcuni giovani calciatori del Varese sono state: non giochiamo mai “contro”, ma “con” i bambini delle altre squadre. Non rovinateci il piacere di calciare il pallone, evitate i commenti e gli atteggiamenti esagerati. Non è colpa nostra se qualche genitore è dispiaciuto per non essere diventato un campione di calcio. Urlare non serve a nulla. Lasciateci sognare.
Il video che ci ha colpito di più è stato quello riguardante un episodio di fair play verificatosi alle qualifiche per le olimpiadi trials del 2002. Durante una gara di atletica leggera una delle atlete che stava che stava sempre in prima posizione è crollata a terra perché aveva un problema alle gambe, la sua rivale Megan Vogel ha raggiunto l’atleta a terra e l’ha raccolta, l’ha trasportata fino al traguardo e l’ha messa davanti in modo che vincesse lei che lo meritava di più. Come disse Barone Pierre De Coubertin al discorso di inaugurazione delle prime olimpiadi moderne del 1896: ”La cosa importante non è vincere, ma partecipare, perché nella vita la cosa importante non è il trionfo, ma la lotta, cosa essenziale non è conquistare, ma battersi con onore”.
Però c’è un nemico del fair play: è il doping, che rende invincibili, ma che dopo fa stare male e provoca danni irreversibili al corpo. Giuliana Salce faceva atletica leggera specializzata in marcia e macinava ogni record. Alla fine della carriera si dedicò al ciclismo master a livello europeo. Un consigliere della Federazione ciclistica la obbligò a prendere della sostanza (droga) che veniva estratta dai cadaveri. Si era dopata per fortuna solo 4 mesi e finalmente dopo poco ha confessato tutto in tribunale. Hanno deciso di toglierla dalle gare e si è ritrovata senza lavoro e con un figlio di 23 anni da mantenere. Dopo qualche mese ha trovato lavoro e adesso fa la spazzina per 700 euro al mese. Ecco questo è un esempio di cosa provoca il doping.
3° A



E' stata una bellissima esperienza in cui noi ragazzi della scuola secondaria di Villafranca abbiamo imparato molte cose sul fair play e anche sul lato scorretto dello sport come il doping e le sostanze anabolizzanti. All’incontro hanno partecipato Riccardo Casadei, Francesco Torelli che sono due giocatori della squadra della nostra città e Giovanni Brunelli, Franco Pardolesi e Giovanni Manna, rappresentanti della società. Una delle cose che ci ha colpito di più è stato vedere un video dove un’atleta ha rinunciato ai successi e alla carriera per fare ciò che è giusto. La ragazza che era stata sempre seconda rispetto a quella avversaria, stava vincendo perché, mentre gareggiavano, la sua rivale ha avuto un mancamento. La seconda atleta, invece di approfittarne e qualificarsi alle Olimpiadi, è tornata indietro a soccorrere la sua amica avversaria, l’ha aiutata a finire la gara e prima del traguardo ha deciso di porla davanti a lei qualificandola e riconoscendone la superiorità. Questo fatto ci ha insegnato ad essere giusti in qualsiasi situazione, nella vita e nello sport, senza fare differenze. Questo ci ha fatto venire in mente molte domande del tipo : “Anche se pratichiamo uno sport, abbiamo sempre rispettato le regole del fair play? Perché è così difficile per gli sportivi rispettare queste regole?” Forse per noi è così arduo aiutare i propri avversari perché pensiamo a vincere e non a fare la cosa giusta, ma nonostante siamo piccoli non siamo gli unici a non rispettare le regole. Sono soprattutto gli adulti che, nonostante dovrebbero dare l’esempio a noi minori, non rispettano per primi l’avversario.
Ci siamo soffermati ulteriormente sul concetto di “Traguardo” che è venuto fuori dalla domanda di una bambina della classe prima: ”Si fa fatica a giocare sotto la pioggia?” All’inizio è sembrata una domanda molto banale, ma sentendo le risposte abbiamo tutti cambiato idea perché siamo entrati in alcuni argomenti molto particolari. Il primo a rispondere è stato il calciatore Francesco che ci ha spiegato che giocare sotto la pioggia non è così semplice ma allo stesso tempo è divertente, è una sfida con un traguardo da raggiungere. Il traguardo è la soddisfazione di essersi impegnati di aver dato il meglio di sé. Questo ci ha fatto capire che più è lontano l’obiettivo più hai soddisfazione quando lo raggiungi. Ci ha insegnato che lo sport è come la vita, ossia per avere un senso deve fondarsi sul rispetto reciproco.
Ogni classe ha formulato altre domande, ma una che ha colpito tutti è stata : “In che modo le sostanze dopanti influiscono sugli atleti ?” Alberto Calderoni ci ha risposto spiegandoci che ovviamente danneggiano il nostro organismo e il rapporto con noi stessi. Durante l’incontro è stata proiettata una testimonianza scritta da Giuliana Salce, un’ ex campionessa di marcia, in cui diceva che lei aveva assunto sostanze dopanti e che le avevano provocato fastidi nocivi al corpo. Al termine della lettera ha raccontato di essere andata in una scuola e una bambina le ha chiesto : “ Ma lei lo sapeva cosa sarebbe successo dopo ?” e alla sua risposta affermativa la bambina ha ribattuto: “ E allora perché lo ha fatto ?” . Secondo noi il motivo per cui gli atleti pensino solo a vincere impedisce loro di capire che assumere queste sostanze è pericoloso per l’ organismo. Lo sport è uno di quegli argomenti che accomuna tutti, grandi e piccoli, e questo incontro lo ha dimostrato perché ci ha dato la possibilità di riflettere su temi molto importanti.
2° B


