venerdì 22 novembre 2013
Il giocatore più forte del Forlì è in dubbio
Oggi Rob Rossi ha spiegato che i due attaccanti più in forma del Forlì, Docente e Tonelli, sono entrambi in dubbio, causa affaticamenti muscolari, per la gara contro il Bra che si giocherà domenica alle 14.30 a Cuneo. Rossi è convinto di poter recuperare Tonelli mentre nutre qualche dubbio in più sulla possibilità che Docente sia della partita. La decisione verrà presa solo domani mattina prima di partire: Rossi ha detto che nel caso in cui Docente salga sul pullman allora sarà pronto a scendere in campo, in caso contrario lo lascerà a casa a riposare. Pronto Nappello, invece Bernacci ha gamba e fiato per mezz'ora.
Approfitto dell'occasione per segnalare la 'straordinarietà' di Docente in questo Forlì e anche in questa categoria. Giocatore fatto e finito, combattente, generoso, utile in tutte le fasi di gioco, fortissimo fisicamente, instancabile, un esempio per i compagni anche perché, almeno così mi dicono, 'bravo ragazzo'. Nettamente il giocatore più forte di questa squadra. Nettamente. Chiaro che la sua assenza in casa del Bra sarebbe pesantissima.
giovedì 21 novembre 2013
Il Forlì spende: Barbagli!
Si allena già al Federale Mirko Barbagli, difensore mancino ex Alessandria classe 1982. Sarà lui il primo rinforzo alla rosa in mano a Roberto Rossi (mancano le visite mediche per la firma). Svincolato, Barbagli vanta 204 presenze tre i prof 63 delle quali in B con le maglie di Arezzo e Grosseto. Un pezzo grosso insomma.
Ma non è finita qui: incassata la prima tranche di contributi federali, la società di viale Roma ha messo nel mirino, per gennaio, un altro difensore e pure un centrocampista.
martedì 19 novembre 2013
C'è Kalle per te - Sulla tattica
O capitano mio capitano,
ciao intanto, come stai? Da un po' non ci si sente e mi preme come prima cosa congratularmi con te, in quanto rappresentante unico dell'interismo, per la venuta in Italia dell'indonesiano sorridente. Mi sembra una brava persona, in particolare trovo squisita la sua ammirazione per Ventola oltre naturalmente alle doti del figlio, che della famiglia Tohir mi sembra il più promettente.
Tornando a noi, sono a chiederti un resoconto degli ultimi 180 minuti biancorossi. Ammetto un pelo di smarrimento circa l'evoluzione tattica del Forlì nell'era Rossi. A Bellaria il tecnico cesenate è partito con quattro attaccanti dal primo minuto, beccando tre gol in un tempo. Sette giorni dopo in casa con la Spal ne ha messi solo due, Docente e Melandri, i quali però hanno avuto enormi spazi per sfruttare i lanci lunghi dei difensori, purtroppo gli uni e gli altri non sempre precisi. Qual è il disegno tattico? E ancora, è questa secondo te la strada per la salvezza, difesa e contropiede?
Illuminaci come la stella cometa, peraltro in avvicinamento.
Ciao a tutti,
Sono convinto che il Forlì visto contro la Spal si avvicini molto, tatticamente parlando, a quello che vedremo in futuro. La formazione scesa in campo a Bellaria, come ha avuto modo di dichiarare anche il mister, è stata figlia delle contingenze e, forse, considerando l'avversario che dovevamo incontrare, un rischio calcolato. Che non si è rivelato corretto.
Tuttavia contro i ferraresi la vera differenza è stato l'atteggiamento tattico in quanto rispetto al derby è stato tolto dalla formazione iniziale solamente uno degli uomini offensivi che hanno giocato a Bellaria.
Atteggiamento tattico favorito, e queste a mio parere sono le vere novità, dalle caratteristiche tecniche degli uomini chiamati a fare gli esterni e da Tonelli mezz'ala. Senese e Jidayi e poco dopo addirittura Senese e Gerolino con Jidayi spostato sulla linea dei difensori centrali hanno dato meno spinta ma più protezione, Tonelli centrocampista ha mostrato qualità, quantità ed imprevidibilità.
Qual'è il disegno tattico? Mah... credo semplicemente attraversare questo momento di difficoltà cercando di dare qualche sicurezza in più alla squadra ed al reparto difensivo, rischiare meno scoprendosi il giusto sapendo che davanti sei forte, molto forte, e quindi con molte probabilità il gol lo trovi tutte le domeniche.
In attesa di Bernacci.
Lui è l'uomo che consentirà all'allenatore possibilità tattiche differenti o, se si riterrà opportuno proseguire su questa linea, sarà un valore aggiunto importante per una squadra che nei momenti di difficoltà odierni sta sfiancando un grandissimo Docente (che giocatore!) ad un doppio lavoro.
Evangelisti e/o chi per lui.
Chi sa giocare a calcio non lo dimentica, e lui sa come si fa. D'altronde lo abbiamo pontificato per anni come centrocampista totale e non credo abbia disimparato. E' lampante che quest'anno la squadra ha perso fluidità di gioco, coraggio nel proporsi e, causa anche i risultati, ha perso anche quella personalità di gruppo che in questi anni aveva acquisito. Personalità di gruppo intesa come capacità di giocarsi sempre ed in ogni caso la partita aggrappandosi spesso ad un'identità tattica conosciuta a memoria.
Nella situazione attuale è normale che anche i singoli ne risentano, l'azione spesso e volentieri non parte più da dietro, c'è meno gioco palla a terra, ci sono meno automatismi, è scontato che un centrocampista faccia più fatica a cucire gioco. Forse le mie considerazioni verso i giocatori sono figlie del mio recente trascorso, non vorrei passare per colui che ad ogni costo difende i giocatori.
Non è cosi... al contrario fui molto chiaro nel mio secondo intervento dove in sintesi spiegavo che il Forlì è una società che garantisce quel minimo per il quale deve pretendere il massimo.
Però credo sia doveroso anche vedere le cose da un punto di vista razionale e non solo emozionale. Ogni anno il mondo del calcio ci regala dimostrazioni a piene mani di giocatori che sembra abbiano disimparato a fare il loro mestiere, o al contrario che rinascano, senza un'apparente motivo. La verità è che ogni stagione hanno delle giuste responsabilità da affrontare (verso società, tifosi, loro stessi...) ma non sempre le condizioni di partenza sono uguali. Se non lo sono, vanno trovate ma non sempre si è aiutati.
E questo vale anche per gli allenatori.
Questo credo sia un modo serio e sereno per valutare le cose al fine di saper individuare bene di chi sono poi le responsabilità.
Dai ragazzi!!
Kalle
Un giornalino che spacca
Ieri pomeriggio Pardo ha comunicato a Pedroni e Casadei che non sarà più lui a redigere bisettimanalmente il giornalino patinato che leggete la domenica allo stadio. Divergenze di vedute all'origine della rottura, che in questi giorni è costata anche qualche mal di stomaco. E' andata così: settimana scorsa Franco aveva inserito all'interno del giornalino - quello che avete avuto per le mani in Forlì-Spal - un articolo da lui vergato (poi uscito sulla Voce) dedicato ad Attilio Bardi. Questo.