giovedì 3 ottobre 2013

Kalle è tornato (non in campo, ancora)



A un certo punto mi son venuti i goccioloni agli occhi vedendo tutti quei bambini così entusiasti e silenziosi mentre passava il video sul doping. Giuro. Ma è colpa mia, sarà la stagione o l'orario indecente (9.30), in questo periodo ho le lacrime in tasca. Credo però che abbiano apprezzato la prima tappa di 'Un Capitano per amico', stamattina alla scuola elementare di Villafranca, anche Ricky Casadei e Francesco Torelli, primi due giocatori del Forlì spediti agli incontri organizzati da Kalle e Susanna.

Per il Forlì presenti anche Giovanni Brunelli, Sarò Franco e per la prima volta Giovanni Manna.

mercoledì 19 giugno 2013

Grand Hotel Forlì



Ieri sera al Grand Hotel di Vecchiazzano cena di fine anno col settore giovanile. Tanta gente, tanti ragazzi, tante chiacchiere. C'è molta preoccupazione per la prossima stagione: il timore di non farcela, la visione differente delle cose da parte di soci di estrazione diversa, i giocatori importanti che se ne vanno, il disorientamento per la riforma, le scelte che comunque non saranno mai condivise da tutti. E' un momento delicato, l'ennesimo. A un certo punto dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo a stomaco vuoto sono arrivato a scommettere che a novembre Vanigli allenerà il Forlì. Certo, la posizione di Bardi ad oggi è debole. Però restano due pilastri sui quali appoggiarsi quando tremano le gambe.

1° non è mai successo nella storia e non capiterà mai più nella storia che arrivando ottavi o noni si salga di categoria. E' un'opportunità pazzesca.

2° questa proprietà, questa dirigenza, questo ds e questo tecnico hanno sempre centrato l'obiettivo. Tutti gli anni. Per essere fiduciosi non serve un atto di fede, basta vedere le cose per quello che sono. E ad oggi sono così. Coraggio.

lunedì 20 maggio 2013

Fuori, ai rigori



Gli Allievi di Biserni e Romani escono ai 16esimi di finale, battuti a Salerno dai padroni di casa ai calci di rigore. Qui il tabellino, tempi regolamentari e supplementari erano finiti 0-0 come all'andata.