Nella quasi secolare storia del Forlì tanti sono stati gli
allenatori che si sono succeduti sulla panchina. Nomi noti, come ad esempio, da
Michele Andreolo, Campione del Mondo con l’Italia nel ’38, che portò il Forlì
in C nella stagione 49/50, a Leo Zavatti (Seminatore d’Oro 60/61) sino a Libero
Zattoni, mister del “Grande Forlì” che, nella stagione 63/64 sfiorò la Serie B con la famosa
squadra di Zanetti e Magheri. Più tardi altri allenatori segnarono la storia
del Forlì con le loro imprese. L’amatissimo Attilio Santarelli vinse il
campionato di Serie D 67/68 per, poi, condurre i Galletti, nella stagione
77/78, nella prima C1 della storia dove Sidney Cunha Cinesinho sfiorò addirittura
la Serie B
nel 79/80: era l’epoca di “Vulcano” Bianchi. Dopo un grande personaggio come
Ivano Gavella, Franco Bonavita (95/96) salì agli onori della cronaca nazionale
portando il Forlì agli ottavi della Coppa Italia col Milan, dopo aver eliminato
Foggia (Serie B) e Piacenza (A) con un’impresa mai più riuscita nel calcio
italiano. Ma l’allenatore più vincente della storia del Forlì è stato Attilio
Bardi. Grazie a lui tre sono state le stagioni al termine delle quali il Forlì
è stato promosso. Nel campionato 01/02 i biancorossi salirono in C2 grazie al
secondo posto conquistato dietro al Fano, nella stagione senza stipendi, del presidente
Ravaioli. Poi le due strepitose vittorie in Eccellenza (09/10) e Serie D
(11/12) col trionfale ritorno nel calcio professionistico della rinata Società.
Bardi, stratega del gioco spumeggiante e aggressivo, è stato il mister più
amato sotto San Mercuriale: negli spogliatoio e dal pubblico di un Morgagni che
gli ha sempre dimostrato un affetto speciale. Per il suo carattere, la sua
umanità, la sincerità dei suoi sentimenti Forlì è stata e resta casa sua. Nella
storia del nostro calcio resteranno per sempre scolpite a caratteri d’oro le
imprese del mister più vincente della storia biancorossa.
GRAZIE ATTILIO!
Il Forlì ha tagliato pezzo e pagina senza comunicarlo al suo autore, che si è arrabbiato molto (più che altro per il trattamento) e sabato mattina non è andato alla Gegraf a ritirare i giornalini, creando qualche problema logistico. 'Voi non comunicate a me, io non comunico a voi' il ragionamento pardoliano.
Ognuno di noi ha la sua opinione in merito al contenuto dell'articolo (che, lo sottolineo per evitare fraintendimenti, non è stato l'origine dell'addio dovuto invece ai 'modi'). Io credo che qualunque società che abbia appena esonerato un allenatore difficilmente pubblica sul proprio giornalino un articolo nel quale lo si celebra quale uno dei migliori trainer della storia. E' la mia opinione. Franco, e non solo lui, è invece convinto che un gesto di 'stile' avrebbe fatto bene a tutti e non sarebbe costato niente. Non so, voi che dite?
Di sicuro l'incombenza del giornalino spetterà d'ora in avanti a qualcun altro dopo che per quasi vent'anni Pardo ne era stato, tra mille turbolenze, disguidi e infinite discussioni da bar, il padre-padrone. Con una sola parentesi di assenza: l'era Oliveti.
Il piano di Battaglia
Credo che per rinforzare subito la difesa il Forlì stia provando a portare in biancorosso Francesco Battaglia, difensore classe 1985 ex Venezia e amico di Fantini. Se a gennaio arrivasse anche Ingegneri dal Cesena, Rossi potrebbe schierare questa formazione (ma ci saranno altri movimenti e non è detto sia l'incastro anagrafico che hanno in mente).
Tonti
Battaglia Fantini Ingegneri
Bergamaschi
Senese Evangelisti Tonelli Boron
Docente Bernacci (Melandri)
L'età media fa 24,5 spaccata. Il rientro di Arrigoni sarebbe la ciliegina. Jidayi, Vesi e Gerolino alternative preziosissime dietro, Nappello, Sampa, Forte, Torelli e soprattutto Melandri, che fatica ad esplodere in Lega Pro ma resta uno che metterei sempre in campo, soluzioni più che di ripiego.
Vi piace?
lunedì 18 novembre 2013
21 centimetri
Mi sembra che il Micio, visto e rivisto e rivisto ancora il video dell'azione che ci ha tolto il meritato 3-2, fosse almeno 21 centimetri oltre l'ultimo difensore.