Fuori anche i Giovanissimi di Valmori, superati a Roma 3-0. Anche in questo caso lo stesso risultato dell'andata.

domenica 12 maggio 2013

Baby Gallecticos



Sorpresa: Giovanissimi in mattinata e Allievi nel primo pomeriggio tengono testa a Roma e Salernitana. Sfortunata la squadra di Valmori che a San Martino in Strada becca gol dopo un minuto su calcio d'angolo dai parietà giallorossi. Posso dire? I padroni di casa hanno giocato la partita alla pari, colpito una traversa e recriminato per un rigore (+esp) stranetto pochi minuti dopo aver subito il primo gol. Finisce 0-3 ma la differenza la fanno chili e centimetri, nient'altro. Chi non li segue abitualmente come il sottoscritto è rimasto colpito da Zequiri, dribbling e personalità da far invidia ai discepoli del Pupone.

Nel pomeriggio al Morgagni gli Allievi di Biserni e Romani hanno fatto tremare la Salernitana. Il Forlì si è dimostrato suqadra organizzata, lucida e con più di una individualità da tenere d'occhio. Il solito Bolelli, imprendibile a sinistra, ma anche Manica e il portiere Brachetti. Domenica prossima ad Eboli il ritorno: non sarà facile perché i campani mettono in campo più malizia e gomiti alti che talento, in casa loro ci vorrà molto carattere per cavarci le penne.

(il Forlì dei grandi ha perso 1-0, qui il tabellino)

venerdì 3 maggio 2013

Come sta il settore giovanile del Forlì



Benone, secondo Alessandro Buccioli e Raffaele Montalti. Circa duecento tesserati ma soprattutto rapporto sempre più stretto con le società del territorio e feeling crescente col Cesena, grazie all'insediamento alla presidenza del settore giovanile bianconero dell'amico Lorenzo Lelli.

Altri punti toccati oggi in conf stampa:

- Forse torneranno Torelli e Panzavolta: hanno fatto bene a Mezzolara e Castiglione (Ribelle);
- I brutti risultati della Berretti sono dovuti in gran parte alla decisione di non schierare fuoriquota e pochi in quota;
- L'obiettivo di Allievi e Giovanissimi nazionali contro Salernitana e Roma sarà di fare bella figura. Le due partite sono comunque considerate un grande vanto per la società;
- Il prossimo anno nasceranno tre squadre Pulcini (2003, 2004 e 2005) con 15 bimbi ciascuna selezionati tra i club affiliati al Forlì. La filiera del pallone biancorosso sarà così completa;
- I campi di allenamento sono un problema. 'Siamo l'unico capoluogo di provincia in tuto il mondo a non avere un sintetico a 11' ha detto con la consueta franchezza Raffaele Montalti, aggiungendo che 'l'impiantistica a Forlì è ferma a quando ero bambino, e adesso ho la barba bianconera';
- Nessun appunto sul lavoro del mister della Berretti Marco Scozzoli, il suo futuro sarà deciso da Cangini e Montalti;
- Alessandro Buccioli, socio e consigliere che fa da tratto d'unione tra proprietà e settore giovanile, ha ufficialmente proposto a Montalti un accordo pluriennale per continuare ad occuparsi dei ragazzi. Raffaele ha preso qualche giorno per pensarci: il Forlì richiede tempo, deve valutare se ne ha abbastanza ('Dire di no - ha aggiunto - sarebbe comunque masochistico');
- Entrambi hanno ringraziato Susanna, Kalle, Brunelli ('la nostra anima') e Pardo per il lavoro nelle scuole.

martedì 30 aprile 2013

Il senso di Forlì-Bassano



I temi dei ragazzi della Palmezzano dopo l'incontro con Kalle, ennesimo e ultimo successone dell'iniziativa di Susanna 'Un Capitano per Amico'. Da qui bisogna ripartire: domenica col Bassano il Forlì invita allo stadio circa tremila ragazzi tra medie ed elementari. Non so quanti ne verranno, speriamo lo spettacolo in campo e sugli spalti sia degno. Per tanti di loro sarà la prima volta in uno stadio, non lo dimenticheranno.