Cos'è la pressione
Tanto per capirci ed evitare di passare di là, ecco cos'ha detto a fine partita il presidente della Spal Mattioli:
sapete cosa vi dico? Che se io avessi avuto tre difensori così a disposizione, come quelli che hanno giocato oggi, non li presentavo neanche in Eccellenza. Sia chiaro, voglio molto bene a tutti loro. Lo sanno, mi sento un padre, non un Presidente. Per me loro sono dei figli acquisiti e come tali hanno il dovere di prendersi le loro responsabilità quando è ora. Un buon padre è questo, non certo chi si nasconde dietro alibi e scuse. Non ce ne sono. Non è mai venuto meno niente da parte nostra, da parte della Famiglia (i Colombarini) hanno tutto quello che è giusto abbiano, lavorano e sono pagati, puntualmente, ogni mese. Vivono in una città bellissima e tranquilla con un tifo splendido che ogni giocatore vorrebbe avere in queste categorie. Però è assolutamente necessario continuare a fare quella riflessione che abbiamo iniziato qualche settimana fa: sono giocatori adatti, questi, oggi, in questo preciso momento storico, alla Spal? Me lo chiedo.
E poi tante altre cose, sempre con questa delicatezza, che potete leggere sullo Spallino. E non è che la Spal abbia preso 50 gol in questo inizio di stagione. No, ne ha presi quattro in meno del Forlì.
sabato 16 novembre 2013
Punto vostro
Grazie Claudio e Toso, grazie Carlo, Massimo, grazie ai ragazzi della gradinata, ad Alex, a Max, a Fausto, a Massimo. Non da parte mia, ma della squadra che attraverso questo blog ci tiene a farvi sapere che ha sentito il vostro appoggio. Ed è servito. Perché il Forlì oggi avrebbe meritato di vincere (due traverse, un gol annullato dal guardalinee meno simpatico del campionato, due gol divorati dal Micio) ma almeno non ha perso. E' durissima ogni domenica di più ma la barca non è affondata. E adesso è davvero ora di raccogliere il grano: domenica col Bra, poi al Morgagni col Rimini.
Sei punti, punto. Oppure addio.
venerdì 15 novembre 2013
La storia siamo noi
Sedici giornalisti accreditati da Ferrara, un centinaio di tifosi, Gadda in panchina: sono convinti di poter sbancare il Morgagni. Nel mio piccolo raccolgo l'appello lanciato da Kalle qualche giorno fa e bissato oggi in conf stampa da Rossi. Vi riporto paro paro le sue parole:
"Spero che la gente ci dia una mano, in questo momento chi vuole bene al Forlì può capire che la situazione non è semplice. Se serve chiudere un occhio bisogna farlo. La squadra è giovane e quello che succede all'esterno ha un peso. E' il momento del sostegno, criticare acuisce le difficoltà. E' come darsi la zappa sui piedi, al di là delle motivazioni che possono essere valide".
Sono d'accordo con lui e chiedo ufficialmente (anche se non so a quale titolo) che domani il Morgagni sia una cosa sola con la squadra. Lo so che ognuno di noi ha molti motivi per fischiare, arrabbiarsi, criticare questo e pure quello, ricordare quando quel dirigente tifava contro il Forlì, rimpiangere Bardi. Lo so, capisco. Ci sarà tempo per farlo se le cose a fine campionato saranno andate male. Ma non è adesso, quel tempo. Non è oggi. Qui ragazzi c'è un'occasione che non tornerà più. Mai più: arrivare ottavi e andare in Prima Divisione. Giocare contro chi retrocede dalla B, contro giocatori veri, grandi giocatori, grande spettacolo, roba che abbiamo sognato tutti, molti di voi più di me, per decenni. E questo Forlì è maledettamente giovane. Sentirà subito, domani, se lo stadio gli è ostile o se invece ha deciso di chiudere un occhio e buttare avanti il cuore. I ragazzi lo capiranno subito e sentire il pubblico vicino li caricherebbe moltissimo. Lo so, li conosco. Sarebbe lo stesso se in campo andaste voi, pensateci un attimo. Immaginatevi di essere dentro una crisi così, entrare in campo e sentire applausi. Cori di incitamento. Calore. Che reazione avreste? Il triplo della forza, il quadruplo della voglia. E' così.