Alberto ha raccontato a noi ragazzi la sua lunga carriera da calciatore, mostrandoci le vittorie e i risultati ottenuti nel corso della sua vita calcistica.
Dopo aver ascoltato con interesse, gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali  molto gentilmente lui ha risposto; un argomento piuttosto delicato è stato affrontato quando un ragazzino di 1°F gli ha chiesto se lui avesse mai fatto  uso di sostanze dopanti. Così siamo arrivati a parlare di doping, un problema che ci sta molto a cuore. Una lettera in particolare ci ha colpito molto: è stata scritta da Giuliana Salce, campionessa mondiale di marcia nei 5000 metri.
“Una decina di  anni fa ero diventata una marciatrice di buon livello e nutrivo il sogno di andare alle Olimpiadi. Il mio allenatore mi disse che se avessi voluto coronare il mio sogno, avrei dovuto utilizzare sostanze dopanti. Io, pur di vincere, accettai. Infatti, conquistai i più alti podi alle Olimpiadi, ma non mi sentivo più in pace con me stessa,  così mi autodenunciai”.
La lettera continuava riportando l’esperienza di un’altra atleta, Nicoletta Tozzi, che ha vissuto più o meno la stessa situazione ma, al contrario di Giuliana, ha rifiutato la scelta facile del doping, arrivando addirittura a denunciare “tutto lo schifo”che le stava attorno.
La parte più emozionante dell’ incontro è avvenuta quando ci è stato mostrato un video raffigurante “l’abbraccio più bello al mondo”.
Racconta di due atlete americane che stavano gareggiando per qualificarsi  alle Olimpiadi e solo la prima classificata avrebbe potuto prendervi parte. Una delle due è stata in testa al gruppo per quasi tutta la gara, ma poi, in prossimità dell’arrivo, si è sentita male. La rivale, che era dietro di lei, l’ha soccorsa e l’ha sorretta fino al traguardo, permettendole di arrivare prima e così di partecipare alle Olimpiadi. Un esempio davvero unico di fair play, che ci ha fatto molto riflettere.  Se ci fossimo trovati noi in una situazione simile, come ci saremmo comportati?
Difficile dare una risposta, sarebbe bello poter affermare che anche noi non avremmo esitato a cingere in un abbraccio fraterno un rivale in difficoltà. Ma sappiamo che non è sempre facile il “gioco leale”, il rispetto delle regole, dell’altro, non solo nello sport ma nella vita di tutti i giorni, a scuola come a casa.
L’insegnamento di oggi, comunque, non lo dimenticheremo e ci tornerà utile quando ci troveremo ad affrontare delle scelte sia di carattere sportivo sia nella vita quotidiana.
Quindi un GRAZIE grande grande ad Alberto e a tutti quelli che, come lui, hanno ideato questi incontri con noi ragazzi!!!
1° E

Dopo i primi due incontri, durante i quali noi alunni ci siamo confrontati sull’importanza del rispetto e della lealtà nei confronti di noi  stessi e degli altri in ogni ambito della nostra vita quotidiana, Alberto ci ha testimoniato il significato della parola fair play con degli esempi riguardanti lo sport e con racconti di esperienze personali vissute nella sua lunga carriera di calciatore. Calderoni ci ha parlato del doping e ci ha detto di non essersi mai dopato poichè è convinto che vincere dopo essersi dopato non sia una vera vittoria e che, se dopati, non si possa neppure provare una gioia piena e vera per il successo ottenuto. Molto interessante è stata per noi la lettura della testimonianza di Giuliana Salce, anche lei campionessa sportiva, che, avendo fatto uso di doping ed essendosi poi  pentita del proprio comportamento, promuove oggi una sua lotta contro un problema così diffuso e nocivo. Alberto ha inoltre sottolineato che, per diventare dei calciatori esperti e stimati, occorre prima di tutto usare il cuore e non arrendersi mai, perché solo così si può arrivare alla soddisfazione che si prova nell'essersi impegnati e nell'aver raggiunto il proprio obbiettivo con le proprie forze. Il capitano ci ha confessato che, quando ha firmato il suo primo contratto con il Forlì, si è emozionato moltissimo, mettendosi quasi a piangere, perché stava realizzando il sogno che aveva sin da piccolo: quello di fare il calciatore nella squadra della sua città. Alberto ci ha infine stimolato come studenti, paragonando il suo impegno nello sport al nostro lavoro quotidiano per avere successo e soddisfazione a scuola.
Per noi l’incontro è stato emozionante e significativo, ci ha aiutato a riflettere e, soprattutto, ci ha permesso di conoscere una persona onesta e gentile, testimone credibile del fair play. Non c’è modo migliore per parlare di vita.
1° G

Illustrandoci il comportamento che ha sempre assunto durante le partite, ci ha spiegato le vere regole dello sport pulito.
Noi avevamo molte curiosità, infatti ci eravamo preparati per una intervista lunga e dettagliata; ma, purtroppo non avendo tempo a sufficienza, non siamo  riusciti a formulare tutte le nostre domande.
Tuttavia il campione, anche rispondendo ad altri, è riuscito a soddisfare molti dei nostri dubbi.
Durante l'incontro Calderoni ci ha mostrato anche alcuni video, uno dei quali ci ha molto colpito. In questo video d'animazione c'erano persone che commettevano atti vandalici, bevevano alcolici, imbrattavano i muri e andavano in moto a tutta velocità, ossia non rispettavano le regole della società oltrepassando la linea che divide l’essere positivi dall’essere negativi.
Gli interventi dell'ex capitano sono stati molto significativi e utili. Molti degli esempi e delle storie che ci ha raccontato ci sono rimasti impressi; non tanto quelli relativi al successo sportivo, quanto a quello umano: la campionessa che durante le qualificazioni per le olimpiadi, aiuta l'avversaria-amica ad arrivare prima al traguardo dopo un malore o l'atleta che potendo partecipare a gare importanti, rifiuta la proposta dell'allenatore di doparsi, rinunciando quindi alla importante prova.
Noi da questo incontro abbiamo compreso la differenza che passa tra vincere con lealtà e vincere barando, tra vivere correttamente e vivere fuori dalle regole. Come ha detto Alberto sta a noi scegliere e questo ci ha fatto riflettere parecchio.
Insomma l'entrata in vigore del cartellino verde, che segnerà una svolta negli stadi italiani, evidenziando i comportamenti adeguati e corretti, potrà contribuire a diffondere un messaggio di “fair play” nel calcio e nella vita.
1° C

Il Fair Play mi è servito per imparare come si sta insieme, come si fa ad evitare cose brutte sui siti web ed infine come ci si comporta nello sport: ci si aiuta, non si bara nel gioco, non ci si arrabbia con la squadra avversaria quando si perde, ecc…
Ho imparato che l’unione fa la forza, se tutti collaborano,  e che si fa quello che si può.  Questo progetto mi sembra anche molto giusto perché a questa età noi ragazzi diventiamo proprio noi stessi e cominciamo a diventare adulti,  disegniamo la nostra faccia nel mondo, ed è importante stare nella parte positiva delle cose,  cercando di non superare quella linea rossa immaginaria che distingue il limite. Noi siamo il futuro e se vogliamo avere un futuro migliore dobbiamo essere forti e cambiare dando una mano per essere brave persone. Sembra una perdita di tempo ma invece è un grande buon insegnamento a diventare responsabili delle nostre azioni.
Ecco, se riusciamo a fare questo siamo sulla strada giusta cioè vivremo con fair play e le persone ci stimeranno per ciò che di positivo riusciremo ad offrire.
Grazie a tutti
Nura Balestra  1° H