Mai come domani, mai ne sono convinto, dobbiamo tutti mettere il cuore davanti alla testa. Lo chiedo a Claudio e Toso, a Carlo, a Massimo, ai ragazzi della gradinata, ad Alex, a Max, a Fausto, a tutti quelli che avranno la tentazione di mandare a quel paese Senese al primo stop sbagliato o fischiare Bernacci quando comincerà a a scaldarsi. Non fatelo. Stiamo uniti. Stiamo uniti. Non ve lo chiederò più, promesso. Ma oggi sì. Fatemi venire i brividi domani, e spacchiamo la Spal tutti assieme.
giovedì 14 novembre 2013
"Ci sentivamo invincibili"
Ricevo da Attila una lettera vergata in corsivo elegante di risposta a quello che Marco Sozzi scrisse nei commenti del post Esonerato.
Ciao Marco,
anche se non amo molto scrivere, eccomi qua a rispondere
alla tua lettera e lo faccio alla mia maniera, con sincerità e rispetto, quello
che merita uno uomo prima che un calciatore, già perché per me prima che i
calciatori esistono gli uomini ed è da uomini che ho sempre instaurato i
rapporti all’interno di uno spogliatoio con tanti ragazzi con i quali ho avuto
la fortuna di rapportarmi e lavorare. E’ vero, quanto è vero, che il nostro
rapporto è sempre stato all’insegna della sincerità e del rispetto e, quando un
rapporto è così non è mai “troppo”, è sempre un di più, un accrescimento per
tutti.
Avevamo parlato alla fine dello scorso anno, lo ricordo
bene, ma come avrei potuto dire “basta” al Forlì, a questi colori, alla città,
ai suoi tifosi. Lo sai io non calcolo, mai, nelle cose che faccio ci metto
passione, il cuore, il sentimento e a volte proprio il sentimento offusca la
ragione. Io sono così e ne vado fiero e non ho rimpianti. Forlì è la mia
famiglia, ho rapporti stupendi con molte persone e per quanto mi riguarda
questi rimarranno, per sempre.
Sono anche per me giorni tristi, ma poi ripenso a tutto
quello che abbiamo fatto assieme e la tristezza di colpo svanisce lasciando il
passo ad una cavalcata straordinaria, che ha riportato il Forlì nelle categorie
che merita e questo nessuno lo potrà cancellare. Ed è stato un sogno che anche
tu hai coronato, quello di giocare nei professionisti con la maglia della tua
città, spero in questo di averti aiutato. Sei andato oltre i tuoi limiti mettendo
sempre il cuore oltre l’ostacolo, già il cuore, quello che tu hai messo
nell’instaurare rapporti con i tuoi compagni. Siamo stati, negli ultimi anni,
un gruppo straordinario, veramente, ci sentivamo invincibili ed è con questa
convinzione che abbiamo ottenuto risultati fantastici, con il cuore, quindi
come avrei potuto rinnegarlo al momento di scegliere se restare.
Ho avuto la fortuna di aver lavorato con ragazzi
straordinari, con Kalle, come tu menzioni, il primo anno quando fra mille
difficoltà riuscimmo a tenere il gruppo unito ottenendo quel secondo posto che
permise al Forlì di essere ripescato in C2, come dimenticare. Kalle è un
esempio per tutti noi, di passione, di sacrificio, di amore e dedizione a
questi colori, a questa città, a questa maglia.
Ora si ricomincia con lo stesso entusiasmo di sempre, “non
c’è notte tanto lunga che impedisca al sole di sorgere”. Ti auguro di ottenere
tutte le gioie, sia in campo professionale che nella vita, e le soddisfazioni
che meriti. Un abbraccio forte a te e alla tua splendida famiglia.
Con stima e affetto, Attilio.
Iscriviti a:
Post (Atom)