Nell’incontro con Alberto Calderoni ci ha colpito il fatto che lui abbia sempre rifiutato proposte da squadre importanti per rimanere a Forlì con la propria squadra, i suoi amici e la sua  famiglia. Inoltre, ha scelto di non doparsi e continuare a giocare con lealtà. Un’altra testimonianza molto efficace è stata quella di Giuliana Salce, ex sportiva che faceva gare di atletica leggera e che ora lavora a Roma come operatore ecologico. Abbiamo letto una sua lettera in cui lei racconta come, da atleta, abbia fatto uso di sostanze dopanti spinta dal suo allenatore. In seguito ella si è autodenunciata per questo fatto e anche il suo allenatore è stato arrestato. Oggi ha problemi di salute e svolge un lavoro faticosissimo e poco pagato, con il quale stenta a  mantenere se stessa e il proprio figlio.
Diversa la vicenda della sua amica Nicoletta Tozzi, anche lei campionessa di atletica, che invece di scegliere la via del doping per vincere, ha preso posizione contro di esso, non riuscendo però ad arrivare alle Olimpiadi.
Oggi le due ragazze sono ancora amiche e Nicoletta è una professionista del coaching.
L’ultima testimonianza che vogliamo ricordare è il video di una ragazza americana che durante una gara, mentre stava per giungere seconda il traguardo, si è fermata per soccorrere una sua amica che si trovava in prima posizione colpita da un malore, l’ha aiutata a rialzarsi e ad arrivare comunque prima al traguardo.
Questi esempi ci hanno fatto riflettere sul fatto che nello sport, come nella vita, è importante essere leali, coraggiosi e generosi verso gli altri. L’incontro ci ha insegnato che è meglio perdere con lealtà che vincere barando o truffando. Grazie al Forlì calcio anche se ciò che vediamo a proposito di questo sport è sempre un po’ diverso.
1° D

Questo progetto sul fair play mi è piaciuto molto perché è un argomento poco conosciuto ma che sta alla base dello sport, e gli autori l'hanno spiegato benissimo trasmettendoci questi importanti valori.                                                                  
Marco Z.
Alice e Chiara pensano che il momento più interessante e che le ha colpite di più sia stato leggere la lettera di Giuliana Salce e della sua lotta contro il doping.
Alice e Chiara
A me è piaciuto molto quando c'è stata la lettera di Giuliana Salce perché non è facile ammettere ciò è successo.                                                                      
Alexandru M.
La parte che mi è piaciuta di più e stato quando ci hanno fatto vedere il video di una atleta che era seconda . La prima era svenuta e la seconda ha scelto di aiutarla alzandola da terra , mettendola davanti a sè per farla vincere. Questo gesto mi ha fatto capire cosa vuol dire in effetti il rispetto dello spirito sportivo ed umano.
Filippo P.M.
Il progetto mi è piaciuto perche' era molto istruttivo ,cio' che mi ha colpito e' il video della corsa podistica dove si evidenzia la sportivita' delle atlete.                  
Filippo S.
L'argomento che mi ha colpito maggiormente è la storia di Giuliana Salce che parla di come il doping possa rovinare una carriera promettente.                                         
Ye Xin
Mi ha colpito la lettera di Giuliana Salci ,una ex atleta di atletica leggera,che si è autodenunciata per aver fatto uso di doping, perchè pur essendo stata una campionessa mondiale ha dimostrato di essere grata di avere un lavoro che non è il migliore che ci sia.       
Francesco C.
La cosa che mi ha colpito di più è stata la differenza fra "sport" e "spork" ovvero giocare lealmente e divertirsi (sport) oppure barare e giocare solo per vincere.                     
Edoardo B.
La cosa che mi ha colpito di più del Fair Play è stato il video trasmesso sullo SPORK e SPORT.    
Alessandro P.
Mi è piaciuto molto questo progetto perché ha fatto capire soprattutto che nello sport si vince con le proprie qualità e non barando.                                                      
Marco G.
Il momento che mi è piaciuto di più è stato quando abbiamo visto il filmato: "sport o spork".
Lorenzo C.
Se dovessi dire una frase per riassumere questo progetto direi “Guarda avanti e aiuta gli altri”
Viola G.
I ragazzi hanno mostrato grande interesse ed entusiasmo nei riguardi di questo incontro. Io non ero presente ma abbiamo parlato a lungo nei giorni successivi; ogni volta che entravo in classe mi chiedevano di poter raccontare ciò che avevano visto e ascoltato…se vorrete riproporre il progetto anche negli anni a venire, la scuola media Palmezzano aderirà sicuramente.
L’insegnante di lettere Classe 1° H (vice Preside) Prof.ssa Cinzia Ciani

Facendo domande ad Alberto Calderoni abbiamo capito che lui è sempre stato leale, non ha mai barato per vincere una partita e che la cosa più importante in tutta la sua esperienza calcistica è stato il buon rapporto con i compagni di squadra.
Ha cominciato a giocare a sei anni e all’inizio lo faceva solo per divertimento. Con il passare del tempo il calcio è diventato per lui una grandissima passione che è viva tuttora.
Per Alberto è stata una grandissima gioia quando, a diciannove anni, è entrato a far parte della squadra forlivese. A noi bambini ha ricordato molte volte che giocare con la maglia della propria città è una grande responsabilità che ti porta ad avere un maggiore impegno.
A Calderoni è occorso del tempo prima di ambientarsi nello stadio; all’inizio, quando dalle tribune il pubblico faceva tifo per lui, aveva paura di deluderlo; invece, successivamente, ha acquisito più sicurezza nelle sue capacità. Ha anche ricordato che lui non ha mai discusso, durante o finita la partita, con i tifosi anche se lo avevano scoraggiato.
L’incontro ci ha fatto capire quanto sia importante non ricorrere al doping perché da un lato permette di diventare apparentemente più forti, dall’altro danneggia la salute ed è un comportamento scorretto, sleale e quindi contrario ai principi di base di qualunque sport.
Nell’occasione è stata anche letta una testimonianza di Giuliana Salce, marciatrice che aveva ottenuto il record mondiale in maniera scorretta rispetto agli altri concorrenti perché, come da lei ammesso, aveva fatto ricorso al doping.
Finita così la sua carriera atletica, si ritrova oggi in grave difficoltà economica perché il lavoro da lei trovato viene mal retribuito e non la soddisfa neppure. Inoltre, il Prof.  Susanna, un docente della nostra scuola che ha organizzato questo progetto, ha proiettato un video breve, ma interessante sull’ amicizia nello sport che ci ha aiutato a capire che è molto importante aiutare le persone che si trovano in difficoltà in tutte le gare; infatti nel video c’erano due atlete che stavano correndo per classificarsi alle olimpiadi (solo la prima classificata poteva partecipare a questa gara), mancavano pochi metri per la vittoria quando la prima atleta si è sentita male ed è caduta a terra; la seconda, nettamente lontana dall’ altra, l’ha presa in braccio e l’ha portata al traguardo facendola vincere. Questa è stata una testimonianza significativa sull’ importanza della lealtà nello sport.
L’ incontro, ha permesso a noi ragazzi di capire che per praticare uno sport la cosa più importante non è essere campioni, ma riuscire a divertirsi e avere un buon rapporto con i compagni di squadra.
1° L